Decreto intercettazioni, Reporters sans frontères contro governo Berlusconi

Alessandro Biancardi

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GIORNALISMO. Reporters sans frontères condanna con forza la ripresa in esame del disegno di legge del governo Berlusconi sulle intercettazioni.

Il testo, approvato dal Senato nel giugno 2010, fu sepolto dopo la protesta della società civile. Ma in un momento di grande attualità per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, la sua adozione è stata posta all’ordine del giorno della Camera dei Deputati. Inizia ora l’iter in seduta plenaria per un voto previsto la prossima settimana.

«Le ultime modifiche non cambiano il nocciolo della questione»: ha dichiarato Reporters sans frontières. «Limitare la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche a mezzo stampa è un grave ostacolo al giornalismo investigativo, un modo rozzo e disonesto di imbavagliare la stampa. Il governo sta cercando di far passare sotto silenzio gli scandali sessuali che coinvolgono il presidente del Consiglio, spesso rivelati proprio dalla pubblicazione di intercettazioni telefoniche. Inoltre, se i blogger sembrano risparmiati nell’ultima versione del testo, i giornalisti online dovranno probabilmente censurare se stessi o pubblicare ogni richiesta di modifica, piuttosto che rischiare di essere condannati a multe di 12.000  La mancata presa in considerazione del diritto all’informazione, il carattere automatico e senza contraddittorio delle condanne, sono completamente contrari con i principi internazionali e della giurisprudenza europea».

«MISURE LIBERTICIDE»

Secondo gli emendamenti approvati in commissione, nulla potrà essere pubblicato prima che i giudici e gli avvocati concordino su quali intercettazioni siano “essenziali per dimostrare la colpevolezza o l’innocenza”. I giornalisti che pubblichino intercettazioni “irrilevanti” saranno punibili con il carcere da 6 mesi a 3 anni, e senza alcuna considerazione se le informazioni siano o no d’interesse pubblico. «Queste misure volte a regolare l’indagine giudiziaria danneggeranno le inchieste sulla corruzione e sulla criminalità organizzata, spesso basate sulla base di intercettazioni telefoniche», continua Reporters sans frontières che chiede al Governo italiano di fare un passo indietro e non stabilire «una giustizia a due velocità».

LA ''RETTIFICA''

D’altra parte, secondo il disegno di legge, chiunque può richiedere a sua discrezione e con una semplice richiesta (anche via e-mail e non più via raccomandata), la pubblicazione di una “dichiarazione o di una correzione per smentire un’informazione on line ritenuta calunniosa. Questa disposizione rivolta inizialmente a tutti gli autori di contenuti Internet tra cui i blogger, ha sollevato un tale clamore che è stata poi ristretta ai soli siti “professionisti”. «Ma la vaghezza di questo articolo», continua l'associzione dei giornalisti, che prevede una multa di 12.000 euro se la modifica non viene pubblicata entro 48 ore, è estremamente preoccupante. Inoltre la misura è automatica, in nessun posto è prevista l’apertura di un contraddittorio o criteri quali la veridicità dei fatti contestati o la buona fede dell’autore».

ITALIA FUORI DELLE NORME EUROPEE?

Reporters sans frontières ricorda che, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), «la automaticità sulla base della presunta pericolosità di un reato» non può prevalere quando si tratta di un argomento di interesse pubblico. Allo stesso modo, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che il diritto d’informazione deve prevalere nel monitoraggio dei casi giudiziari e nella pubblicazione delle intercettazioni. Deve essere l’autorità giudiziaria a giudicare la proporzionalità tra la pubblicazione della sede e la violazione della privacy.

Le autorità italiane sanno anche che il principio della libertà d’espressione vale per Internet: se ne sono recentemente ricordate nella ultima versione del regolamento di tutela della proprietà intellettuale sviluppato dall’Autorità nazionale di comunicazione.

07/10/2011 10.54