Continua la campagna di Del Giudice per affossare PrimaDaNoi.it. Poi l'articolo sparisce

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO. PESCARA. Due email inviate all'indirizzo sbagliato diventa un articolo di poche righe in cui si tenta di denigrare questo quotidiano suggestionando il lettore che i nostri testi abbiano un tariffario.

Continua la difficile e dura battaglia del direttore Antonio Del Giudice contro questo quotidiano. Appena qualche settimana fa ci ha citato in giudizio e chiesto 50mila euro di danni per aver ricordato nei nostri articoli le sue vicende passate, l'addio al Centro e le telefonate con Giancarlo Masciarelli per concordare gli articoli finite nell'inchiesta della Fira (dopo 5 anni siamo ancora l'unico quotidiano ad aver pubblicato quelle intercettazioni).

Non basta al super direttore che si raccontino i fatti in maniera precisa, dettagliata e soprattutto esatta: lui vuole cancellare dalla memoria degli abruzzesi quello che è stato, producendo in giudizio addirittura la ''pericolosa'' sentenza del giudice di Ortona su privacy e diritto all'informazione che tanto fa discutere tutta Italia.

Ma lui no: ha le idee chiare e si allinea: la rete deve dimenticare.

Così in attesa che il giudice decida se lo abbiamo diffamato e dobbiamo dargli 50 mila euro per aver raccontato fatti veri e documentati, oggi tenta un giochino vecchio stile fatto di sottintesi e poche parole.

Spieghiamo l'antefatto: un nostro collaboratore (Sebastiano Calella) invia per sbaglio due email distinte  all'indirizzo del quotidiano di Del Giudice invece che inviarlo a quello della redazione di PrimaDaNoi.it.

Cosa c'è nelle email? Nella prima (ore 7.52) c'è una bozza di tariffe pubblicitarie (un prospetto standard relativo ai costi dei banner), nella seconda email c'è invece il file word dell'articolo oggi in pagina sul bando di Cardiochirurgia di Chieti.

Entrambe le email erano destinate alla redazione (infatti l'articolo di cronaca è stato pubblicato in ritardo perchè non si capiva perchè non arrivassero le email).

E' notorio che PrimaDaNoi.it come la gran parte degli altri giornali vive di pubblicità e non ha una fondazione culturale alle spalle né una schiera di imprenditori pronti a darci consistenti cifre sulla fiducia. In una delle email c'è anche un messaggio che Del Giudice definisce «incomprensibile dicitura» sull'accordo pubblicitario stesso. Incomprensibile perchè trattasi di corrispondenza privata e pubblicata fuori di contesto. Tra le altre cose il presunto articolo non è stato verificato, nè vi è stato alcun controllo sulla notizia, nè i diretti interessati (noi) siamo stati interpellati.

Alle 10.27 (quando l'articolo non era ancora pubblicato) al quotidiano di Del Giudice arriva una mail di Calella che spiega l'errore e prega di non tener conto delle precedenti email.

Del Giudice che fa? Prende l'email arrivatagli per sbaglio, a tutti gli effetti corrispondenza privata, (la riservatezza è tutelata anche dalla Costituzione), se ne infischia della richiesta di non dare seguito ad una mail sbagliata e la sbatte integralmente sul suo quotidiano (allegati compresi) con un titolo da sensazione: ''ecco le tariffe di Primadanoi.it a Caputi''. Uno scoop? In realtà non c'è alcun diritto di cronaca, non c'è notizia.

O forse il super direttore vuole dire ai suoi lettori che la notizia c'è, perchè finalmente ha svelato il tariffario di Pdn per pubblicare notizie "aggiustate"? In questo caso sì che sarebbe una notizia incredibile, in caso contrario è solo violazione di corrispondenza privata. Un reato. E una notizia falsa e tendeziosa che diffama perché ne ha tutta l’intenzione.

Alle 11.15 però Del Giudice risponde alla mail:«Dolenti, abbiamo già pubblicato. Ci dispiace. Antonio Del Giudice»

Nell'articolo non si spiega nemmeno che era stato chiesto esplicitamente di cestinare quella mail ma si chiede ai lettori di commentare. «Dicano i lettori, se hanno voglia di dire». E i lettori, anonimi, usano lo stesso linguaggio fatto di sottintesi: «giornalismo indipendente» dice tale Lettore. «Prima Caputi dopo?», si chiede Giovannone. «Articolo...su commissione, il sito del giustizialismo...un tanto al chilo!!!», suggerisce tale Dante. «Primadalui», scrive invece Lettore Disincantato, «per l'ok e dopodanoi per la presa per il c... a Calella!!! Non cambi mai». 

La suggestione è perfettamente riuscita: far credere che le notizie siano a pagamento e che il nostro quotidiano sia tutto fuorchè indipendente. Ridicolo per quanti ci conoscono e negli anni hanno sempre constatato con mano la nostra indipendenza e totale trasparenza (caratterizzata anche da un bilancio pubblico che non abbiamo mai visto altrove).

Ridicolo anche uno scivolone del genere da parte di chi si fa dipingere come affermato e quotato professionista e che poi utilizza  questi mezzucci per annientare la concorrenza.

Del Giudice ha caricato la molla di un pericolosissimo gioco e ne dovrà rispondere nelle diverse sedi competenti.

Anche all'Ordine dei Giornalisti è stato inviato un formale esposto con il quale si chiede di intervenire.

Cosa c’entri tutto questo con la "cultura" ed il giornalismo francamente ci sfugge.

La Redazione 27/06/2011 14.46

"ARTICOLO NON PIU' DISPONIBILE"

Ad un ulteriore controllo questa mattina l'articolo di ieri da noi contestato risulta cancellato e non più disponibile tra le pagine di quel quotidiano. Rimangono invece i commenti dei lettori anonimi che esprimevano le loro considerazioni sui contenuti proposti nell'articolo.

28/06/2011 9.16