Software Windows preinstallato sul Pc, Aduc vince anche in appello

Alessandro Biancardi

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FIRENZE. Il Tribunale di Firenze ha confermato in appello la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Firenze contro Hp.

Ha dato così ragione all'associazione dei consumatori Adoc che sul caso aveva presentato una class action.

Per il tribunale, infatti, viene ritenuta fondata la richiesta di rimborso chiesta dall'utente nel caso in cui acquisti un personal computer con preinstallato il software Windows, senza averlo richiesto e quindi potuto scegliere tra i vari sistemi operativi oggi esistenti.

Per Aduc questa sentenza può essere considerata «storica contro quegli abusi di potere delle multinazionali di hardware e software che quotidianamente i consumatori devono subire».

Tra le motivazioni della sentenza che ha dato la vittoria all'associazione dei consumatori ci sono: «scindibilità dell'acquisto dell'hardware e del software, sia pure effettuato in unica operazione trattandosi di software OEM cioè preinstallato», e poi ancora, «diversa natura e tipologia dei due contratti: il primo è di acquisto perfezionato secondi i dettami degli artt. 1510 e ss. c.c. ; il secondo è di locazione di bene immateriale non perfezionato se al momento della prima accensione del PC l'acquirente digita il rifiuto».

«Il secondo contratto», ha spiegato ancora il Tribunale nella sentenza, «si riporta alle norme sulla licenza d'uso e alle norme sul copyright cioè al diritto d'autore», inoltre sarebbe «chiara e inequivocabile la natura giuridica di clausola di rimborso dell'EULA con conseguente diritto al rimborso medesimo» e c'è «piena libertà di scelta al consumatore di un PC con software OEM anche in presenza di PC vuoti sul mercato».

«Viene ridata al consumatore», esulta l'associazione, «libertà di scelta nell'acquisto di beni presenti, comunque, sul mercato e oggetto di singoli e autonomi rapporti negoziali che come tali devono essere regolati secondo il diritto vigente e non secondo le subdole intese commerciali tra colossi economici. Anche Microsoft, infatti, sia pure eludendo ad arte la propria responsabilità diretta e scaricandola sui produttori attraverso la clausola dell'EULA di cui si tratta, non può certo considerarsi estranea alla vicenda».

20/09/2010 8.50

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