Privacy e cronaca: la protesta di PrimaDaNoi.it: «cancelleremo sempre gli articoli»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Come previsto, la sentenza del giudice di Ortona che ha condannato questo quotidiano ad una multa di 5mila euro per aver violato la privacy ha prodotto i suoi effetti.

In questi giorni sono state già cinque le richieste di persone che a vario titolo hanno chiesto la rimozione di articoli che a loro dire ledevano l’onore. Tutte persone che sono finite tra le colonne di cronaca e dunque nel nostro archivio per fatti giudiziari. C’è chi si riferisce a fatti avvenuti 4 anni fa chi ad appena due anni fa. Chi chiama perché i nipotini iniziano a navigare sul web e sarebbe poco carino si imbattessero in un articolo che magari parli dello zio o del nonno. Chi chiama per la figlia che è «brava ragazza ed è stata tirata dentro ingiustamente», poi chiama l’avvocato dell’imprenditore, del ristoratore, c’è chi diffida, chi prova con le buone, chi si affida direttamente alle carte bollate.

La sentenza, che come detto non accettiamo perché incomprensibile e illogica, fa prevalere il diritto del singolo sul bene comune dell’informazione e del diritto di cronaca avviando un precedente pericoloso: quello della cancellazione di informazioni che si ritengono scadute. Il giudice ha infatti stabilito che il ciclo vitale di una notizia è di sei mesi, scaduto quel termine la notizia stessa perde il suo interesse pubblico che giustifica la pubblicazione.

Per queste ragioni PrimaDaNoi.it da oggi avvia una protesta che si concretizzerà nel cancellare tutti gli articoli che ci verranno richiesti perché crediamo che uno dei principi cardini di uno stato civile sia quello che “la legge è uguale per tutti”. Se è vero, non si capisce perché i coniugi che hanno tentato in tutti i modi di ottenere la cancellazione delle informazioni che li riguardavano debbano essere tutelati e gli altri no.

Dunque, applicheremo lo stesso principio applicato dal giudice ai nostri dani a chiunque ne farà richiesta. Di fatto è come se per noi fosse già in vigore il disegno di legge Lussana, una proposta di legge molto discussa e che permetterebbe -se approvata- di concedere il diritto di cancellare articoli (perfetti e non diffamatori) a chi ne fa richiesta. In questo modo spariranno dal web notizie che quando sono state pubblicate erano di interesse pubblico.

Verrà meno in questo modo il diritto ad essere informati di tutti voi che nel tempo troverete sempre meno notizie, sempre meno informazioni.

Che ci importa se verrà cancellata la notizia di Tizio o Caio, potrebbe obiettare qualcuno. Potrebbe non importare oppure potrebbe essere vitale se in qualche modo dovete fare un accordo, lavorare, entrare in contatto o chissà cos’altro proprio con quella persona protagonista dell’articolo cancellato  e magari potrebbe esservi utile sapere dei suoi trascorsi (ed eventualmente della sua assoluzione).

In una apposita pagina poi inseriremo l’elenco di tutti i titoli degli articoli che sono stati cancellati così da potere almeno immaginare quali informazioni non troverete più.

Da oggi dunque per effetto della sentenza che ci condanna cancelleremo tutti gli articoli evitando di sopportare sgradevoli colloqui o minacce di azioni giudiziarie. Come detto non siamo più in grado di difendere e tutelare il nostro diritto di cronaca ed il vostro diritto ad essere informati per cause non dipendenti dalla nostra volontà

LA DIFFIDA DELL’AVVOCATO GIANLUCA DI BLASIO DA MONTESILVANO

L’ultimo “invito” a far sparire informazioni e articoli è quello dell’avvocato Gianluca Di Blasio, arrestato nell’ambito di una costola dell’inchiesta Ciclone accusato, ex direttore generale dell'azienda speciale "Deborah Ferrigno" di Montesilvano , accusato, in concorso con l'ex sindaco Enzo Cantagallo, di concussione e abuso, aggravata e continuata.

«Sul vostro sito», scrive oggi l'avvocato Di Blasio, «compare ancora un articolo pubblicato l’08.01.2008 dal titolo “TANGENTI MONTESILVANO ARRESTATO EX DIRETTORE AZIENDA SPECIALE”. Come ben saprete, mai è stata mossa allo scrivente un’accusa di “tangenti”, sicché l’articolo si presenta oggettivamente diffamatorio, e produttivo di irrimediabili danni, atteso l’elevato numero di letture (ben oltre diciottomila). Nei vari passaggi dell’articolo, poi, si prosegue nell’affermazione di ulteriori elementi falsi a tendenziosi.

Vi diffido, pertanto a rimuoverlo immediatamente, preannunciando che, decorsi invano 3 giorni, depositerò richiesta di misura cautelare. Salva ogni azione risarcitoria. Distinti saluti. Avv. Gianluca Di Blasio».

E’ curioso che dopo tre anni l’avvocato Di Blasio si sia accorto dell’articolo e del suo potenziale diffamatorio.

Sul primo rilievo nel titolo “Tangenti Montesilvano” indicava il fatto che l’inchiesta era un filone dell’inchiesta Ciclone la nota indagine che avrebbe portato alla luce presunte tangenti. L’equivoco ci può stare benchè il titolo è stato fatto dopo 5 minuti dalla notizia dell’arresto e con gli elementi a disposizione. Per questo, accogliendo le argomentazionei del’avvocato, dal titolo è sparita la parola “tangenti” (accusa che non era affatto ripetuta nel testo) e siccome alla richiesta intendiamo dare seguito integralmente -nonostante l’intera vicenda giudiziaria non sia chiusa-, cancelleremo anche questo articolo a beneficio della “privacy” dell’avvocato Di Blasio.

Sulle diverse richieste di cancellazione ne daremo conto e come detto l’elenco degli articoli spariti nel nulla comparirà in una apposita sezione.

ANSO:«VUOTO NORMATIVO PERICOLOSO»

Sulla condanna PrimaDaNoi.it è intervenuto anche l’Anso, l’Associazione nazionale stampa online, di cui facciamo parte, che ha evidenziato la necessità di normare il settore affinchè diritti e doveri siano chiari per tutti.

«Da tempo Anso», si legge in una nota, «sta riflettendo sulla necessità di confrontarsi, dibattere e capire come affrontare la questione del diritto all’oblio e alla privacy declinati secondo Internet e i nuovi media.

La recente condanna del quotidiano online abruzzese PrimaDaNoi.it sottolinea l’attualità di questa

riflessione e l’urgente bisogno di regolamentare in maniera chiara la materia, specialmente se applicata alla rete». L’associazione che racchiude decine di quotidiani on line d’Italia sostiene che «non è possibile essere condannati da un giudice al pagamento di 5 mila euro e spese processuali, non perché l’articolo in questione sia stato scritto senza rispettare le norme del buon giornalismo - dato che nemmeno i ricorrenti hanno contestato il pezzo - ma per violazione della privacy. Soprattutto quando l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali si era in precedenza espressa diversamente, non rilevando alcuna violazione. A fare le spese del vuoto normativo sulla disciplina di cronaca e privacy sono soprattutto i quotidiani online, perché il mezzo che si utilizza - la rete - è complesso e spesso nella gestione e nella ricerca delle informazioni, le testate online e i motori di ricerca vengono confusi. La vicenda di PrimaDaNoi.it ne è una prova e apre scenari nuovi: in ogni momento chiunque può richiedere la cancellazione di un articolo dall’archivio di un giornale. All’editore, che dopo questa sentenza rischia una multa, non resterà che adeguarsi».

«Non si può permettere che la storia si ripeta - e sono diverse le segnalazioni arrivate ad Anso», si legge sempre nella nota, «un editore debba essere costretto al ricorso, attendendo la pronuncia della Cassazione. Come ribadisce da anni Anso, è necessaria la convocazione degli Stati generali dell’editoria per una riforma che regolamenti il settore, liberando ogni utente della rete da questo limbo. E da questo genere di sentenze».

IL DIRITTO ALL’OBLIO? ED I LIBRI?

Mentre si spinge verso l’oblio la Rete in nome di un distorto diritto della privacy più che i giudici il legislatore dovrà risolvere anche l’incongruenza della disparità di trattamento tra giornali cartacei e quotidiani on line ma anche tra questi ultimi ed i libri, specie quelli giornalistici di inchiesta e approfondimento, sempre più letti.

Perché allora la notizia di cronaca sul web dovrebbe avere una scadenza di sei mesi (come ha stabilito il giudice di Ortona) e le notizie contenute nei libri no?

Ancora una differenza tra carta e web?

Allora parliamo solo di web: Google ha un ormai famoso servizio di indicizzazione dei libri (e del loro contenuto), dunque è possibile con una ricerca spulciare tra miliardi di pagine di libri grazie al web. Perché quelle informazioni non violano la privacy?

E poi solo pochi giorni fa la Cassazione ha stabilito che i giornali possono fare i nomi degli evasori ma dovendo applicare il principio del giudice di Ortona dopo sei mesi quei nomi dovrebbero sparire.

06/04/2011 8.27