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Licenziato in tronco dalla Team per un commento «pesante» sul web

Si annuncia un’aspra battaglia legale

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Licenziato in tronco dalla Team per un commento «pesante» sul web

TERAMO. Licenziato per un commento «troppo pesante» sul web e precisamente sul sito teramano Certastampa.it.

E’ questo il triste destino capitato ad un dipendente della Te.Am.

A firmare il provvedimento il presidente Pietro Bozzelli e l’amministratore delegato Luca Ranalli che hanno firmato la lettera contro un operatore (tra l’altro pure segretario provinciale della Fiadl) che avrebbe reso dichiarazioni ritenute dai vertici, lesive per l’azienda e per il custode giudiziario Andrea Bonifacio.

Dichiarazioni rilasciate utilizzando la mail di un collega, ricostruisce Certastampa.it che spiega che il fatto risale a due anni fa quando “Alibrando”, questo il nickname usato dal dipendente postò frasi alludendo a “fatti luridi” e a un “magna magna” dentro la municipalizzata di cui Bonifacio era il custode per la parte privata. Quando sono partiti gli accertamenti interni, è stato proprio il titolare della casella mail a denunciare l’autore dei commenti dopo che l’azienda gli aveva chiesto conto delle dichiarazioni inserite sul web. Commenti che i dirigenti della Team hanno ritenuto lesivi per l’immagine della municipalizzata tanto da far scattare il licenziamento del dipendente a due anni dall’accaduto.

Ma il lavorato non ha affatto intenzione di accettare il licenziamento in silenzio. Tramite il proprio avvocato, infatti, ha chiesto alla TeAm l’immediata revoca del licenziamento.

Intanto il sindacato nazionale Fiadel difende il dipendente e parla di motivazioni «del tutto infondate e pretestuose tanto da farci credere che si sia colta l’occasione per punire un lavoratore scomodo, un Rappresentante dei Lavoratori anche membro della R.S.U. aziendale molto attivo nel segnalare disfunzioni e problematiche».

Il sindacato svela pure che il riferimento al segretario provinciale quale autore dei commenti sarebbe stato comunicato all’azienda datoriale da un altro operaio che fu sottoposto a procedimento disciplinare, per i medesimi fatti, a febbraio 2015.

Secondo la Fiadel, inoltre, il procedimento che ha portato alla rescissione dal rapporto di lavoro «non è stato sostenuto da adeguata documentazione idonea a provare la presunta condotta illecita ascritta al citato dirigente sindacale (dichiarazione della polizia postale circa la proprietà e/titolarità degli indirizzi IP, dichiarazioni del provider, dichiarazioni del collega ecc.) giacché la TE.AM., in violazione del diritto di difesa e di accesso ai dati personali non ha fornito all’incolpato l’accesso al fascicolo disciplinare malgrado abbia inoltrato due richieste di accesso per il tramite dell’Avvocato Alessandra Giunco».