Querele e danni: i Di Zio chiedono 2mln di euro a PrimaDaNoi.it

Alessandro Biancardi

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Querele e danni: i Di Zio chiedono 2mln di euro a PrimaDaNoi.it

ABRUZZO. Forse l’obiettivo è quello di smaltire PdN in discarica, non importa se tra i rifiuti indifferenziati o tra gli “ingombranti”, l’importante è che sparisca insieme alle sue notizie.

Sta di fatto che la Deco spa, la più importante società che opera nel campo dei rifiuti, un tempo amministrata direttamente dai Di Zio, oggi dal commercialista Paolo Tracanna, la cui proprietà è sempre della medesima famiglia, e la Ecologica Sangro, altra società di proprietà della medesima famiglia, chiedono ciascuna un milione di euro per una presunta diffamazione continuata e reiterata in almeno 4 articoli.

A “conciliare” sono chiamati direttore ed editore, vicedirettore e il giornalista Sebastiano Calella.

Gli articoli riguardano un approfondimento sulla gestione dei rifiuti nell’ambito del consorzio Cirsu che opera attraverso la società Sogesa di cui fa parte una azienda dei Di Zio dal titolo emblematico ''Rifiuti. Consulenze, investimenti e pignoramenti: così si è spremuto il Cirsu''.

Il secondo articolo contestato è ''Cirsu-Sogesa, scontro finale: è guerra tra il privato ed il consorzio pubblico''.

Il terzo articolo, invece, riguarda un articolo sul nuovo appalto sui rifiuti a Catignano. Il Comune non essendo andata a buon fine la prima gara ne ha rifatta un'altra nella quale è risultata vincitrice la Ecologica Sangro.

In una prima versione del testo era presente qualche imprecisione (la confusione tra Ecologica srl di cui e amministratore il sindaco di Catignano e Ecologica Sangro) che è stata corretta dopo un paio di ore.

Soltanto nel tardo pomeriggio, invece, è arrivata la replica della ditta che si riferisce ancora alla prima versione del testo già non presente più da ore. Il tutto è spiegato e riportato in questo articolo nei particolari (compresa replica ed epiteti) ma anche questo è stato contestato dai ricorrenti.

La particolarità dell’azione giudiziaria è la chiamata –per ora- alla mediazione (che una legge rende obbligatoria) costringendo i chiamati a onerosi impegni di soldi e tempo chiaramente inutili.

ECCO IL PERCHE’ DEI DANNI

Nel merito le accuse sono generiche e si parla di «notizie false e inesatte», «accostamento di persone e società prive di fondamento», «ipotesi fantasiose e prive di riscontro con la realtà», violazioni di ogni genere relative alla «veridicità, esattezza, correttezza e continenza».

In un passaggio delle accuse mosse si dice «PrimaDaNoi.it afferma senza mezzi termini che la società Ecologica Sangro si sarebbe illecitamente aggiudicata l’appalto», «omette regolarmente di pubblicare le rettifiche», «falso che la Ecologica Sangro è finita nell’inchiesta giudiziarie e Di Francesco non è indagato». Si contesta poi con veemenza ancora il passaggio del nostro articolo in cui dicevamo che la Ecologica Sangro era del gruppo Deco cosa vera fino a poco tempo prima del nostro articolo. Ad ogni modo -pur volendo- è difficile capire quale sia la diffamazione generata dall’imprecisione anche perché comunque le due società sono riconducibili alla stessa famiglia.

Infine la Ecologica Sangro chiede i danni di 1 mln perchè «non è possibile accertare le perdite derivate alla Deco» dopo la pubblicazione degli articoli. Nel contempo si scopre che gli stessi soggetti hanno da tempo già depositato altre querele nei confronti di questo quotidiano.

PDN:«AGGRESSIONE IGNOBILE SENZA PRECEDENTI. LA FORZA DELLA VERITA’ PREVARRA’»

Non occorrono molte parole per capire che l’azione disperata delle società dei Di Zio ha un unico obiettivo: cancellare il quotidiano che pubblica notizie vere senza nessuna possibilità di influire sul loro contenuto e per questo danno fastidio.

Reputiamo questa (come tutte le altre decine di azioni strumentali a nostro carico) una aggressione gravissima alla nostra libertà di informare e al vostro diritto di essere informati, una violenza che produrrà comunque danni certi al nostro quotidiano a prescindere dalla nostra volontà, a prescindere dal fatto che potremmo, per ipotesi, anche essere nella ragione. E’ gravissima questa mossa dei Di Zio ma al contempo poco opportuna perché arriva appena un attimo dopo il putiferio creato dalle due inchieste penali sui rifiuti che hanno portato all’arresto proprio del componente più attivo, Rodolfo Valentino Di Zio (a proposito se per i nostri articoli il danno è di 1 mln a quanto ammonta il danno per gli arresti?).

E’ fin troppo facile dimostrare la pretestuosità con fini inibitori dell’azione giudiziaria: la cifra richiesta già basta per capire il contesto. E che dire del fatto che ben 2 dei quattro articoli contestati sono pubblicati insieme ai documenti integrali dai quali prendono spunto? Sono forse documenti falsi?

A “fare colore” e gettate nel mucchio della richiesta di danni anche alcune affermazioni palesemente false e facili da dimostrare perchè scritto nero su bianco.Ed è una azione che produrrà moltissime conseguenze inevitabili, molte delle quali non si possono al momento prevedere.

Restano pochi fatti incontestabili: un quotidiano o è attendibile e lo è sempre perché il metodo di lavoro è quello giusto, oppure non lo è. A decidere non siamo noi. Chi non è attendibile, però, ha bisogno di altri sostegni per resistere molti anni (e per noi sono già 6…). Sostegni materiali e politici consistenti che per definizione in un quotidiano si devono vedere…

Dopo tutto questo tempo è chiaro a tutti (ai Di Zio in primis, poi alla politica, infine ai lettori) come stanno le cose e “chi serva davvero questo quotidiano”. Ecco il problema: unico obiettivo la notizia di interesse pubblico.

L’arroganza, la prepotenza, la violenza (che si attua anche con queste forme di “esercizio del proprio diritto”) non ci piace e fa male a tutti, non solo a noi. Il risultato diretto di questa aggressione sarà, dunque, tra l’altro il molto tempo che dovremo sottrarre al nostro lavoro per recarci a difenderci. Questo significa: meno notizie e di minore qualità, una sorta di censura forzata e obbligata per causa esterna. Per assurdo l’obiettivo di spegnerci anche se parzialmente sarà raggiunto.

Il quotidiano, dunque, sarà costretto a fermarsi o rallentare “per motivi giudiziari”. La differenza è che da oggi in poi ogni qualvolta ci verrà imposto di recarci nei tribunali per difenderci sarà reso noto per trasparenza e correttezza.

Ormai iniziano ad intravedersi chiaramente certi intenti e disegni comuni da parte di entità diverse che per diverse ragioni si trovano d’accordo su un punto: PrimaDaNoi.it dà fastidio perché non si può comprare né controllare.

Crediamo che a decidere di rottamare questo quotidiano possano essere solo i suoi lettori (…e sono sempre di più) che reputiamo gli unici veri depositari del nostro destino. Se facciamo tutto questo è perché ogni giorno tocchiamo con mano quanta potenza ha in sé una notizia e quanto può la verità incidere e cambiare in meglio il nostro mondo.

E c’è qualcuno che questo non lo vuole.

a.b. 05/09/2011 8.51