Terremoto L’Aquila, la stampa internazionale accende i riflettori sull’Abruzzo

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Terremoto L’Aquila, la stampa internazionale accende i riflettori sull’Abruzzo

L’AQUILA. «La stampa internazionale e' l'unica che da tutto il mondo è venuta a chiedere a noi perche' abbiamo fatto l'esposto».

Sono le parole a caldo di  Vincenzo Vittorini del Comitato cittadino "309 Vittime", che a seguito del sisma del 6 aprile del 2009 ha perso moglie e figlia nel crollo del proprio edificio, all’indomani della prima udienza dibattimentale a L’Aquila  che vede  sul banco degli imputati  sette membri della Commissione Grandi Rischi, accusati di  aver lanciato, cinque giorni prima del terremoto, messaggi rassicuranti che hanno indotto le persone a non prendere le dovute precauzioni.  Vittorini ora punta il dito contro la stampa italiana «foriera di interessi di parte» ed esalta i media stranieri che avrebbero mostrato maggiore interesse e attenzione alla tragedia de L’Aquila.

« Trovo assurdo», dice, « che in America di sappia tutto mentre a Milano, a Torino no. I giornalisti stranieri si sono mossi per far sentire la nostra voce che in Italia e' censurata e vorrei capire tanto perché. Eppure nei mesi scorsi il caso ha attirato l'attenzione della comunità scientifica. Più di 5.000 scienziati hanno firmato una lettera aperta al presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano a sostegno degli imputati, mentre l'associazione 309 Martiri dell’Aquila si è scagliata più volte chiedendone le dimissioni, mai arrivate. Noi chiediamo giustizia e verita'. Penso che in Italia per la prima volta, in considerazione di un evento tragico, si possa arrivare alla verita' di come e' stato o non e' stato gestito bene un lungo periodo che poi ha portato alla tragedia di quella notte».

Ma in che modo la stampa estera  ha commentato  la prima udienza dibattimentale che si è svolta a L’Aquila?

L’americano International Business Times esce con un titolo amletico: «il terremoto in Italia: gli scienziati (della Commissione) sono realmente responsabili delle morti?». Dopo aver introdotto il punto cruciale e cioè l’accusa alla Commissione rea di «aver dato una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace», il giornale seguita :«con alcuni precisi avvertimenti 308 persone potrebbero essere ancora in vita.  Le famiglie dei 55 studenti che hanno perso la vita nel crollo della casa dello studente,  hanno animato pesanti proteste, anche a Roma, davanti al Parlamento».

Poi, i toni si riscaldano e viene posto l’accento sull’impegno politico dimostrato. L’Internetional Business Times bacchetta Berlusconi perché aveva promesso di intervenire subito per la città in sei mesi ma dopo due anni era ancora tutto al punto di partenza.  «Il governo ha costruito una serie di case rapidamente ma poi tutto si è rallentato segno che il primo ministro era più interessato all’attenzione mediatica che alla ricostruzione. Nessuno poi ha dato ascolto alle previsioni di Giampaolo Giuliani che aveva annunciato in base ad alcuni campanelli d’allarme  che ci sarebbe stato un grande terremoto al centro Italia. Il governo disse che il test di Giuliani non era affidabile e mancava di preziose informazioni. In risposta a Giuliani inoltre la Commissione Grandi Rischi formulò una dichiarazione rassicurante: un terremoto è improbabile».

E l’International  Business Times conclude con una frase: «non dimentichiamo che questo processo sta succedendo a L’Aquila dove la popolazione è stata personalmente colpita e aspetta una sentenza che non dovrebbe esserci ma potrebbe esserci».

Anche se dai toni più contenuti e meno provocatori, anche il quotidiano francese  Le Monde non si lascia scappare la notizia e se ne esce col titolo «Séisme de L'Aquila : des scientifiques sur le banc des accusés» (terremoto a L’Aquila: scienziati sul banco degli imputati).

«La giustizia li accusa», si legge, «di aver dato informazioni troppo rassicuranti alla popolazione (trop rassurantes à la population) che altrimenti avrebbe potuto prendere misure per proteggersi se correttamente informata, (qui aurait pu prendre des mesures pour se protéger si elle avait été correctement informée)».

Senza mezzi termini è invece la BBC News che, oltre ad  analizzare per filo e per segno la tragedia de L’Aquila, fa un vero e proprio reportage nella terra del disastro. E infatti la sua inviata Susan Watts, il 16 settembre scorso, intervista  Giustino Parisse, aquilano i cui figlio, figlia e padre persero la vita quella notte.

Ed è proprio lui a parlare alle telecamere della BBC  delle rassicurazioni che la Commissione rivolse alla popolazione pochi giorni prima della catastrofe. La BBC  parla delle vittime aquilane dicendo che «sono state uccise dentro casa (Killed in homes), che Boschi e Barberi, della Commissione, avevano detto che non c’era nulla da temere e che piccole scosse non significavano nulla».

E riporta le dichiarazioni dell’ispettore Lorenzo Cavallo che  aveva detto:  «la commissione tranquillizzò la popolazione locale. Dopo il terremoto abbiamo ascoltato i racconti della gente e ci ha detto di essersi tranquillizzata dopo le rassicurazioni ricevute».

 


 L’emittente inglese conclude: «le persone de L’Aquila hanno  diritto di sapere che cosa è successo. Loro non vogliono mettere la scienza sotto processo ma sapere se è stato davvero fatto di tutto per limitare  la portata di una catastrofe simile. Molti sperano che il processo restituisca un po’ di pace (many hope the trial will bring some peace of mind)».

Anche  il NewYork Times accende i riflettori sul processo:«Sette gli imputati per la tragedia de L’Aquila, ora sul banco degli imputati» e gli fa l’eco il Daily Talegraph  che sottolinea come le persone de L’Aquila che chiedono giustizia nel processo dicono che «gli esperti non avrebbero dovuto dire l’ora esatta ed il momento preciso in cui potesse manifestarsi il terremoto ma almeno mettere in guardia la gente sulla precarietà dei vecchi edifici del centro storico della città (the experts should have at the very least warned L'Aquila's population of the fragility of many of the city's centuries-old buildings), e ricordare loro le misure di emergenza per affrontare un’ eventuale scossa».

Per il The Guardian «gli scienziati italiani della Commissione Grandi Rischi sono sotto accusa per aver fallito nel loro impegno di predire il terremoto ( for failing to predict earthquake)».

Anche la Cnn commenta il processo ricordando oltre agli antefatti,  la frase di De Bernardinis durante un’intervista.

«Lui disse», recita la Cnn, « che la comunità scientifica non solo lo aveva rassicurato sullo sciame sismico che si stava verificando ma gli aveva anche detto che era una cosa positive visto che si trattava di scosse che rilasciavano energia sismica. Ed  Eugenio Carlomagno, uno dei cittadini aquilani disse che nessuno li aveva allertati e che non c’era alcun piano di evacuazione in caso di emergenza».

Non meno attenta alla questione è la Germania. Uno dei suoi principali quotidiani Die Zeit, solleva un pesante interrogativo:

«All’indomani del processo c’è chi si chiede: “il costo per un'evacuazione era forse troppo alto per le autorità?” (Waren den Behörden die Kosten für eine Evakuierung zu hoch)».
La testate tedesca continua: «sette membri della Commissione Grandi Rischi sono sotto accusa per  omicidio plurimo colposo, dato che hanno fornito ai cittadini informazioni superficiali e fuorvianti circa il pericolo imminente. Così avevano e quindi ostacolato l'assunzione di precauzioni e comportamenti appropriati. E Bernardo De Bernardinis, un membro della protezione civile avrebbe invitato la gente a calmarsi bevendo un buon bicchiere di Montepulciano. Il problema è un altro», conclude Die Zeit, «l'Italia forse non poteva permettersi economicamente di evacuare un’ intera città. Forse è per questo che si è preferito rassicurare i cittadini».

Der Spiegel invece  ricorda che le famiglie delle vittime del terremoto chiedono un risarcimento di 50.000.000. di euro e che «sebbene non si possa prevedere con certezza un sisma, esistono tuttavia della mappe di rischio che evidenziano le regioni fortemente vulnerabili e l’Abruzzo è segnalato proprio come area rossa. Perciò lo sciame sismico precedente la tragedia e l’alta pericolosità della zona avrebbero dovuto generare più attenzione da parte delle  autorità».

Marirosa Barbieri  21/09/2011 10.56