Indagine Istat-Cnel: il benessere in 12 dimensioni

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Il benessere di un Paese non si misura più solo in termini di Pil.

 

E’ questa la realtà che salta fuori dalle indagini sul benessere e la qualità della vita della società condotte da Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Irlanda, Messico, Svizzera, Olanda e cui si è aggiunta, di recente, anche l’Italia.

E infatti il presidente del Cnel (consiglio nazionale economia e lavoro), Antonio Marzano, ed il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, hanno deciso di presentare “ le 12 dimensioni del benessere”,  12 parametri non economici (ambiente salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni) in base ai quali è possibile misurare lo stato della società.

I cittadini saranno chiamati ad esprimersi,attraverso una consultazione pubblica, sui parametri in questione, e saranno loro a scegliere, attraverso un questionario ed un blog presenti sul sito www.misuredelbenessere.it, quelli che meglio rappresenteranno la realtà italiana.

Solo al termine di questa indagine/consultazione sarà possibile fare, a metà del 2012,  la scelta definitiva dei parametri del “benessere equo e sostenibile”.

 Intanto, ieri, sono stati presentati i risultati di una prima indagine realizzata dall’Istat nella prima metà del 2011, in cui si chiede ad un campione di 45 mila persone residenti in Italia di fornire un punteggio da 0 a 10 ad una lista di 15 condizioni che corrispondono ad altrettante dimensioni del benessere.

Dai dati raccolti è già possibile farsi un’idea su quali sono gli aspetti socio economici che più contano per gli italiani.

E infatti per la popolazione vale molto di più essere in buona salute (ben il 79,9% delle persone di 14 anni e più dà a questa dimensione punteggio 10), avere buone relazioni con parenti e amici (9,1) essere felici in amore (9,0) ed assicurare un futuro ai figli (voto medio: 9,3).

Ai gradini più bassi delle priorità si collocano il desiderio di avere un lavoro dignitoso (9,2) e di un reddito adeguato (9,1).

L’ultimo dei pensieri per gli italiani è,infine, la partecipazione politica e sociale (con punteggi medi inferiori a 8).

Il primo a pensare che  il benessere di un Paese non dipendesse solo da variabili economiche è stato nel 2004 proprio Giovannini (all'epoca Chief Statistician dell'Ocse), che, con il primo Forum Mondiale su “Statistica, Conoscenza e Politica”, ha alimentato un dibattito globale su come andare “oltre il Pil”.

Poi, con la “Dichiarazione di Istanbul” del 2007 ed il lancio del “Progetto Globale sulla misura del progresso delle società” dell’Ocse, sempre più paesi hanno cominciato a guardare a questo tema con attenzione finchè nel gennaio del 2008, il presidente francese Nicholas Sarkozy ha istituito la Commissione sulla misura della performance economica e del progresso sociale, alla quale il lavoro Cnel-Istat si ispira in particolar modo.

m.b.  07/11/2011 10.02