POST MORTEM

Caro estinto, quando le password di email e Facebook finiscono nel testamento

«Le risorse digitali sono diventate preziose come i beni materiali»

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

5526

Caro estinto, quando le password di email e Facebook finiscono nel testamento




ROMA. Uno studio legale di Adelaide sta consigliando ai suoi clienti di includere nei loro testamenti nomi utente e password per le loro mail, banking online, blog, Instagram e account dei social media.
Ed è un consiglio corretto, per Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, perché i parenti e gli eredi in generale con l’avvento delle nuove tecnologie che hanno pervaso la vita quotidiana della generalità dei cittadini, sono esposti a ulteriori dolori e difficoltà quando si cerca di gestire i beni virtuali del caro estinto.
«Non è sbagliato», spiega D’Agata, «raccomandare ai propri clienti di prendere in considerazione la loro presenza online e le istruzioni di cui hanno bisogno i parenti o gli esecutori testamentari ad esempio con i nomi di domini, password e foto».


Molte persone, infatti, sottovalutano tutti gli aspetti connessi a ciò che resta di noi nel mondo della virtualità dopo il trapasso a miglior vita perché nessun gestore di social network o di posta è in grado, ad oggi, di avvisare i parenti in caso di morte dell’utente anche perché nella generalità dei casi non è possibile identificare i prossimi congiunti.
«Ovviamente chi è presente sui social network deve prestare la massima attenzione a conservare per iscritto nel modo più sicuro i propri dati identificativi», spiega D’Agata.
L’avvocato di Adelaide ha anche messo in guardia i clienti a seguire la sicurezza di base su internet e mantenere le proprie password separati dai propri nomi utente per prevenire il furto di identità dopo la morte.
Allo stesso tempo, mentre c’è chi consiglia di salvaguardare i proprio dati identificativi dopo la morte, c’è chi tra i professionisti del web, sta preparando propri testamenti digitali perché vuole proteggere in modo permanente la propria reputazione online e quindi dopo la morte.
Lo Sportello dei diritti chiede però di garantire con una normativa ad hoc, che dovrebbe essere presa in considerazione dal legislatore, la tutela anche dopo la morte della massima sicurezza e della riservatezza di tutti coloro che operano sul web.