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Costa Concordia, il naufragio in diretta dalla plancia di comando

Panico contenuto, mancanza di coordinamento. «Emergenza? Aspettiamo»

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Costa Concordia, il naufragio in diretta dalla plancia di comando
ISOLA DEL GIGLIO. Un ufficiale attraversa la plancia, un altro chiede istruzioni, il comandante Francesco Schettino è al telefono, la Costa Concordia è già inclinata di 12 gradi.

Sono le immagini di quanto accade sul ponte di comando della Costa concordia venerdi 13 gennaio alle ore 22.12, mezz’ora dopo che la Concordia prendesse in pieno uno scoglio vicino l’isola del Giglio procurando uno squarcio di 40 metri. Il documento presentato in esclusiva dal Tg5 e da Quarto Grado  mostra una situazione in plancia apparentemente sotto controllo.
La nave ha già virato e la prua è in direzione del porto. 5 comparti sono già allagati e la nave è fuori controllo. In sottofondo si sentono dei bip segno probabilmente che la strumentazione è in avaria. Il comandante Schettino non è al centro della scena a coordinare le operazioni ma confinato in un angolo, al telefono.
In plancia sono presenti il comandante in seconda Ciro Ambrosio, il primo ufficiale Alessandro Di Lena, il secondo ufficiale Salvatore Ursino, il terzo ufficiale Silvia Coronica, il maitre Antonello Tievoli (che avrebbe sollecitato Schettino ad avvicinarsi alla costa per il saluto di rito), Ciro Onorato restaurant manager, l’hotel director Manrico Giampedroni , l’allievo di coperta Stefano Iannello, il cartografo Simone Canessa, Dominica Cemortan, l’amica del comandante con altre persone nella saletta accanto alla plancia.
Dopo l’impatto sarebbero arrivati altri due ufficiali, Martino Pellegrini e Andrea Bongiovanni. Alle 22.25, poi anche Roberto Bosio comandante in seconda e a bordo come passeggero avrebbe raggiunto la postazione di comando prendendo, secondo descrizioni ufficiali, la situazione in mano.

«I MOTORI STANNO ANDANDO AL DIAVOLO»
Alle 21.57 e 22.06 il comandante Francesco Schettino aveva già parlato con il responsabile dell’unità crisi Costa Crociera Roberto Ferrarini e alle 22.25 il comandante è ancora al telefono. Qualcuno gli fa il punto della situazione: «le porte stagne tutte chiuse», dice una voce indistinta, «al momento sembra in panne il motore principale di poppa ed i generatori 1-2-3»
«E il 4-5 e 6 ci stanno? », chiede una voce, probabilmente del comandante, «guarda un po’ se riesci a trovare il direttore per il 4-5-6. I motori mi stanno andando al diavolo».
Nella plancia di comando si inseguono le voci: si comunica con un linguaggio tecnico « si parla di Tango India, life board, pompe di sentina», c’è preoccupazione, non agitazione. L’isola è vicina e questo probabilmente dà una certa tranquillità.
Le comunicazioni non filano lisce tra comandante ed equipaggio. «Il direttore non mi capisce», dice un ufficiale tentando di mettersi in contatto con il responsabile dei generatori 4-5-6.
Poi, finalmente il quadro si fa più chiaro e si studia qualche strategia. Ancora nessun riferimento al salvataggio di 4000 passeggeri. «Il direttore mi chiede se abbiamo due compartimenti », dice qualcuno, «anche perché con due compartimenti noi sopravviviamo perché la perdita si è fermata Noi stiamo scarrocciando a terra, a che fondale stiamo qua?» Un’altra voce, in lontananza risponde, «oltre i cento metri. Aspettiamo che scarrocciamo un altro poco in acque più basse e diamo fondo all’ancora e al limite ci sediamo sul fondo..mo vediamo ».
E’proprio l’incertezza la protagonista della scena. Si seguono un «mò vediamo» dopo l’altro, «che facciamo?Dobbiamo vedere, vediamo se ce la facciamo».

«CHE FACCIAMO?»
Alle 22.29 sulla plancia ci si interroga ancora sul da farsi mentre la nave si inclina ancora di 20 gradi. L’agitazione comincia a salire ma tutto sembra stranamente contenuto.
In sottofondo si sente voce dalla Capitaneria di Livorno che chiede «un aggiornamento della situazione». Schettino risponde «che si sta pensando di dare l’emergenza generale e poi si vedrà».
A questo punto comincia a farsi strada l’idea di evacuare la nave. Dopo l’ennesimo «Che facciamo? Che facciamo?», una voce finalmente dice: «devo dare..l’emergenza generale».
La nave è fuori controllo ma non vien ancora dato ordine di abbandono.
Solo alle 22.32 la decisione di «abbandonare la nave perché l’ emergenza è grave» ma l’annuncio dagli altoparlanti ritarda ancora, passano 10 lunghi minuti. Alle 22.42 si decide di allertare i passeggeri. Sembrano esserci difficoltà anche nel coordinare l’evacuazione. «Parlate con le hostess», dice qualcuno.
Prima però le raccomandazioni del comandante: «dite alla gente che andiamo sotto l’isola, che siamo vicini e ci sono cibo e provviste». Infine l’annuncio e l’invito a mantenere la calma, indossare giubotti di salvataggio e a recarsi alla master station. Alle 22.56 vengono calate le prime scialuppe.
Mentre la plancia di comando si svuota pian piano, un ufficiale invita il comandante a seguirlo. «Comandante venga».
«Aspetta, sto svitando sta cosa, fammi svitare sta cosa?»
Che cosa?
Marirosa Barbieri