DIMENTICANZE

La legge non c’è ma il Senato l’adotta lo stesso: diritto all’oblio per il sito istituzionale

Via libera alla deindicizzazione per chi ne farà richiesta

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La legge non c’è ma il Senato l’adotta lo stesso: diritto all’oblio per il sito istituzionale




ROMA. Ripeti, ripeti e ripeti alla fine si sono convinti tutti, persino le “autorevoli” istituzioni di questa Repubblica. Così anche il Senato (dopo la Camera nel 2013) ha deciso di adottare il “diritto all’oblio” per i contenuti relativi al proprio sito… dimenticando che non esiste una norma che prescriva tale “diritto”, che lo delinei precisamente e ne spieghi come e quando applicarlo, ritornando di fatto alla primitiva “tradizione orale”.
Ma tant’è e così il consiglio di Presidenza di Palazzo Madama ha approvato le proposte del "Gruppo di lavoro per l'esame delle istanze concernenti dati personali contenuti in atti parlamentari del Senato". Il Gruppo è presieduto dalla Vice Presidente Linda Lanzillotta ed è composto dai Senatori Questori Antonio De Poli, Laura Bottici e Lucio Malan, dai Senatori Segretari Rosa Maria Di Giorgi, Antonio Gentile, Hans Berger, Lucio Barani, Alessia Petraglia e Raffaele Volpi.
Compito del Gruppo è esaminare le istanze presentate dai cittadini che chiedono un diverso trattamento dei dati che li riguardano all'interno, ad esempio, delle interrogazioni parlamentari pubblicate nel sito del Senato. Dopo aver esaminato le singole istanze, il Gruppo di lavoro riferisce al Consiglio di Presidenza che adotta la decisione finale.

Un lavoro enorme che adotterà decisioni sulla base di criteri non dichiarati e al momento sconosciuti ma si spera almeno oggettivi ma una cosa è chiara: la decisione non potrà prevedere «in alcun caso la cancellazione o la modifica di atti parlamentari, ma solo l'adozione di misure informatiche finalizzate alla deindicizzazione dei documenti nell'ambito dei comuni motori di ricerca (a partire dal più importante, cioè Google). L'obiettivo, in altre parole, è far sì che i motori di ricerca non elenchino, nei risultati delle ricerche compiute dagli utenti, quegli atti parlamentari oggetto delle richieste accolte dal Senato».
Quindi di fatto il Senato non fa che legittimare la scelta di rendere soltanto più difficoltosa la ricerca di atti che non saranno cancellati, che non spariranno dal web ma bisognerà cercarli impiegando maggiore tempo e ingegno.

Così dopo le decisioni adottate, la pubblicazione nel sito www.senato.it di atti di sindacato ispettivo potrà essere integrata - su domanda dei cittadini interessati, ove accolta dal Consiglio di Presidenza - con la risposta del Governo che dichiara l'infondatezza delle informazioni riportate ovvero con l'aggiunta di altri documenti istituzionali dai quali risulti in maniera inequivoca il vero esito della vicenda oggetto del sindacato ispettivo.
Il Consiglio di Presidenza ha anche deciso l'ammissibilità delle richieste riguardanti atti delle Commissioni d'inchiesta, finora del tutto escluse dalla procedura del diritto all'oblio: d'ora in poi, le domande dei singoli cittadini verranno accolte, d'intesa con la Camera dei deputati, nei casi in cui siano presenti esigenze di sicurezza della persona.
Infine, conformemente a quanto già prevede la normativa della Camera, è stato deciso che le istanze non potranno essere presentate prima che siano trascorsi almeno tre anni dalla pubblicazione degli atti parlamentari ai quali si riferiscono.
Tutte le regole in materia di diritto all'oblio saranno pubblicate nel sito del Senato.
Quello che sorprende è come le più alte istituzioni legislative adottino “diritti” e “principi” che non sono sanciti da leggi e norme codificate. C’è invece la sensazione che tali provvedimenti siano poco ragionati (e ragionevoli) poichè dettati da esigenze molto di moda al momento che preferiscono nascondere informazioni di interesse pubblico invece di rendere effettiva la trasparenza obbligatoria per legge (quella sì).