Governo Usa a Google: «vogliamo l’indirizzo internet di un membro Wikileaks»

Alessandro Biancardi

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INTERNET. Il governo americano ha “chiesto” a Google e Sonic.net gli account di posta elettronica e l’indirizzo Ip di Jacob Appelbaum, hacker e attivista statunitense ritenuto vicino al gruppo fondato da Assange.

La richiesta sarebbe avvenuta senza un mandato di perquisizione che comprovasse la necessità di acquisire dati personali e senza chiedere prima l’assenso del diretto interessato. La notizia arriva dal Wall Street Journal e subito impazza sui media e sul web dove si scatenano le reazioni più svariate. C’è chi grida all’abuso di potere dell’amministrazione Usa, chi parla di «spudorata violazione della privacy» e chi si attesta su posizioni più caute definendo la mossa americana come «un mezzo di controllo anti-terrorismo». Non sarebbe la prima volta che il dipartimento di giustizia Usa avanza una richiesta del genere. Mesi fa ci aveva provato con Twitter ma il social network più popolare al mondo si rifiutò di accontentarlo.

 I FATTI 

Nel mirino degli Usa, da tempo, c’è JacobJacob Appelbaum, un volontario Wikileaks la cui firma compare in calce a numerose pubblicazioni sulla libertà di informazione e della trasparenza. Ideatore di “Tor” il software gratuito e libero, Appelbaum collabora da tempo per la creatura di Assange.

E’ proprio a causa delle sue idee che gli Usa avevano cercato di avere il suo Ip (indirizzo internet che permette di localizzare un computer, accedervi, frugare, alterarne i contenuti, o sottrarli) e gli indirizzi mail usati negli ultimi due anni, invocando una legge del 1986 “Electronic Communications Privacy Act” che permette al governo di esigere informazioni senza un mandato e senza informare l'utente. Twitter diceva no. Il primo tentativo del dipartimento di giustizia americano era stato un buco nell’acqua. Il 14 dicembre scorso, infatti, il governo chiedeva a Twitter di fornirgli gli indirizzi di Appelbaum e di altri sostenitori Wikileaks, Birgitta Jonsdottir e Rop Gonggrijp, un programmatore di computer. Twitter notificò agli interessati la richiesta ed il 26 gennaio i legali di Appelbaum, Gonggrijp e Jonsdottir ricorsero in giudizio contro il governo. L’11 marzo il giudice Theresa Carroll Buchanan respinse il ricorso degli interessati che decisero di fare appello.

Nonostante la pronuncia della Corte, Twitter ha detto no agli Usa. Poco tempo dopo il caso si ripete. Stavolta però sono Google e Sonic.net ad essere interpellati dal dipartimento di giustizia. La richiesta è sempre la stessa: ottenere gli accounts gmail.com e gli indirizzi Ip di Appelbaum risalenti al 1 novembre 2009. Secondo quanto dicono i due colossi informatici che offrono connettività al sospettato, essi avrebbero opposto resistenza alle richieste del dipartimento di giustizia americano.

«Pur sapendo che sarebbe stata una dura battaglia», dice Dan Jasper amministratore delegato della Sonic, «abbiamo sfidato le disposizioni del governo perché era la cosa giusta da fare e abbiamo richiesto che l’interessato ne fosse a conoscenza». Implicazioni legali. Anche se c’è ancora un cono d’ombra sulla vicenda(non si sa se e come abbiano realmente reagito Google e Sonic), per i sostenitori della privacy e delle libertà civili le implicazioni sarebbero preoccupanti.

«Se il Dipartimento di Giustizia americano», si chiedono i supporters, «è libero di chiedere a Google, Twitter o Facebook i dati privati senza il consenso degli utenti, chi può dire che non possano accedere ad informazioni private su persone che hanno semplicemente espresso simpatia per l'organizzazione?» All’indomani delle prime pubblicazioni-scandalo di Wikileaks l’avvocato Eric Holder dichiarava che il governo Usa stesse pianificando una attività investigativa su Wikileaks.

A destare preoccupazioni, inoltre, è proprio la legge 1986, “the Electronic Communications Privacy Act” messa in discussione per il suo contenuto datato e non al passo con l’era internet( l’atto risale al 1986, il World Wide Web si affermò nel 1989). E’per questo che secondo alcuni legali e lobbies il suo contenuto andrebbe rinnovato e modernizzato. Secondo la relazione di trasparenza Google, l’azienda avrebbe ricevuto 4.601 richieste di dati da parte del governo degli Stati Uniti nella seconda metà del 2010. Di tali richieste alcune sarebbero senza mandato, altre con mandato.

Intanto il web continua ad infiammarsi. Le pagine pullulano di messaggi a favore del governo,come: «Wikileaks helps terrorists, period. Do you like to be murdered by some suicide idiot? (Wikileaks aiuta i terroristi. Vi piacerebbe essere uccisi da un idiota suicida?). E c’è chi, invece, fa riferimento al Canada dove il governo starebbe tentando di legalizzare queste richieste senza mandati. «Just because the government asks for something, it doesn't make it their right to get it (solo perchè il governo chiede qualcosa non ha il diritto di pretenderla)», dice un altro internauta.

Marirosa Barbieri 12/10/2011 11.28