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Facebook sotto pressione sul riconoscimento facciale in Europa

Marck Zuckerberg pressato dalle regole sulla privacy Ue

Marirosa Barbieri

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Facebook sotto pressione sul riconoscimento facciale in Europa
USA. Ha promesso all’Ue di eliminare l’opzione “tag suggestions”. Quella che permette di taggare nelle foto gli utenti sulla base di un riconoscimento facciale e che tanto infastidisce i sostenitori della privacy.


Solo che ad oggi, Marck Zuckerberg, una decisione non l’ha ancora ufficialmente presa. Da una parte ci sono i mercati che pressano, dall’altra le stringenti regole sulla privacy.
Il riconoscimento automatico dei volti funziona così: identifica le persone che compaiono nelle foto caricate e suggerisce i nomi da taggare. Unica condizione è che la persona da identificare debba essere registrata sul social network. Il software di riconoscimento facciale è stato sviluppato da una società israeliana, Face.com.
L’opzione è automatica ma gli utenti hanno la possibilità di spuntarla alla voce impostazioni sulla privacy. L’Europa è stata intransigente e Facebook ha promesso alle autorità di regolamentazione europee di aprire un'istruttoria per verificare se le pratiche di raccolta della società di dati siano conformi alle norme europee sulla privacy.
La Commissione per la Protezione dei Dati Irlandese che in Europa disciplina l'argomento ha detto che per ora Facebook ha messo in atto la maggior parte delle raccomandazioni sulla privacy.
E Facebook che tiene al mercato Ue (un utente su quattro è europeo) fa sapere: «continueremo a lavorare insieme per assicurarci di mantenere la conformità con normativa europea sulla protezione dei dati».
I buoni propositi di Zuckerberg non convincono il senatore Al Franken, democratico del Minnesota, che ha descritto il social network come «la più grande banca dati privata mondo di stampe fronte senza il consenso esplicito degli utenti».
«Stanno calcando troppo la mano», ha detto inoltre Brian Wieser, analista del gruppo di ricerca Pivotal, di New York, «fanno come chi non sa di aver infranto una legge fino a quando qualcuno non gli dice di aver infranto una legge».