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Decreto ‘svuota carceri’. Polizia Nuova: «una sconfitta per lo Stato»

«Pena non garantita, reinserimento difficile»

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Decreto ‘svuota carceri’. Polizia Nuova: «una sconfitta per lo Stato»
ROMA. La segreteria nazionale di Polizia Nuova va dritto al sodo.


Il decreto svuota carceri che ha avuto la fiducia della Camera, giorni fa, con 420 sì «è una sconfitta politica».
La norma che mira a risolvere il sovraffollamento delle carceri (limitando all’osso la detenzione in carcere) procurerebbe, secondo il sindacato, una serie di problemi: la reiterazione dei crimini , pericoli per la società, la mancanza di una giusta pena.
La difficoltà più grande più grande secondo Polizia Nuova, è il reinserimento del detenuto in società. «Se un detenuto non viene aiutato in questa fase delicata», dice il segretario Pasquale Di Maria, «cosa andranno a fare i delinquenti se non ad arrecare danni? Sono 25 anni che vediamo sempre e solo gli stessi criminali che delinquono in maniera sempre più forte, ed efferata».
Poi, le norme in questione potrebbero non garantire che chi commette un omicidio abbia una giusta condanna. «Basta guardare le percentuali», dice Di Maria, « nessun politico è in grado di eliminare la conflittualità esistente tra il codice penale, altamente punitivo, e il codice di procedura penale, altamente garantista».
Altro punto debole del decreto, secondo Polizia Nuova, «la mancanza di accordi tra il nostro Paese e quelli dei detenuti stranieri. Nessuno, neppure il decreto è stato in grado di permettere ai delinquenti di scontare la pena nel proprio paese di origine, cosa che diventerebbe un mezzo per “impedire” che questi torni e ritorni a delinquere e consentirebbe un risparmio milionario per le casse dello stato (un semplice detenuto costa alla collettività oltre cinquecento euro al giorno)».
Il decreto legge, già approvato dal Senato, introduce alcune misure per ridurre il numero dei detenuti nelle sovraffollate carceri italiane. Il 9 febbraio la Camera ha votato alla fiducia sul testo con 420 sì.
Tra le misure previste dal decreto: la possibilità per il detenuto di scontare ai domiciliari gli ultimi 18 mesi di pena (il limite precedente era di 12 mesi, ad esclusione dei delitti gravi come la mafia gli stupri di gruppo). Nei casi di arresto in flagranza per reati minori di competenza del giudice monocratico, il decreto prevede i domiciliari, in prima istanza, in attesa dell’udienza di convalida, e la custodia nelle celle di sicurezza dei commissariati e delle stazioni dei carabinieri, in seconda istanza (il carcere è l’ultima opzione) e la sanzione non potrà comunque superare le 48 ore (erano 96), sono esclusi, tra gli altri, i reati di scippo, furto in casa, rapina ed estorsione. È disposta la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2013.
C’è anche una norma tra le più contestate del decreto retrodata al primo luglio 1988 che prevede la possibilità di chiedere risarcimento per ingiusta detenzione.
«Questo decreto porta una confusione totale dove chi ne paga le pene è sempre e solo il cittadino», conclude Di Maria, « che rispetta tutte le regole e paga sempre e comunque vedendo le sue libertà sempre più compresse. Basta far pagare i fallimenti politici sulla sicurezza ai cittadini, basta all’approssimazione politica e basta all’annullamento dell’opera delle Forze di Polizia che rischiano la vita in ogni momento».