DENTRO LA TRUFFA

Ecco come lavora chi vi truffa on line

L’inchiesta di Lanciano svela la «struttura aziendalistica» di chi si prende gioco degli internauti

Redazione Pdn

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Ecco come lavora chi vi truffa on line




LANCIANO. Truffe seriali iniziate almeno nel 2009. Si mettevano on line sui siti come Ebay o Subito.it smartphone, tablet, notebook e prodotti tecnologici vari, creando falsi profili, talvolta usando anche identità di persone all’oscuro di tutto.
Nel mirino dei delinquenti è finito anche un poliziotto, vittima, a cui è stata rubata l’identità.
Ieri la procura di Lanciano, coordinata dal procuratore Francesco Menditto, ha arrestato due persone, altre 2 sono ricercate. L’indagine conta però altri 17 indagati e sono state 11 le perquisizioni eseguite. Un migliaio le parti offese, solo in parte identificate, e un giro d’affari di 500 mila euro su tutto il territorio nazionale.
Le finte vendite sono state denunciate alla Sezione Polizia Postale di Chieti che ha fatto partire le indagini. L'operazione ha visto impegnati gli agenti del Commissariato di Lanciano, del Reparto Volo di Pescara e del Reparto Prevenzione Crimine Abruzzo di Pescara.
Gli inquirenti sostengono di aver ricostruito il modus operandi dei presunti truffatori: il loro ‘lavoro’ viene paragonato a quello di una vera e propria ‘azienda’. Ogni componente aveva un ruolo ben definito, sapeva cosa fare e lo faceva, in maniera «spregiudicata».
Questa inchiesta offre uno spaccato interessante di come agiscono tutti quelli che si prendono gioco di chi decide di fare acquisti on line. Dunque è utile conoscere per evitare di cascarci o prendere le adeguate contromisure.
Spesso a cascarci sono quelli meno accorti, quelli che non si rendono contro che il bene messo in vendita ha un prezzo troppo basso e dunque c’è la magagna. Altre volte, però, anche in apparenza può sembrare tutto perfetto, come mostra questa inchiesta: prodotti reali, competitivi, feedback positivi.
Eppure anche qui c’era la truffa, dicono gli investigatori.

ACCOUNT FINTI PER COMMENTI POSITIVI
Il gruppo, capitanato da Maurizio Aramino, 45 anni, di Lanciano e Gianfranco Rossi, 46 anni, di Lanciano, da ieri in carcere, agiva grazie alla creazione ‘in proprio’ di nuovi utenti con i quali attuare le vendite fraudolente e dunque creare artificiosi giudizi positivi in favore di altri utenti della stessa organizzazione.
In questo modo riuscivano a generare un numero sufficiente di feedback positivi tale da invogliare gli ignari utenti all’acquisto.
E proprio i feedback positivi erano importantissimi tanto che non si gradivano quelli negativi. Quando arrivavano si passava alle minacce come quelle registrate ai danni di un cittadino aquilano.
Maurizio Aramino avvertì telefonicamente il compratore insoddisfatto: «..ma speriamo.. non solo che ti debba succedere qualcosa.. ma speriamo che L’Aquila ti ricaschi in testa un’altra volta… ci è successo un guaio, 26.000 euro… tu mi lasci il negativo?.. OMISSIS sarai anche un pivello… io, il negativo, non voglio neanche che me lo lasci.. come ti tornano indietro quei soldi, mangiateli a medicine.. tu e tutti i famigliari… speriamo che stanotte a distanza di 2 anni e 2 giorni, 4 giorni… L’Aquila ti cada ancora in testa… OMISSIS non ti vergogni, speriamo che L’Aquila, stanotte ti cada di nuovo addosso …stanotte deve cadere addosso a te».

STRUTTURA AZIENDALE
«Il sodalizio criminoso», scrivono gli inquirenti, «si avvale di una struttura organizzativa piuttosto significativa: utenze cellulari di volta in volta diverse, di strumenti di ricezione dei pagamenti di volta in volta modificati».
Per gli inquirenti si trattava, a ben vedere, di «un’organizzazione di tipo quasi aziendalistico, perché gli indagati, organizzavano i propri ruoli, i passaggi di denaro (anche attraverso artificiosi e sofisticati meccanismi di fraud collusion)».
Aramino sebbene sia indicato dagli inquirenti come il vertice dell’organizzazione «quasi mai compare in prima persona nell’ambito delle singole truffe tanto è vero che nessuna delle querele delle parti lese è diretta contro di lui, proprio perché nessuno dei truffati sapeva di avere rapporti con l’Aramino».
Ma gli investigatori hanno comunque scoperto, soprattutto dalle attività di captazione telefonica e dai tabulati, che l’uomo era titolare o utilizzatore di molte delle utenze telefoniche («numerose e cambiate con notevole celerità») indicate come proprie dell’account venditore.

COME LAVORANO
Ma com’era organizzato il lavoro? Nel periodo appena precedente la messa in atto delle truffe gli organizzatori provvedono a procurarsi il materiale tecnologico da utilizzare come “specchietto per le allodole”. Nella seconda fase Aramino e Rossi utilizzando le immagini fotografiche degli oggetti e dei documenti fiscali dimostrativi (regolari fatture o ricevute), provvede ad inserire sull’account E-bay gli annunci di vendita.
Le prime vendite avvengono in modo regolare in quanto il materiale viene fatto recapitare agli acquirenti, al fine di ottenere feedback positivi e non ingenerare sospetti; dopo alcune vendite regolari i successivi acquirenti vengono frodati, in quanto i beni pagati non vengono più spediti.
Per gli annunci fraudolenti vengono anche variate le modalità di pagamento; infatti i pagamenti inizialmente avvengono tramite Paypal, di seguito invece a mezzo di bonifici su conti correnti o ricariche di carte prepagate; il relativo denaro, appena disponibile, viene immediatamente monetizzato dalle “teste di legno”, tramite prelievi agli sportelli bancomat.

«TOTALE DISPREZZO DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA»
Gli inquirenti sottolineano inoltre il «totale disprezzo e noncuranza che Aramino ha dei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria emessi nei suoi confronti (le numerose sentenze di condanna, ma anche l’avviso orale del Questore di Chieti), provvedimenti che cerca di eludere ed in qualche modo aggirare anche attraverso la simulazione di attività economiche volte a far credere ad un possibile ravvedimento dell’indagato.
Nel corso delle intercettazioni, infatti, gli inquirenti hanno ascoltato delle conversazioni nelle quali Aramino allude alla creazione artificiosa di una carrozzeria «per far apparire l’esistenza di un’attività economica dalla quale trarre risorse economiche lecite».
Ma gli investigatori non gli credono.

GLI ACCOUNT
Gli account eBay che sono stati creati (a partire dal 2009) per la perpetrazione dei reati di truffa contestata a questi indagati sono tanti. Gli inquirenti li hanno resi noti, magari qualche altro compratore può riconoscerli.
1. “master.vantec” di Franco PAPARELLA
2. “shops_center” di Gianfranco DI GIROLAMO
3. “k-golden-k” di Fabrizio VALERIO
4. “esse_di_esse” di DE GIORGIS Nicoletta
5. “orion.elettronic” di VELLA Sebastiano
6. “costuiler” di MASTRANGELO Costantino
7. “premiunt” di VACANTE Vito
8. “alsemione” di GRILLI Roberta

Alessandra Lotti