ABRUZZO

“Salvare i ciclisti”: appello dall’Inghilterra condiviso anche in Abruzzo

Nei giorni scorsi il quotidiano britannico ha lanciato un decalogo

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“Salvare i ciclisti”: appello dall’Inghilterra condiviso anche in Abruzzo
ABRUZZO. Nei giorni scorsi il Times di Londra ha lanciato la campagna “Salviamo i ciclisti” e l’appello subito dopo è stato ripreso dalla grande stampa italiana.

Il quotidiano ha pubblicato un manifesto da adottare per far fronte ai numerosi incidenti e decessi dei ciclisti sulle strade britanniche (più di 1.000 decessi in 10 anni). In Italia, nello stesso intervallo di tempo i ciclisti morti sono stati il doppio.
«Credo che anche in Abruzzo se ne dovrebbe parlare»: stavolta il colonnello Alberto Guidoni, vicecomandante della Regione Carabinieri, parla da appassionato ciclista, oltre che da esperto dei problemi della viabilità. «Le proposte inglesi sono molto importanti e possono essere la base di un intervento anche in Italia ed in Abruzzo, dove il fenomeno della bicicletta è molto diffuso. Si tratta di lavorare per l’incolumità dei
ciclisti per non trasformare in tragedia una sana attività sportiva e di tempo libero».
Secondo il colonnello Guidoni «occorre intanto sollecitare le amministrazioni locali a fare di più e meglio per la mobilità ciclistica, non escludendo la realizzazione piste di allenamento. A Chieti, ad esempio, il Comune potrebbe realizzarla nei pressi di Megalò, zona pianeggiante e molto centrale nella Val Pescara». In effetti, soprattutto nelle strade italiane che non sono quelle del Nord Europa, i pericoli per i ciclisti sono moltissimi e negli ultimi dieci anni si sono registrati oltre 2.500 morti. Di qui l’elenco dei provvedimenti che potrebbero essere adottati e che sono presenti in decine di blog sull’argomento: si va dall’obbligo di dotare Tir e autocarri in genere di specchietti supplementari, di sensori e di barre per evitare di travolgere i ciclisti, alla costruzione di nuove piste ciclabili, alla ulteriore limitazione della velocità nei tratti urbani per arrivare all’istituzione di una figura amministrativa specializzata nel settore. Un vero e proprio Commissario alla circolazione ciclistica, in grado di adottare gli interventi necessari ed adeguati al territorio per “salvare i ciclisti”.
«Non guasterebbe nemmeno una specifica opera di sensibilizzazione di chi va in bicicletta – conclude il colonnello Guidoni – insomma bisognerebbe adottare tutti gli accorgimenti possibili per ridurre il rischio di chi usa le due ruote per passione, per sport o per esigenze di mobilità».