Diffamazione, associazione internazionale contro legge italiana. Stop ai «casi Abruzzo»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. «La legge sulla diffamazione che in Italia prevede la reclusione deve essere abrogata perché contraria alla democrazia ed alla libertà di espressione».

A dirlo, senza mezzi termini, è Articolo 19 l’ associazione che dal 1987 si batte contro la censura e che il 7 settembre scorso ha inviato una richiesta al Parlamento italiano perchè modifichi l’attuale articolo 595 del codice penale sul reato di diffamazione.

La richiesta prende le mosse dalla sentenza del tribunale di Chieti che ha condannato ad un anno di carcere senza condizionale, per diffamazione a mezzo stampa, due giornalisti, Walter Nerone e il collaboratore Claudio Lattanzio, e a otto mesi l’ex direttore del giornale "Il Centro", Luigi Vicinanza.

La loro colpa? Aver pubblicato la notizia di un accertamento patrimoniale a carico dell’ex sindaco di Sulmona La Civita, accertamento ordinato dalla procura in seguito a polemiche locali. 

LA LEGGE CONTESTATA

Articolo 19 punta il dito contro la norma 595 del codice penale che prevede per la diffamazione a mezzo stampa da 6 mesi a 3 anni di detenzione o una multa non inferiore a 516 euro. Se la diffamazione si rivolge a politici, uomini di giustizia la pena può essere peggiore.

I numeri in Italia parlano chiaro: nel 2010, sono stati registrati 850 casi presentati alla Corte di Cassazione. Un fenomeno destinato a crescere, secondo l’associazione, se non si corre ai ripari.

Ma quello che preoccupa maggiormente sono le conseguenze che questo sistema può comportare. «La presenza di una legge così severa in Italia sul reato per diffamazione», afferma l’associazione internazionale, «è incompatibile con i principi democratici e con la libertà di espressione che è un diritto sancito dalla Costituzione italiana. Inoltre inibisce l’attività dei media con il rischio che i giornalisti per evitare di spingersi oltre il selciato del “sicuro” e trovarsi davanti ad una pesante querela, si autocensurino». Senza considerare che la querela “facile”, con le conseguenze penali che essa comporta, fa gola a quanti vogliono fermare ed impedire flussi di notizie di interesse pubblico.

LE NORME INTERNAZIONALI

Che cosa pensa la comunità internazionale a riguardo? Secondo Articolo 19 le Nazioni Unite, l’Osce e la Comunità Europea sarebbero unanimi nel condannare la legge sulla diffamazione così come formulata in Italia. E infatti nel 2006, la Commissione sui diritti umani delle Nazioni Unite richiamò l’Italia chiedendole di eliminare il carcere come pena per questo reato. Dello stesso avviso sono i membri del comitato Onu sulla libertà di opinione ed espressione che hanno bocciato in tronco misure repressive di questo genere. Così come con la risoluzione 1577 (2007), l’Assemblea parlamentare del Consiglio europeo ha bacchettato gli stati che adottano tali misure. «L’esperienza di alcuni Paesi», conclude l’associazione Articolo 19, «che hanno abolito le dure leggi sulla diffamazione (Armenia, Bosnia, Cipro, Georgia, Irlanda, Montenegro, Ucraina e Regno Unito) dimostrano come possano convivere il diritto a non essere diffamati e la libertà di espressione».

Ma la domanda è : l’Italia si è accorta che tutto questo sta avvenendo in casa sua?

Marirosa Barbieri  10/09/2011 9.51