LA PROPOSTA

Diritto all’oblio, subito una legge: «non si può applicare alle testate giornalistiche»

Dopo la sentenza che rivoluziona l’informazione sul web la nostra proposta

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ABRUZZO. Cancellare tutte le notizie dagli archivi dei giornali on line, dice la sentenza della Cassazione 13161/16 in una decisione che fa discutere e che è frutto della troppo prolungata assenza del legislatore nazionale.

Molto lentamente anche i grandi giornali iniziano a comprendere la portata enorme di questo precedente che obbliga tutte le testate on line, di fatto, a prendere provvedimenti immediati sui loro archivi, in caso di eventuali richieste di cancellazione (con ingenti perdite economiche legate al traffico).

La notizia, intanto, ha creato scalpore tra gli addetti ai lavori più attenti agli aspetti giuridici, e sta facendo rapidamente il giro d’Europa dove pare abbiano una diversa sensibilità e dove la Corte di Giustizia si è pronunciata decine di volte in materia, con una chiara prevalenza per l’interesse di tutti rispetto al singolo.

Tutti gli articoli presi di mira -in tutte le sentenze prima d’ora anche della Cassazione- non dovevano mai sparire dal Web, semmai essere deindicizzati ma gli archivi erano sacri ed inviolabili come la storia e la memoria.

Non in Italia dove pressioni sempre meno occulte spingono per una conoscenza lampo, precoce da utilizzare in fretta per poi subito dimenticare. In Italia fa paura l’archivio (come le biblioteche di un tempo che dovevano essere bruciate...) e la “facilità di accesso” alla conoscenza che diventa un disvalore che produce addirittura un danno e non un fatto positivo per la comunità.

La politica italiana è distratta da altro e nel frattempo i giudici fanno la storia (e la riscrivono censurandola) e mettono mano alla Costituzione prima ancora del referendum, mettendo a repentaglio le libertà fondamentali e sottoponendo ad autorizzazione e censura la stampa.

In un colpo è stato cancellato persino lo stesso diritto all’oblio come era stato malamente delineato fino a ieri che almeno aveva il “vantaggio” di contenere in sè l’idea del “molto tempo trascorso” e, dunque, dover aspettare prima di … dimenticare. Si poteva intervenire per deindicizzare articoli “datati”, non più attuali e su vicende non più di interesse pubblico…

Ma a decidere era sempre un giudice che doveva stabilire la rilevanza di un articolo...


Con la sentenza 13161, invece, pure quello è sparito, non solo, ma qualsivoglia soggetto che si dovesse sentire danneggiato da un articolo corretto ma per lui poco gradevole può chiederne la cancellazione e deve ottenerla.

Un assurdo logico, giuridico che assegna un potere immenso a chiunque in base ad un suo personale parere e cancella secoli di evoluzione civile.

Allora bisogna intervenire subito: il Parlamento deve legiferare immediatamente e varare una legge brevissima, magari con un solo articolo, per risolvere subito il problema ed eliminare migliaia di cause e alleggerire i giudici.

Intervenire subito per restituire equilibrio e certezze a tutti gli operatori della stampa che in questo modo vedono messo a repentaglio anche il loro lavoro. Miliardi di notizie spariranno per sempre e fatti piccoli e grandi saranno dimenticati a beneficio di pochi.

Intervenire subito per tutelare un bene divenuto importante come le piccole testate on line (ma anche le grandi avranno un danno enorme).

Cosa dice l’articolo della legge da approvare?

Noi proponiamo il nostro frutto di anni di riflessioni.

ART. 1

Il cosiddetto diritto all’oblio non si applica alle testate giornalistiche on line e in nessun caso gli articoli devono essere cancellati.


Un articolo quando è stato pubblicato correttamente DEVE essere reso fruibile a tutti e per un tempo indefinito.


La privacy non può influire in nessun modo sui fatti accaduti E CORRETTAMENTE RIPORTATI.


Il soggetto che si ritiene danneggiato ha il diritto sempre ad una informazione corretta comunicando via pec tutti gli aggiornamenti della specifica vicenda ai giornali i quali sono tenuti ad aggiornare la pagina in cui si trova l’articolo originario o linkando questo al nuovo.


La legge sulla privacy si applica sempre al diritto di cronaca così come prescrivono le norme in vigore e non può esserci differenza di applicazione tra mass media (giornali di carta e gionarli on line ndr).


Le presunte violazioni di norme sulla privacy si possono contestare solo se nell’articolo queste si evincono FIN DAL MOMENTO DELLA PUBBLICAZIONE, MAI POSSONO ESSERE CONTESTATE SOLO PER IL TRASCORRERE DEL TEMPO.


Incredibile vero?

Sconvolgente e completamente fuori da ogni schema.

Esatto.

Ma non più di una sentenza che in un colpo solo sembra aver sovvertito giurisprudenza, norme e carta costituzionale.

Sconvolgente e utopistico come le parole di Nelson Mandela contro la discriminazione razziale del suo popolo appena 50 anni fa. Oggi quelle parole sono accettate e non più sconvolgenti ma entrate nel comune sentore.



Questa è la nostra proposta e sappiamo che altre soluzioni mediane non funzioneranno (così come non ha funzionato fino ad ora il concetto di valutare caso per caso).

La verità è che intercorrono troppe variabili soggettive e soggette a valutazioni troppo ampie e a volte opposte.

Ci vogliono parametri certi e oggettivi.

Una notizia quando è stata correttamente pubblicata non può diventare qualcosa di diverso nè nuocere senza essere cambiata di una virgola ma solo perchè è trascorso del tempo.

Non è vero che gli articoli scadono come lo yogurt, come qualcuno ha scritto in questi giorni.

Lo yogurt dopo un pò cambia e diventa qualcosa di diverso (acido e muffa per esempio).

Un articolo rimane uguale a se stesso eppure ci vogliono far credere che diventi qualcosa di diverso non cambiando.

Qui è solo una questione culturale: basta con la storia che un fatto “ci perseguita per tutta la vita”.

I giornali non possono già rivangare una storia vecchia se non c’è una ragione attuale.

I motori di ricerca?

Solo se li interroghi personalmente ti restituiscono risultati ma questo non equivale a “sbattere il mostro in prima pagina”.

Tutti devono comprendere che fatti di molto tempo fa possono anche non avere alcuna rilevanza oppure sì.

Cancellarli potrebbe essere un danno enorme per la collettività.

Occorre solo educazione e creare una cultura in materia.

Non ci meraviglieremmo se un concetto simile dovesse essere accolto (come in parte già è) da istituzioni estere e non in Italia.

Non ci meraviglieremmo se dovessimo ottenere giustizia in un paese che non è il nostro.

La verità è che il nostro Paese ci ha già tradito. Infinite volte.

a.b.