CONTRO PDN

Oltre il diritto all’Oblio. L’ultimo affronto: la censura preventiva

Pallotta(Odg)«deriva inaccettabile contro una testata presa di mira»

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

13510

censura intimidazione




ABRUZZO. Una mail inviata sabato scorso da un avvocato alla redazione di PrimaDaNoi.it ci informava di una perquisizione con contestuale sequestro di droga in un locale pubblico del centro di Pescara.
Una notizia con particolari e indicazioni precise ma con la “avvertenza” di non pubblicare altrimenti sarebbero stati guai (ovviamente giudiziari).
Una missiva particolarmente sgradita che è stata subito girata al presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, a quello nazionale Enzo Iacopino e che sarà inviata anche al presidente dell’Ordine degli avvocati per interrogarlo su eventuali violazioni deontologiche del professionista avvocato che ha firmato l’avvertimento.
Il testo della email recita:

 

Egregi Signori,
scrivo in nome e per conto del Sig. ***** ****, nato a ***** **** il 08/07/1980 per significare quanto segue.
A seguito di perquisizione effettuata la notte scorsa dai Carabinieri di Pescara, il mio Assistito è stato indagato per detenzione di sostanza stupefacente.
Le operazioni si sono svolte presso il locale di cui è titolare, denominato Bar ****** in ******* a Pescara.
Con la presente, nel caso in cui la notizia sia giunta presso la Vostra redazione ed abbiate intenzione di pubblicarla, Vi diffido formalmente dal pubblicare il nome e i dati identificativi del mio Cliente nonché l’insegna del locale presso il quale sono avvenuti i fatti.
Diversamente, sarò costretto a rivolgermi all’Autorità Giudiziaria per la tutela dei diritti dell’indagato, compreso il risarcimento dei danni.
Distinti saluti.
Firma



 

 

 


L’avvocato è riuscito a prodursi in qualcosa che -nonostante l’esperienza- non avevamo ancora visto e la vicenda ha anche sfumature grottesche non tanto perché è lui stesso che fornisce una notizia per poi impedirne la pubblicazione, quanto per il fatto che poi le autorità e le forze dell’ordine questa notizia non l’hanno mai divulgata.
Si tratta comunque di un fatto grave che esprime il livello di degrado civile che si è raggiunto in Abruzzo sul tema della libertà dell’informazione e nello specifico nei confronti di questo quotidiano che con sempre più fatica cerca di assicurare un prodotto giornalistico dignitoso, scontrandosi contro i poteri forti, la politica locale e vendicativa, le querele intimidatorie e trasversali e soprattutto contro gli effetti perversi e nefasti delle due sentenze dei giudici di Ortona che ormai hanno fatto il giro della Nazione e che hanno stabilito un diritto all’oblio e la cancellazione di articoli (diritto che non è previsto da alcuna norma).
L’assurdità di questa vicenda è data anche dal fatto che dal 2010 ad oggi, anno della prima sentenza che ci ha visti soccombere in primo grado, molti avvocati hanno approfittato della nostra estrema buona fede nella pubblicazione delle nostre sentenze per attaccarci. Dunque la trasparenza ci si è ritorta contro, e così si è data la stura a decine e decine di diffide, intimidazioni, imposizioni e soprattutto oltre 80 articoli cancellati dai motori di ricerca e dal nostro archivio digitale.
Dal punto di vista strettamente giuridico ogni legale ha interpretato la legge sulla privacy, le sentenze, la Cassazione come meglio ha creduto spesso arrivando a produrre argomentazioni ridicole e umilianti se si considera che giungono da professionisti. Il fine è sempre quello di minacciare azioni giudiziarie e richiesta di presunti danni, di fatto squarciando la libertà di autodeterminazione dei giornalisti e di fatto intimorendoli con la minaccia di azioni e pericoli futuri.
Come avevamo annunciato, vista l’assoluta mancanza di tutela da parte della giustizia e le peregrine e originali sentenze ortonesi non abbiamo potuto opporre resistenza alcuna nei confronti di legali che ci hanno imposto l’oblio approfittando del nostro stato di precarietà.
Quello di oggi è solo l’ultima deriva indegna di una situazione che non siamo più disposti a tollerare per cui da oggi in poi pubblicheremo tutte le comunicazioni di questo genere e solleciteremo l’intervento dell’ordine degli avvocati qualora si dovessero ravvisare gravi violazioni deontologiche.
Mentre ci si interroga su come regolamentare il diritto all’oblio c’è chi ha già trovato la soluzione: vietare la pubblicazione.
Minacciare di rivolgersi all’autorità giudiziaria senza aver alcun titolo e alcun diritto da spendere è a nostro avviso una prevaricazione bella e buona ed una minaccia che come detto non siamo più disposti a tollerare.
Nelle prossime settimane pubblicheremo tutte le altre diffide ricevute in questi anni oltre alle querele sporte nei nostri confronti che ci continuano a zavorrare e rischiano di soffocarci. Ma crediamo sia giusto che la gente sappia che cosa ci viene contestato e in che modo.

PALLOTTA:«UNA TESTATA PRESA DI MIRA»
«A questo punto devo pensare che PrimaDaNoi.it sia stata presa di mira e che queste siano le conseguenze di quelle sentenze di Ortona di cui tanto abbiamo parlato», ha detto Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, «ora però la situazione non è più tollerabile e non è più ammissibile che si arrivi a scrivere cose di questo genere come una diffida preventiva. Dove siamo arrivati? E che ne è del diritto di cronaca e della libertà di informare e del diritto a sapere dei cittadini? Proporrò al prossimo Consiglio una mozione per sensibilizzare e far conoscere il problema per poi prendere iniziative forti e decise. Queste cose vanno conosciute e divulgate per cui PrimaDaNoi.it fa bene a pubblicare tutto integralmente e come Ordine sono disposto a difendere in tutte le sedi la testata da ogni ulteriore attacco indegno. Sono disposto anche ad incatenarmi o a dimettermi se non sarò sostenuto in questa battaglia che è a difesa della libertà di tutti e non solo di un giornalista. Si stanno raggiungendo livelli tanto bassi quanto pericolosi».
a.b.