Polpost:«i gruppi Facebook che ridono del terremoto? Servono per rubare i dati»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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ABRUZZO. Una indagine durata pochi giorni della Polizia postale di Pescara ha permesso di comprendere l’origine delle pagine Facebook che sono sorte di recente sul terremoto.

Ed oggi il compartimento Abruzzo ha chiuso l'ennesima pagina.

Alcune pagine sono state create ad arte negli ultimi giorni per far parlare di sé, fare incetta di contatti e magari avviare azioni più o meno lecite per carpire dati sensibili e personali attraverso Facebook. In tutto questo a dare una mano consistente sono arrivati i media che si sono buttati a capofitto sulla storia di fatto amplificando il messaggio e facendo il gioco di chi aveva creato quelle pagine infamanti.

Così la pagina  “Il terremoto in Abruzzo è stata una figata – Il ritorno”, aperta qualche giorno fa (più volte sparita) è stata definitivamente chiusa dalla Polpost oggi. L'autore sarebbe un "troll".

Sulla pagina erano pubblicate frasi del tipo  “E’ stato uno spettacolo indimenticabile, non potete immaginarvi le risate che mi sono fatto.:D” e altre ingiuriose affermazioni che dovevano scatenare una reazione per poter generare traffico. Secondo la Polpost che ha monitorato il fenomeno sarebbero state molte le pagine aperte sull’argomento negli ultimi giorni.

«L’ individuo che si cela dietro tale fenomeno è comunemente conosciuto con il nome di “troll”», spiega il comandante Pasquale Sorgonà, «i troll sono gli elementi disturbatori delle comunità virtuali che intervengono appositamente sul web pubblicando commenti, foto o qualsiasi altro tipo di messaggio o contenuto irriverente prendendo come spunto gli eventi considerati di maggiore richiamo allo scopo di creare scompiglio e confusione.  Su Facebook, in particolare, è anche diventato un modo di fare incetta di dati personali, creando ad arte gruppi, come è successo in passato, che scatenavano istintivamente reazioni rabbiose (es. il gruppo “Facciamo il tiro al bersaglio coi bambini down”) inducendo gli utenti a pubblicare commenti molto offensivi e ad iscriversi al gruppo, condividendo così tutte le proprie informazioni e contenuti personali».

«Tale attività», aggiunge Sorgonà, «fa guardare con sospetto anche a quei gruppi che vengono creati quasi contestualmente e che invece stimolano ad associarsi per combattere i creatori del gruppo provocatorio (es. “Facciamo chiudere il gruppo - facciamo il tiro al bersaglio coi bambini down”)».

La velocità con la quale le pagine sono sparite non ha permesso di individuare con certezza gli autori per cui la Polpost intende sensibilizzare gli utenti ad una maggiore accortezza quando si è in presenza di tali gruppi.

«E’ importante avere un approccio più cauto», conclude Sorgonà, «ricordando che aderire ad un gruppo vuol dire condividere tutti i propri contatti, tutti i propri contenuti e tutte le proprie informazioni personali. Dunque nel caso in cui ci si imbatta in un gruppo o pagina dal contenuto offensivo o provocatorio l’unica cosa da fare è quella di non farsi trascinare dalla provocazione, ignorare e segnalare la pagina ai gestori stessi del sito cliccando su “segnala pagina” in basso a sinistra della videata Facebook, astenendosi dall’aderire a gruppi e soprattutto dal pubblicare commenti di qualsiasi tipo».

15/07/2011 17.43