Wikileaks e il giallo del Buccaneer: riscatto pagato sotto forma di aiuti?

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4698

INTERNET. A due anni dal rilascio degli ostaggi (tra i quali due abruzzesi) l'interrogativo è sempre lo stesso.

Il governo italiano pagò o no il riscatto di 4 milioni di euro per il rilascio degli ostaggi a bordo del rimorchiatore italiano Buccaneer, nel 2009? Ancora una volta è Wikileaks a portare alla ribalta la vicenda del rimorchiatore sequestrato dai pirati nel tratto di mare tra Somalia e Yemen nell’aprile 2009, con un equipaggio di dieci italiani (a bordo anche due ortonesi: il capitano Mario Iarlori 51 anni e il secondo macchinista Tommaso Cavuto 61 anni) cinque romeni ed un croato.  In un cablogramma, rilasciato il 29 luglio 2011, spuntano fuori nuovi particolari che sembrano avvalorare la tesi (smentita sin dal primo momento dalla Farnesina) di una somma pagata per il rilascio dei sequestrati e di uno scambio di favori tra governo italiano e autorità somale. Ma cerchiamo di capire meglio. «Il rilascio degli ostaggi della Buccaneer è frutto di una strategia diplomatica, militare e di intelligence». Così Massimiliano D’Antuono, numero due del Ministero degli Esteri, commentava l’operazione. Una linea che il governo italiano ha sempre portato avanti senza tentennamenti o sbavature. «Riscatto pagato? E’un’assurdita», rispondeva poi D’Antuono a quanti gli chiedevano di commentare le dichiarazioni di Andrew Mwangura, membro del Mombasa-based East African Seafarer’s Assistance Programme, vicino al Ministero degli Esteri e figura controversa che aveva sempre confermato il pagamento di una somma. «E’ illegale finanziare attività illecite come la pirateria e non ci saremmo mai macchiati di questo crimine», tuonava D’Antuono, «la persona decisiva nelle negoziazioni con i pirati è stato il primo ministro del governo somalo, grazie a vincoli di tipo familiare, di clan e tribali». Ma la vicenda del Buccaneer risoltasi come per incanto ad agosto 2009 senza alcun blitz né riscatto ufficiale, non convinse la diplomazia americana che decise di vederci chiaro. E infatti, secondo quanto emerge dal dispaccio rilanciato dal sito di Assange, l’ ambasciatore Usa in Italia, incontrò Massimiliano D'Antuono. In quella sede, «il vertice della Farnesina diede risposte stringate e vaghe raccontando del valido contributo di Margherita Boniver, inviata speciale per le crisi umanitarie del ministro degli Esteri Frattini, che aveva cercato di mediare con le autorità somale facendo leva sul supporto indispensabile del governo italiano verso il governo transitorio locale».

LA QUESTIONE DEI 13 MILIONI DI EURO

Anche se dal cablogramma di Wikileaks non vi è traccia dei presunti quattro milioni di euro versati come riscatto dal governo italiano, lo stesso dispaccio parla con certezza «di 13 milioni di euro che nel 2009 l’Italia avrebbe stanziato a favore della Somalia come supporto per le istituzioni e per il processo di pace», e di altri finanziamenti donati attraverso il programma di cooperazione internazionale, The Italian development cooperation. Una mano tesa, quella del governo, in linea con quanto espresso a giugno 2009 in occasione dell’international contact group on Somalia meeting tenutosi a Roma quando l’Italia manifestò le intenzioni di riaprire la sua ambasciata a Mogadishu. «Tutto ciò fece pensare», si legge nel dispaccio, «ad un logico scambio di favori: il rinnovato impegno dell'Italia in Somalia in cambio della risoluzione della crisi degli ostaggi».

Marirosa Barbieri 01/09/2011 10.07