IL CASO

La mascotte fa causa alla Pescara calcio: cancelli sbarrati per il pupazzo

La società intanto avvia un concorso per la ricerca del sostituto

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La mascotte fa causa alla Pescara calcio: cancelli sbarrati per il pupazzo

Foto: Fabio Urbini

PESCARA. E’ stato messo alla porta, mezz’ora prima che iniziasse la partita Pescara-Reggina, senza una spiegazione.

La società calcistica Delfino Pescara ha deciso di interrompere così il rapporto di collaborazione con Rolando Borgia, mente e corpo dello storico delfino per 9 anni mascotte per le partite del Pescara. E lui ha dovuto dire “addio”alla sua squadra fuori dai cancelli dello stadio Adriatico in delirio. Una situazione che non ha gradito e lo ha colpito profondamente.
Ieri, mezz’ora prima dell’incontro, un dipendente della società calcistica, ha riferito Borgia a PrimaDaNoi.it, lo ha chiamato per conto dell’amministratore delegato comunicandogli che non avrebbe avuto accesso a bordo campo. L’uomo si è comunque presentato e gli steward all’ingresso dell’Adriatico gli hanno bloccato l’accesso. L'accordo tra Borgia e la società prevedeva un gettone simbolico di 50 € a partita. Somma alla quale l’uomo avrebbe rinunciato pur di continuare le sue esibizioni.

UN PEZZO DI CUORE
Il Pescara è un pezzo di Rolando Borgia o meglio il suo delfino è un pezzo del Pescara.
Nel 2003 l’ uomo ideò il delfino e cedette la sua idea alla società Pescara Calcio tramite una scrittura privata; in cambio avrebbe ricevuto un gettone di presenza per ogni partita disputata a bordo campo. Da quel giorno in poi la mascotte è diventata un punto di riferimento per i tifosi pescaresi ed è stata sempre presente per sostenerli, sia nei momenti favorevoli che in quelli brutti.
Il contratto risalirebbe al 21.09.06 con la Pescara Calcio spa e successivamente fu recepito e ratificato dalla Delfino Pescara 1936 srl all'atto del subentro.
«E’ un’ attività nata spontaneamente», ha raccontato Borgia, «dalla mia passione per la squadra e al cui progetto ho dedicato tanta devozione nel corso di tutti questi anni. Da 9 anni faccio questa cosa ho ceduto diritti, ho un contratto in essere ma soprattutto sull’immagine del delfino la società ha ricevuto finanziamenti dagli sponsor».
La frattura tra Borgia e la società è cominciata lo scorso dicembre quando la mascotte ha presentato i rimborsi che doveva ricevere per la stagione passata e quella corrente. A quel punto la società  Delfino dopo aver deciso di non voler riconoscere i gettoni di presenza maturati comunicava  all’uomo che a partire dal mese di gennaio 2012, avrebbe accettato la presenza della mascotte a bordo campo, durante le gare interne della squadra, unicamente a titolo gratuito.
Borgia dice di aver accettato soltanto per l'amore e l'attaccamento verso la squadra e la città tanto che avrebbe manifestato chiaramente  la sua disponibilità ad effettuare a partire dalla gara di ieri il servizio di mascotte a gratis.

ARIA DI NOVITA’?
Intanto sul sito della società calcistica si legge di un concorso per la scelta del nuovo nome della pupazzo ed un invito ai tifosi a partecipare.
«Ti senti di avere il Dolphin Factor?», si legge sul sito, «vuoi essere tu il Delfino per un giorno? Avrai l'opportunità di vestire i panni della mascotte e di vivere momenti indimenticabili a bordo campo con la tua squadra del cuore».
Poi, la società spiega come procedere: «realizza un video spiritoso (durata max 2 minuti) e caricalo sulla pagina ufficiale di Facebook e spiega il motivo per cui dovresti essere tu la mascotte per un giorno. Colleziona tanti "mi piace" e i voti si uniranno a quelli dei calciatori e dello staff».
C’è chi dice che la Delfino abbia in mente anche di cambiare persino l’inno della squadra. Voci, per ora, non confermate.

«NON E’ COLPA MIA»
Da lunedì Rolando Borgia adirà vie legali per difendersi da quanto accaduto ma oggi si rivolge ai tifosi pescaresi con il cuore in gola.
«I tifosi pensano che sia colpa mia invece non dipende da me», dice, «non sono io a non voler continuare. Da oggi la storica mascotte del Pescara non potrà essere più presente a bordo campo per incitare la squadra (come sempre è stato negli ultimi anni)».
L’ultima parola è quella di un uomo che si sente tradito dopo tanti anni passati sul campo di gioco dello stadio Adriatico a condividere gioie e dolori con i tifosi e la squadra.
Marirosa Barbieri