Wwworkers: i nuovi professionisiti del web

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Si chiamano “wwwworkers” (world web workers) e sono una nuova categoria di lavoratori.

Giovani, disoccupati, persone non necessariamente giovanissimi che, un po’ per sfiducia, un po’ per stanchezza, passione o necessità decidono di abbandonare il posto di lavoro fisso e sicuro per diventare imprenditori del web. E’questo il mondo che Giampaolo Colletti, abruzzese di nascita, esperto di media digitali e co-fondatore dell’Enterprise Generated Content dell’università Bocconi, racconta nel suo nuovo libro edito dal sole 24ore e che presenterà  giovedì 19 maggio alle 18 presso la libreria Feltrinelli di via Milano a Pescara. Parteciperanno all’evento esponenti del mondo imprenditoriale come Silvano Pagliuca del Comitato Confindustria Pescara e di quello accademico come Pino Mauro, professore dell’ Università D’Annunzio alla presenza di Maria Rosaria La Morgia del tg3 Abruzzo che modererà la presentazione. Una categoria di self-made men che dice basta allo stereotipo del lavoratore che ogni giorno timbra il cartellino. Questi i protagonisti del libro: persone comuni che sfruttano la rete per propagandare il proprio brand cioè se stessi seguendo le linee guida (consigli, regole, suggerimenti  per affrontare questo cambiamento) che l’autore mette a disposizione.

Ma il libro non è altro che l’approdo di un progetto più ampio messo in campo da Colletti nel gennaio 2010. E’ lui stesso a descrivere la sua idea «mi ero dato un anno di tempo per studiare il fenomeno, per definire i profili, per capire cosa stesse accadendo. Erano i primi giorni di gennaio 2010 e di lì a breve avrei messo in rete su wwworkers.it , un progetto ambizioso quanto complesso con lo scopo di raccogliere le testimonianze di gente comune – lavoratori e soprattutto lavoratrici della porta accanto – divenuti per necessità o per piacere wwworkers».

 E sul sito si leggono proprio storie e testimonianze di chi ha trasformato la propria attività  in un business online. E’ il caso di Laura 35 anni di Milano che ha deciso di lasciare il suo lavoro da impiegata in una multinazionale per aprire un’attività di artigiana sul web. Oppure, Donatella di Torino che al lavoro di impiego in un’azienda nel settore di automotive ha preferito  diventare autrice di libri personalizzati.

«E’ proprio questo il bello del web», sottolinea Colletti, «è una piattaforma aperta ad ogni tipo di professione. Basta solo aver inventiva e spirito di imprenditorialità, cioè saper vendere la propria immagine».

Ma i wwworkers, oltre ad essere una categoria di nuovi professionisti, potrebbero essere lo specchio di un cambiamento sociale?

E’l’esperto in comunicazione, l’americano Michael Orsini a chiarire la portata di un fenomeno complesso ed in atto.

«La rivoluzione industriale che tra la fine del diciottesimo e l’inizio del diciannovesimo secolo iniziò in Gran Bretagna e si diffuse in tutto il mondo, ha gettato le basi per la rivoluzione dell’informazione tecnologica. Oggi», continua Orsini «i computers, software, cellulari e social networks sono i nuovi strumenti del commercio e dell’economia».

  E  la prova del fatto che non si tratti di una moda o di un  qualcosa di momentaneo, secondo l’esperto, ce la forniscono proprio i dati.

 «Circa un miliardo di persone attive come lavoratori sul web nel 2006 e per il 2011 è previsto un afflusso di miliardi e miliardi di utenti del web. Questo ci fa capire che non è l’onda del momento ma un cambiamento in atto che sta modificando l’assetto economico e produttivo mondiale».

Ma allora, si può parlare di webworkers come di  un vero e proprio fenomeno sociale?

Secondo Orsini si. Ed è lui stesso a definirlo tale  quando dice «i sociologi dicono che le persone stanno preferendo il lavoro da casa sul web per una serie di motivi: maggiore libertà di movimento, profitti più elevati ed agevolazioni fiscali».

Ma in che modo la rivoluzione tecnologica ha portato con sé un mutamento sociale?

«Nell’immaginario comune», dice Orsini, «l’idea del leader, del manager che si è creato da solo attira molto. Alle persone, nella società in cui viviamo piace essere il capo di se stessi, imprenditori di se stessi».

Un modello, quello  del business online che funziona secondo Orsini: «basti vedere che molte delle aziende che comprano e vendono sul web sono molto quotate in borsa».

Per avere infine una prova più immediata della diffusione del fenomeno, suggerisce Orsini, basta digitare su un motore di ricerca Business online e verranno fuori  fiumi di risultati.  

Marirosa Barbieri  5/18/2011