L'INTERVENTO

Diritto all’oblio. L’esperto: «ecco cosa è e cosa non è»

Tra giurisprudenza e dottrina ecco le definizioni e gli ambiti di applicazione del diritto più controverso del momento

Redazione Pdn

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Massimo Franceschelli

Massimo Franceschelli




ABRUZZO. Ospitiamo di seguito l’intervento tecnico dell’avvocato Massimo Franceschelli sul diritto all’oblio. Il dibattito sulla opportunità o meno di applicare tale diritto anche ai giornali on line è aperto e ha subito di recente una accelerazione. Anche questo contributo può essere utile per arricchire di contenuti e sostanza il bilanciamento tra tutela della privacy e diritto di cronaca sulla rete Internet che i giudici di merito sono chiamati ad operare.    

Da alcuni anni, con l’avvento della rete, è invalso l’uso, o la «moda», da parte di destinatari di articoli e/o notizie di cronaca nera e/o giudiziaria (oggetto di indagini, perquisizioni, inquisizioni, procedimenti sanzionatori, carcerazione, ed altro), apparsi e/o pubblicati su quotidiani online, di chiedere ed intimare per via giudiziale (Garante per la privacy, Magistratura Ordinaria) la cancellazione dell’articolo e delle notizie e/o la cancellazione o l’oscuramento dei dati personali, invocando  il così detto «diritto all’oblio».
Tale uso, peraltro, non appare legittimo.
Invero, come da definizioni, meglio: dai significati attribuiti da dottrina e giurisprudenza, il diritto all’oblio è da intendersi come il diritto dell’individuo ad essere dimenticato a salvaguardia del riserbo imposto dal tempo ad una notizia e/o ad articoli di cronaca già resi di dominio pubblico. Esso implica il diritto di chiedere, appunto, la cancellazione dei dati e/o di fatti che descrivono l’immagine dell’individuo così risalente nel tempo da non corrispondere più all’attuale modo di essere.
Ancora, dottrina e giurisprudenza hanno riaffermato che -in applicazione di corretti principi generali del diritto di cronaca- come non va diffuso il fatto o la notizia, la cui diffusione (lesiva) non corrisponde più ad un interesse pubblico, così non va riproposta la vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente ad una attuale esigenza informativa.
Inoltre, nonostante la stretta contiguità tra riservatezza ed oblio, è il fattore tempo che distingue i due concetti: con il diritto all’oblio si intende impedire che la notizia già pubblicata e pubblicizzata, venga nuovamente «pubblicizzata» a distanza di un considerevole lasso di tempo. Il diritto all’oblio, tuttavia, non è rivolto a cancellare il passato, bensì a proteggere il presente, cioè a preservare il riserbo e la pace che il soggetto abbia ritrovato.
Sotto questo profilo, pertanto, non è legittimo invocare il diritto all’oblio, quando sia il breve tempo trascorso che l’attualità della notizia rivestano i requisiti di interesse del pubblico e dei cittadini all’informazione ed a conoscere la notizia di cronaca in tutti i suoi  particolari.
Deve anche essere precisato che, in applicazione dell’art.99 D.Lgs. n.196/2003, sub Titolo VII – Trattamento per scopi storici, statistici o scientifici – intestato “Compatibilità tra scopi e durata del trattamento”, esiste una giurisprudenza costante del Garante per la Protezione dei Dati Personali, preposto al diretto controllo della liceità del trattamento dei dati personali, quindi una serie di decisioni (anche recenti) che, nel respingere una serie di ricorsi volti ad ottenere l’aggiornamento delle notizie giudiziarie diffuse online, o comunque ad ottenere l’oscuramento dei dati del ricorrente o l’uso di iniziali in luogo del nome, hanno rilevato che “il trattamento, in origine effettuato per finalità giornalistiche, rientra ora, attraverso la conservazione nell’archivio online del quotidiano, tra i trattamenti effettuati per fini storici. Tale ulteriore finalità, per espressa previsione normativa (art.99, comma 1, del Codice), è considerata compatibile con i diversi scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti e trattati, rendendo pertanto lecito il perdurante trattamento” (Provv. 18 febbraio 2010 [doc. web n.1706475]; Provv. 15 luglio 2010 [doc. web n.1746654]; provv. 29 settembre 2010 [doc. web n.1763552]); provv. 22 luglio 2010 [doc. web n. 1748818]).
Pertanto, secondo il Garante per la privacy, le finalità storiche, connesse alla conservazione negli archivi dei quotidiani online dei testi degli articoli a suo tempo pubblicati, rendono il trattamento dei dati perfettamente lecito, senza possibilità di ottenerne la rimozione o l’oscuramento.
Diversamente, ma con risultati in definitiva coincidenti, la Corte di Cassazione ha stabilito una serie di principi:

I.-      Il diritto all’oblio, o diritto alla riservatezza, è in contrasto con il diritto di cronaca e con l’attualità della notizia e l’interesse pubblico all’informazione. Anche a distanza di tempo, un fatto precedente, per altri eventi sopravvenuti, ritorna di attualità; l’attualità comporta la compressione dei beni giuridici della riservatezza, dell’onore e della reputazione: (Cass. Sez. 3°, sentenza n.3679 del 9.4.1998). Nella specie decisa dalla Suprema Corte, il così detto diritto all’oblio, definito per la prima volta in motivazione dalla Cassazione, quale nuovo profilo del diritto alla riservatezza, è stato riconosciuto con riferimento non soltanto al lungo tempo trascorso dalla pubblicazione della notizia, ma anche alla inesistenza di altri eventi sopravvenuti nel frattempo, essendo stata dimostrata la totale estraneità della persona menzionata al processo relativo ai più gravi fatti criminosi accaduti in Sicilia negli anni ottanta e una deposizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia dalla quale risultava che la medesima non aveva ceduto alle intimidazioni mafiose in suo danno.

II.-    “Attualità della notizia e attualità dell’interesse pubblico costituiscono risvolti di una delle condizioni alle quali è subordinato l’esercizio del diritto di cronaca e di critica che, sostanziando quel presidio costituzionale, giustifica il sacrificio degli anzidetti beni giuridici ed integra, sul piano penale, la speciale esimente di cui all’art.51 c.p.. Il decorso del tempo può attenuare l’attualità della notizia e far scemare, al tempo stesso, anche l’interesse pubblico all’informazione” [=leggesi in motivazione di Cass. Sez.V penale 17 luglio-24 novembre 2009 n.45051 nel  procedimento su ricorso di V.B. e di F.V.
La vicenda oggetto della su riportata decisione, ha riguardato una distorta ricostruzione – durante una trasmissione televisiva ben nota dedicata all’omicidio di F.D.T.A., noto alla cronaca nera di oltre venti anni prima come delitto dell’[OMISSIS] (dalla località in cui venne commesso)– della notizia, relativamente alla quale si effettuavano commenti, congetture ed illazioni del tutto infondate, senza precisare che alla fine il processo si era risolto con l’assoluzione del presunto omicida.
Da quanto sopra riportato, sulla scorta dei principi dati dalla Cassazione, si evince l’errore di fondo da cui partono tutti i richiedenti l’applicazione del così detto «diritto all’oblio» per notizie e/o articoli di cronaca nera e/o giudiziaria, risalenti a pochi anni prima, pienamente attuali e di attuale interesse pubblico, essendo le vicende giudiziarie di natura penale non ancora concluse, dovendosi anche attendere gli eventuali gradi di giudizio e l’eventuale definitività delle decisioni della Magistratura . E l’interesse dei lettori e utenti dei siti web è ancora quello attuale di essere pienamente informati del prosieguo e conclusione del procedimento penale.

III.-    Anche in tema di memorizzazione di articoli nella rete internet, la Suprema Corte (cfr. Cass. Sez.III Civile sent. n.5525 del 5 aprile 2012) ha fatto applicazione dei su descritti principi, con riferimento ad articolo del 22 aprile 1993 pubblicato sul Corriere della Sera (dal titolo “Arrestato per corruzione T.M., psi ex presidente della municipalizzata di Seregno”) e successivamente consultabile in versione informatica mediante accesso al sito www.corriere.it; in ordine al quale l’interessato aveva chiesto la «rimozione dei dati giudiziari» ed il «blocco dei dati personali che lo riguardavano» (richieste respinte sia dal Garante che del Tribunale di Milano), in considerazione dell’esito finale dell’inchiesta giudiziaria conclusasi con il proscioglimento del medesimo.
Si legge nella motivazione:
“Rispetto all’interesse del soggetto e non vedere ulteriormente divulgate notizie di cronaca che lo riguardano, si pone peraltro l’ipotesi che sussista o subentri l’interesse pubblico alla relativa conoscenza e divulgazione per particolari esigenze di carattere storico, didattico, culturale o più in generale deponenti per il persistente interesse sociale riguardo ad esse.

Un fatto di cronaca può, a tale stregua, assumere rilevanza quale fatto storico, il che può giustificare la permanenza del dato mediante la conservazione in archivi altri e diversi (es. archivio storico) da quello in cui esso è stato originariamente collocato”.
Come si può immediatamente evincere e ribadire dai su riportati principi:
a) il così detto «diritto all’oblio» sorge nel momento in cui, per il notevole tempo ormai trascorso dalla «pubblicazione», meglio: dalla «inserzione nel sito internet» della notizia e/o dell’articolo, sono venuti a cessare l’attualità della notizia e l’interesse pubblico;
b) un fatto di cronaca, relativo a vicende giudiziarie penali da tempo trascorse, può assumere rilevanza quale fatto storico e può essere legittimamente conservato nell’archivio storico, in applicazione dell’art.99, 1° e 2° comma, D.Lgs. n.196/2003.
Pertanto, appaiono senza giustificazione e del tutto illegittime le richieste (sia stragiudiziali che giudiziali) di rimozione e/o oscuramento di articoli, notizie e dati personali per fatti di cronaca ancora attuali, per i quali il tempo trascorso non sia rilevante e tale da richiedere che il fatto stesso, con tutti i suoi risvolti, sia dimenticato dal pubblico.
               

Massimo Franceschelli