Sul Web si organizza il boicottaggio del referendum in Marocco

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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INTERNET. E’ mattino presto ma sul web sembra già essere trascorsa un’intera giornata.

 

Nell’era delle wikirivolte la Rete si è trasformato in una piazza dove si inseguono e rincorrono voci e messaggi in codice. Anche twitter pullula di posts. Tra questi ce n’è uno che preannuncia un appuntamento, in perfetto stile wikileaks:«il 1 luglio, boicottaggio del referendum  in Marocco, data storica» ed una firma in clace @ibnkafka.

Cerchiamo di contattare l’autore del messaggio per saperne di più e scopriamo che è un avvocato marocchino, non sappiamo altro ma si presta ad alcune domande e si confessa innamorato della sua terra. «Talmente innamorato», dice, da volerla libera dal tiranno che la tiene in pugno: il re Mohammad VI.

E’ lui che ci racconta che cosa sta succedendo in Marocco dal 20 febbraio scorso quando i manifestanti si sono riversati in piazza.


E forse, dopo che i riflettori si sono spenti sul Nord Africa per accendersi in Europa (Grecia e Spagna), non ci siamo accorti che in Marocco si lavorava ad una progetto: boicottare il referendum proposto dal re.

«Carta straccia, bugie, riforme formali nessun reale cambiamento», così @ibnkafka definisce la riforma e quando gli chiediamo di saperne di più ci indirizza al sito che si sta attivando per il boicottaggio mamsawtinch.com  e che elenca una serie di motivi per cui bisogna votare no al referendum.

Che cosa chiede la gente in Marocco?

E’ dal 20 febbraio che il principale movimento giovanile di opposizione 20February Movement si riversa nelle piazze in nome della democrazia, della libertà di espressione, di rappresentanza e contro il potere indiscriminato del re.

I protagonisti delle proteste sono giovani disoccupati, disillusi dal governo ma con un’idea ben precisa in testa: fare pressioni al sovrano per costringerlo a riforme. Calcare un pò la mano per metterlo alle strette.

Nessun cambio di guardia, quindi. Il re può restare purchè venga approvata una nuova costituzione che ne limiti i poteri e garantisca al popolo le libertà da sempre richieste e negate.

E’in questo che la rivoluzione marocchina si distingue da quelle di Egitto, Tunisia dove invece si combatte per rovesciare lo status quo, cioè la dittatura.

E a differenza delle proteste di Tahrir Square che contava  300.000 dimostranti, in Marocco le marce sono più contenute ed organizzate.

Il re Mohammad VI sembrava essersi piegato alle richieste della sua gente quando a giugno aveva promesso una riforma costituzionale da approvare tramite referendum il primo luglio.

Secondo lui per tenere buoni i cittadini sarebbe bastato qualche piccolo cambiamento come l’attribuzione al primo ministro del titolo di presidente del governo (pur sapendo che le vere decisioni restavano sue) dandogli il potere formale di sciogliere il Parlamento (pur essendo lui l’arbitro supremo che deve avere l’ultima parola sulle decisioni del presidente del consiglio).

Secondo “la riforma costituzionale”, inoltre, il sovrano manterrebbe i suoi poteri come guida spirituale (il che significa immunità dalla legge) e soprattutto sarebbe a capo delle forze armate.

E’ soprattutto quest’ultimo punto a spaventare i marocchini che temono di andare incontro ad una serrata censura sul web a causa dei controlli del monarca su Facebook e Twitter.

Ma  la gente non ci sta e dà inizio ad una serie di proteste di piazza. Casablanca, Rabat, Oujda, Meknes, Tangier and Marrakesh vengono prese d’assalto da manifestanti infuriati e la notizia che il ministro degli interni marocchino abbia pagato 972,053 dollari ai partiti che voteranno per il si al referendum del 1 luglio, non placa di certo gli animi.

Oggi dunque il referendum, la tensione in Marocco resta alta e il ricordo va alle vittime della rivoluzione come Khaled al-Amari il trentenne marocchino morto dopo essere stato brutalmente percosso il 2 giugno dalla polizia durante una manifestazione di protesta a Safi.

E’ lui il simbolo della libertà del Paese, libertà che nessun referendum “re-gale” riuscirà a restituire a quella terra d’Africa.

Marirosa Barbieri  7/1/2011