Anche l’ FBI aveva dubbi sugli ufo: ecco i documenti dell’indagine segreta

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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I DOCUMENTI. L’FBI voleva fare luce sugli ufo. E’ quanto emerge da documenti pubblicati di recente sul sito del Federal  Bureau of Investigation  e che rivelano un’ indagine segreta da parte degli agenti federali. Dal 3 luglio 1947 quando un oggetto non identificato si schiantò nei pressi della cittadina di Roswell nel New Mexico, il mondo cominciò ad interessarsi a quello strano fenomeno. Fu il proprietario di un ranch William Ware Mac Brazel  a rinvenire pezzi metallici nella sua proprietà e ad allertare la polizia locale. Si rincorsero voci sulla possibilità che i relitti trovati fossero di natura extraterrestre  ma l’FBI smentì tutto. In un comunicato stampa il 9 luglio  la polizia federale affermò che l’incidente era dovuto all’esplosione   di una palla sonda,  un sistema di sorveglianza teso a controllare attività sovietiche in campo nucleare.  Da allora non solo la polizia federale  dichiarò l’episodio archiviato ma affermò il suo totale disinteresse alla vicenda.

Una presa di posizione, questa, che non convinse mai del tutto  l’opinione pubblica. Durante il corso degli anni, infatti, numerose furono le  segnalazioni da parte degli abitanti di Roswell  circa le attività dell'aeronautica e dell'FBI nella zona. Alcuni dissero che  il personale dell'aeronautica portava dei relitti e dei corpi non umani in camion dell’ autorità federale. Altri ancora sostennero di essere stati interrogati dagli agenti, in seguito alle loro segnalazioni di oggetti volanti. Testimonianze queste, che dimostravano tutt’altro che un disinteresse della polizia  alla vicenda.

 VERBA VOLANT SCRIPTA MANENT

Così dicevano i latini. Ed  oggi, sono proprio i documenti pubblicati sul sito ufficiale dell’ FBI  a svelare l’indagine segreta che la polizia stava conducendo. Si tratta di lettere e scambi di informazioni tra gli agenti federali e le autorità locali  del New mexico, Utah, California, dove negli anni 40 erano frequenti gli avvistamenti “sospetti”. Anche l’FBI quindi aveva dubbi?

La cosa certa è che  voleva vederci chiaro. Non a caso   flying discs (dischi volanti) è l’oggetto che ricorre nelle lettere in questione. Testi dal contenuto chiaro e dettagliato in cui vengono  riportate le testimonianze di persone che hanno avvistato corpi volanti nel cielo. E’proprio quanto  dimostra un  rapporto  firmato dall' agente Cincinnati e datato all’8 luglio 1947. Secondo  il documento  destinato al quartier generale dell’FBI, alcuni agenti dell’Air Force  avrebbero  ritrovato un oggetto volante  nel New Mexico .  «Si tratta di  un disco di forma esagonale di  diametro di circa 22 metri e con una parte sopraelevata al centro» si legge nel rapporto che continua.

«Il disco era occupato da tre corpi di forma umanoide alti meno di un metro, vestiti con un tessuto metallico a trama molto fitta. Ogni corpo era avvolto in una specie di bendaggio simile alle tute anti gravità usate dai piloti collaudatori».

 E conclude «l’ Air Force ha portato i resti rinvenuti su  un aereo speciale diretto ai laboratori dove verranno eseguiti  esami ed accertamenti».

 Dello stesso tenore  è un altro file che riporta  un  avvistamento nello Utah. In una lettera indirizzata all’allora in carica direttore del Bureau Edgar Hoover, il 4 aprile 1949 gli agenti   riportavano la testimonianza di  una guardia armata di un negozio,  di un poliziotto della cittadina di Logan e di un agente della polizia stradale  che avevano avvistato un  «un oggetto di colore argenteo che si stava avvicinando alle montagne del Sardine Canyon»e  che «è sembrato esplodere in un'eruzione di fuoco». Seguirono numerose segnalazioni come quella del 20 agosto 1947 quando il colonnello Lieutenant dell’Air Force raccolse la dichiarazione di  una testimone in California.

«Ho avvistato un oggetto. Si trattava  di un corpo metallico perché rifletteva la luce del sole come una superficie di alluminio». Affermò la donna  che aggiunse «Sembrava essere un aereo ma emanava una luce strana ed aveva una traiettoria regolare. Questo fenomeno durò ben otto minuti».

A supportare la tesi secondo cui dietro le dichiarazioni di disinteresse dell’FBI si nascondesse in realtà una grande attenzione, sono le numerose  lettere di  Hoover ai  cittadini che fornivano la loro collaborazione. L’ allora direttore generale della polizia federale, infatti, esprimeva la sua gratitudine per le testimonianze rese. «La ringrazio personalmente» si legge in una  missiva  indirizzata ad un cittadino californiano «per la testimonianza resa all’FBI» e continua: «per future informazioni ed avvistamenti contatti l’agente speciale del nostro ufficio  di Los Angeles» segue  la firma in calce, Edgard Hoover

C’è ancora molto da chiarire sulla posizione dell’FBI ma i documenti oggi resi pubblici testimoniano un’indagine in corso. In una lettera  del 21 marzo 1960 il segretario della commissione di investigazione sui fenomeni aerei Richard Hall chiede alla polizia federale  che venga fatta chiarezza sulla sua linea politica.

«Voi avete sempre sostenuto che l’indagine sui fenomeni accaduti non rientra nella vostra giurisdizione e che  non è di vostra competenza», scrive Hall, «i fatti dimostrano il contrario. Ci risulta che un agente dell’FBI abbia chiesto ad un pizzaiolo del Michigan le  foto che aveva scattato e che immortalavano un disco volante. Cosa significa questo? L’FBI ha cambiato politica ed ora  si interessa al caso?»

 E la risposta della polizia federale non tarda  ad arrivare. «Le notizie che lei ha, signor Hall, sono inesatte e frutto di manipolazione mediatica».  E la lettera si  conclude  «L’FBI non ha mai  cambiato la sua  politica, sin dall’inizio».

Marirosa Barbieri 12/04/2011 20.11