DIRITTO D'AUTORE

Diritto d’autore e sorveglianza. UE: «no, a controlli serrati sui contenuti elettronici»

Sentenza europea sui diritti online

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Diritto d’autore e sorveglianza. UE: «no, a controlli serrati sui contenuti elettronici»
BRUXELLES. L’ equilibrio tra privacy, tutela dei diritti d’autore è appeso ad un filo.


Lo sa bene la Corte di Giustizia europea che si è pronunciata su una controversia tra un gestore di un social network ed una società sui diritti d’autore. Al centro della discordia, l’utilizzo “illegittimo” da parte del proprietario della piattaforma, di files e contenuti musicali protetti dai diritti d’autore.
Il giudice europeo ha deciso che il gestore di una rete sociale non può essere costretto a predisporre un sistema di filtraggio generale, riguardante tutti i suoi utenti, per prevenire l’utilizzo illecito di opere musicali e audiovisive.
Il filtraggio generalizzato non solo sarebbe costoso, permanente e a spese della società hosting ma implicherebbe anche una sorveglianza, nell’interesse dei titolari di diritti d’autore, sulla totalità o sulla maggior parte delle informazioni memorizzate sul social network (dati personali degli iscritti, interessi).
E’ come se da domani Mark Zuckerberg, tirato in causa da una società che difende i diritti d’autore, fosse costretto a monitorare ogni contenuto, passaggio, dato personale degli utenti iscritti su Facebook per prevenire un’eventuale condivisione di files protetti.
In questo caso al posto di Facebook c’è la Netlog NV (che gestisce una piattaforma di rete sociale sulla quale ogni utente iscritto riceve uno spazio personale), trascinata in causa dalla Sabam una società belga di gestione dei diritti degli autori, compositori ed editori di opere musicali. Quest’ultima chiede alla Netlog NVdi cessare immediatamente qualsiasi messa a disposizione illecita delle opere musicali ricorrendo ad un filtraggio, pena una sanzione pecuniaria di 1000 euro per ogni giorno di ritardo.
«Costringere il prestatore di servizi di hosting a predisporre un simile sistema di filtraggio», stabilisce il Tribunale europeo, «non rispetterebbe l’obbligo di garantire un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall’altro».
Il filtraggio lederebbe insomma i diritti fondamentali degli utenti: dalla tutela dei dati personali, alla libertà di ricevere informazioni o di comunicare.