Rivoluzione spagnola: il racconto del cronista abruzzese in mezzo alla piazza

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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MADRID. E' Puerta del Sol la piazza più in vista in questo momento. Da quando i manifestanti spagnoli l'hanno presa d'assedio dando vita a proteste contro la corruzione politica e la disoccupazione, in tanti si chiedono come finirà.
Ci sono anche due giovani cronisti abruzzesi tra gli indignados: Luigi Venti e Adolfo De Sanctiis, che da giorni scrivono i loro reportage per www.site.it.
L'hanno definito ‹‹il presidio italiano a Puerta del Sol››, una sorta di ponte tra il movimento
spagnolo e quello che sta nascendo sulla stessa onda in Italia. ‹‹E, come ogni redazione sul campo che si rispetti, anche quella di site.it è accampata in tenda››, ha detto Luigi Venti.
Ma che cosa succede realmente e come fanno i dimostranti ad organizzarsi e ad orientarsi gestirsi in quella masnada?
‹‹Dal punto di vista organizzativo sono efficienti», spiega Venti a PrimaDaNoi.it, «ci sono moltissimi volontari organizzati in gruppi, ognuno con compito specifico. Ci sono zone preposte ad ogni funzione: bagni, cibo, tende, letti, addirittura un asilo nido. Se hai bisogno di qualcosa, puoi chiedere a chi di dovere e ti viene data subito (noi abbiamo avuto la tenda in 5 minuti). Per orientarsi, invece, viene anche distribuita la mappa dell'accampamento, mentre a terra ci sono le strade disegnate e i cartelli››
‹‹Anche se››, commenta con tono scherzoso,‹‹non ho approfondito molto su come facciano a
lavarsi. So che ci sono bagni chimici donati da alcune ditte ma non credo si lavino sinceramente››.
La maggior parte delle persone è di Madrid, va a lavoro e poi va lì, ci spiega Venti sottolineando che, almeno per ora, la situazione sul posto sembra sotto controllo: né tafferugli, né scontri con le forze dell'ordine. Ma è proprio questa “quiete apparente” che non convince Luigi che definisce ‹‹molto ambigua››la situazione.
‹‹La polizia ci sta per finta e sembra non curarsi affatto della questione, non c'è un servizio d'ordine nè nessun sistema di sicurezza, la gente entra e esce come vuole, i turisti curiosano, è anarchia totale e non c'è tensione››, e aggiunge, ‹‹alcune assemblee le fanno addirittura nei dintorni, nelle piazze circostanti, e anche nelle strade del centro ogni tanto trovi qualcuno accampato da solo in qualche vicolo››.
Ma a rincuorare gli animi è l'atmosfera di collaborazione ed accoglienza riservata agli italiani.



«E VOI IN ITALIA NIENTE? »   

‹‹La maggior parte degli spagnoli è cordiale e cortese ma non sembra avere tanto le idee
chiare su che cosa stia accadendo in Italia››, commenta, ‹‹quando diciamo di essere italiani
inevitabilmente ci parlano di Berlusconi (ma questo anche andando in giro normalmente, non solo in ambienti "politicizzati"), e ci dicono "Ma in Italia niente? Avete Silvio che fa questo, questo, questo...", mentre ho anche incontrato alcuni che pensavano che in Italia fosse già esploso il movimento››.
Ma sul posto c'è anche chi lancia profezie e minacce, ci racconta Luigi, come hanno fatto due sindacalisti anarchici che si lamentavano di alcuni cartelli critici con il Papa, dicendo ‹‹qui ad agosto ci sarà la giornata mondiale della gioventù, se ve la prendete con il papa vi spazzeranno via!››.
Su una cosa però il reporter abruzzese non ha dubbi: la bandiera italiana sulla loro tenda non passa inosservata ed attira turisti, fotografi e anche stranieri.
‹‹Si sono avvicinati alla tenda italiana diverse persone, un po' di tutte le regioni, ma anche una professoressa abruzzese che vive a Madrid da molti anni e non appena avuta questa notizia si è precipitata da noi››.
Di tutta questa storia che cosa ne pensano mamma, papà e gli amici abruzzesi che attendono il ritorno di Luigi?
‹‹In generale dall'Abruzzo ci sono stati apprezzamenti e incoraggiamenti, e molti dalle mie parti mi manifestano la speranza che quello che accade in Spagna sia un inizio per il tanto agognato cambiamento in Italia che tutti aspettano ma mai avviene. Sono fortunato ad avere genitori dalle larghe vedute che non mi hanno opposto minimamente veti››.

OLTRE LA PIAZZA SERVE ALTRO

E alla domanda sull'esistenza o meno di gruppi abruzzesi di mobilitazione, risponde:‹‹so che ci sono tentativi di mobilitazione in varie parti d'Italia, sull'Abruzzo ho avuto una sola
informazione che diceva che a Pescara non c'è niente, per il resto non sono a conoscenza di gruppi che hanno intenzione di muoversi. Certo, se dovesse partire qualcosa, mi piacerebbe partisse da L'Aquila, vista la situazione in cui versa››.
Ma non sembra sicuro che in Italia una protesta come quella spagnola sia destinata ad avere lunga vita.
‹‹Le motivazioni che ci sono in Spagna, in Italia sarebbero molto più forti: una mobilitazione in Italia ci sarà sicuramente, ma onestamente temo che sarà un duplicato di altre che alla fine si sono rivelate una bolla d'acqua (come il movimento di Grillo)››, così come ha il serio sospetto che lo stesso possa accadere anche in Spagna dove la situazione rischia di trascinarsi per inerzia.
‹‹Secondo me se si sta accampati in una piazza centrale di una capitale europea, non ci si può stare in eterno quindi bisogna elaborare 1, 2 o massimo 3 proposte concrete da raggiungere nell'immediato. Sui principi generali siamo d'accordo ma ci vuole qualcosa di più diretto (in Nord Africa erano le dimissioni, qui?). Poi è chiaro che ogni giorno nascono nuovi correnti, nuovi gruppi, nuove proposte: il risultato di tutto ciò secondo me è un annacquamento generale della cosa ed il rischio che si inizino a infiltrare gruppi che creino attriti oppure inabissino le discussioni, è alto››.
Al suo ritorno Venti racconterà agli abruzzesi dell'accoglienza e gentilezza dei volontari, così come l'aria di libertà e condivisione che si respirava sul posto, anche se non sono mancati momenti brutti e difficili come quando lui ed i suoi hanno scongiurato una
rissa in cui non c'entravano nulla.
La stanchezza comincia a farsi sentire ma Luigi non molla; sono ancora molti i dettagli di cui vuole parlare e non nasconde la sua intenzione di pubblicare un reportage sui vari aspetti della sua esperienza.
Per ora la bandiera  italiana sulla tenda dei reporter abruzzesi continuerà a svettare ancora  per un pò, almeno fino a quando ci sarà da raccontare.

Marirosa Barbieri  25/05/2011  14.15