Visa, Paypal e Mastercard e la censura bancaria a Wikileaks

Alessandro Biancardi

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INTERNET. Sono trascorsi sei mesi da quando Visa, Paypal, Mastercard, Western Union e la Bank of America hanno deciso di bloccare le donazioni fatte dai propri clienti a Wikileaks.

E’ da allora che al sito di Julian Assange, noto alla cronaca per aver rivelato 250.000 documenti segreti delle diplomazie di mezzo mondo, sono venuti a mancare più del 90 % dei sostegni.

Ma è sotto gli occhi di tutti, ormai, l’illegalità di questa vera e propria censura bancaria. E’stato il segretario del Tesoro di Stato della Casa Bianca Timothy C. Gerthner a dire che «non ricorrono i presupposti legali di questa operazione e che è stata violata la legge».

«Una decisione immotivata,contraddittoria e sospetta», tuona Wikileaks. O meglio,una motivazione ufficiale ci sarebbe: «Visa e Paypal non intendono finanziare attività organizzazioni eversive come Wikileaks» recita il comunicato stampa dei due colossi USA secondo cui la colpa di  Assange sarebbe stata la diffusione di segreti di stato(scandali e retroscena) di cui il mondo avrebbe dovuto essere all’oscuro.

 

 

Inoltre la teoria sposata dalle aziende sembra fare acqua da tutte le parti. Come mai attraverso le carte di credito Visa e Paypal si possono finanziare siti pornografici, di fanatici contro l’aborto, a sfondo omofobico-razzista e addirittura il Ku Klux Klan the Ku Klux Klan? Dove finisce in questi casi l’etica dei paladini della moralità?

A rendere ancora più sospetto questo fosco quadro ci sarebbero le dichiarazioni di un membro della commissione Visa e Mastercard  Robert Marshall che avrebbe dichiarato «La gente vuole sapere ma nessuno può rispondere. L’unica cosa che si sa è che questa decisione è stata presa da fonti esterne».

Quali sarebbero queste fonti esterne cui Marshall fa riferimento e che starebbero condizionando le scelte delle più grandi istituzioni finanziarie planetarie?

Si fanno strada sempre più sospetti ed indiscrezioni secondo cui dietro a questa vicenda potrebbe esserci lo zampino dell’amministrazione Usa che  non ha gradito, di certo, le rivelazioni shock di Julian Assange.

Ma di fronte a questo polverone lui, Mr. Wikileaks, ha tirato dritto per la sua strada  promettendo battaglia legale e comunicando ai suoi sostenitori i modi per continuare a donare.

«Potete fare donazioni attraverso i bitcoins», fa sapere lo staff di Assange,«il pagamento tramite questo nuovo modello di moneta su Internet garantisce sicurezza ed anonimato». Già  sarebbero molti i siti internet che utilizzano questo nuovo strumento.

Un’altra opzione di pagamento indicata  è quella bancaria ma solo attraverso specifici istituti di credito. Infine, per gli internauti, rimane sempre aperta la strada del versamento postale via mail.

Marirosa Barbieri  01/07/2011 8.38