L’onorevole tiene alla privacy: solo l’11.2% dei parlamentari pubblica dati patrimoniali on line

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8606

.

INTERNET. Si chiama Open Camera  ed è il progetto web che permette di  raccogliere e pubblicare tutti  i dati relativi alle attività e agli stipendi dei parlamentari italiani.

Uno strumento di trasparenza reso possibile grazie all’iniziativa parlamentare dell’onorevole Rita Bernardini  (Pd) che ha perorato al lungo questa causa.

«Il portale», spiega Michele Barbera ideatore del progetto Open Camera, «è stato importantissimo perché  ha reso pubblici online dati che, fino a quel momento, erano disponibili esclusivamente in formato cartaceo e per un ristrettissimo numero di cittadini. Su queste informazioni ci siamo appoggiati noi per creare qualcosa di completamente diverso».

E, infatti, grazie a questo sistema, i parlamentari potranno pubblicare il proprio patrimonio personale online (beni mobili, immobili, redditi e spese elettorali) compilando un modulo che gli uffici  di Camera e Senato provvederanno ad inserire nella pagina web del deputato.  Ma ad oggi la percentuale dei parlamentari più trasparenti in Italia è ancora bassa: solo 106 su 945 (11,22%) ha dato l’ok a pubblicare i propri dati patrimoniali degli anni 2008, 2009 e 2010.

Tra gli abruzzesi si scorge solo il senatore Pd Giovanni Legnini.

La legge parla chiaro (la n.441 del 1982) «tutti i senatori e deputati sono tenuti a depositare la dichiarazione patrimoniale e aggiornarla ogni anno. Queste informazioni sono raccolte in un apposito bollettino che è consultabile solo presso la Camera o il Senato».

In poche parole, finora, chiunque avesse voluto consultare la condizione patrimoniale di un deputato avrebbe dovuto recarsi di persona negli uffici di Camera e Senato.
Grazie a Open Camera, invece, i dati sono "pubblici" e pubblicabili online, con l'assenso del singolo politico.  Una procedura aperta e praticabile anche da Regioni ed enti locali, che spesso hanno la tendenza ad ignorare la voce trasparenza valutazione e merito sui siti istituzionali.

Nonostante questa iniziativa l’Italia si piazza comunque all’ultimo posto nella classifica dei Paesi europei più trasparenti.

«Rispetto ad altri paesi occidentali l’Italia è decisamente in alto mare», ha commentato Barbera, «da una parte mi sembra che l’attenzione politica sia decisamente indietro e dall’altra non esiste ancora un movimento organizzato che spinge per la disponibilità dei dati». Al primo posto, invece, tra le amministrazioni più virtuose vi è l’Inghilterra che rende pubbliche sia le situazioni patrimoniali dei propri deputati che l’attività parlamentare svolta. Ed è seguita da Spagna, Germania Austri, Canada, Usa, Francia tutti più o meno lacunosi nella voce trasparenza.

IL CUORE DEL PROGETTO OPEN CAMERA.

Rendere nota l’attività patrimoniale dei politici non è che un aspetto del progetto più ampio di Open Camera. L’obiettivo del portale, infatti, è usare dati pubblici dati pubblici apparentemente sconnessi fra loro e  raccoglierli in un unico data base Linked Data
«Se i dati di questa banca dati enorme vengono configurati nel modo opportuno», commenta Barbera, «è possibile realizzare applicazioni in grado di mettere in correlazione le informazioni provenienti da fonti diverse e produrre nuovo sapere. Il nostro scopo è stimolare le persone ad usare i dati e ad arricchirli».

In poche parole il sito mette a disposizione il materiale grezzo (dati, numeri, informazioni) e gli utenti lo arricchiscono di significato creando link e collegamenti. Per avere un'idea di quello di ciò basta farsi un «giro» su data.gov.uk del Governo inglese. Il sito mette a disposizione una serie di applicazioni che prendono i dati grezzi e li restituiscono al pubblico pregni di  contenuto.

«Ad esempio c’è un’applicazione», spiega Barbera, «che compara le spese nei paesi in via di sviluppo da parte del governo inglese e di quello americano mostrando come esistano differenze rispetto all’interesse per le diverse aree del mondo. In pratica una volta che si hanno a disposizione i dati l’unico limite al loro utilizzo è la fantasia».

Ma la nota dolente è che in Italia non sono le pubbliche amministrazioni ad occuparsi di diffondere e rendere fruibili le proprie informazioni (anzi spesso tendono a nasconderle) cosa che invece avviene in Inghilterra, Usa, Svezia, Austria.

Marirosa Barbieri  12/07/2011 13.35