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4 miliardi di video visti al giorno. Il futuro del giornalismo è nelle mani di Youtube

Più di 72 ore di video ogni minuto vengono scaricati dalla piattaforma

Redazione Pdn

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4 miliardi di video visti al giorno. Il futuro del giornalismo è nelle mani di Youtube
MONDO. E’ popolare, immediato, suggestivo. I requisiti ce li ha tutti per diventare l’incarnazione del giornalismo 2.0 (forse anche 3.0).

E' Youtube, la piattaforma di video sharing più grande al mondo sta diventando un’agenzia stampa. Come Reuters, come l’Ansa per capirci. Sempre più persone cliccano ogni giorno i contenuti per sapere cosa accade ad un soffio da loro, o nelle terre infuocate del Medio Oriente.
Chi ha ucciso chi, quanti morti ci sono stati, quali gli effetti del terremoto. Sono le curiosità più cliccate, quelle che tirano di più. In nome della vecchia regola bad news is good news (una brutta notizia è una buona notizia). Un fenomeno che ha conosciuto il suo successo anche grazie alla facilità di utilizzo da parte degli utenti che vogliono caricare contenuti così da trasformare ogni cittadino in un potenziale testimone-"giornalista".
20 mln sono i clic registrati sul video del terremoto giapponese in cui lo tsunami invade l’aeroporto di Sendai tanto per capire la portata.
E questo lo sanno bene i grandi newsmaker che già corteggiano da tempo Google (proprietario di Youtube) per stringere partnership. E la professione giornalistica? Tutti possono diventare reporters postando e scambiando e condividendo video amatoriali. Ma a farne le spese è l’attendibilità della notizia, non facilmente verificabile nel dispersivo cosmo Youtube.
Il centro di ricerca Pew Research Center's Project for Excellence in Journalism ha monitorato per 15 mesi i video più popolari caricati sulla piattaforma (da gennaio 2011 a marzo 2012). Ha analizzato 260 video nella sezione news & politics di YouTube, l’argomento, l’autore e molto altro.

PRIMA I DRAMMI POI LE NOTIZIE ORDINARIE
La prima tendenza emersa dallo studio è la maggiore concentrazione di clic sulle notizie drammatiche. La maggior parte del traffico Youtube si è diretto su contenuti relativi al terremoto giapponese nelle settimane successive all’evento. Seguito dalle elezioni in Russia e dalle crisi in Medio Oriente, dalla morte di Osama Bin Laden, da incidenti mortali con la moto e con l’auto.
Più di un terzo dei video più guardati (39%) è stato pubblicato da gente comune. Il 51% dalle agenzie stampa, il 5% da gruppi politici, ed il restante 5% da persone non identificate.
Un altro aspetto venuto fuori dalla ricerca riguarda la bassa propensione a cliccare video sui personaggi. Si tende a cercare notizie che riguardino il gruppo non il singolo. Il 65% dei clic non è rivolto a nessun personaggio. Tra i pochi singoli visualizzati c’è il presidente Barack Obama.
A differenza delle notizie via tv la durata dei video Youtube varia e di molto. Di solito durano 2 minuti ed un secondi (più di una notizia su una tv locale di 41 secondi). Il range di tempo di durata oscilla da meno di un minuto (29%) ad uno massimo due minuti (21%), da due a cinque minuti (33%) a più di cinque minuti (18%)

COCA COLA, CHEESBURGER E YOUTUBE
YouTube è parte integrante dell’American life. Indispensabile come lo sono la Coca Cola ed un cheeseburger per un americano doc.
Dall’indagine condotta emerge che più di 72 ore di video vengono scaricati da Youtube ogni minuto. Si registrano 4 miliardi di visite ai video al giorno. Il 30% mondiale di visualizzazioni proviene solo dagli Stati Uniti.
E Youtube, si legge sempre sulla ricerca, offre un consumo on demand che soddisfa l’interesse della gente che spesso non si accontenta di qualche minuto di notiziario.

LA YOUTUBIZZAZIONE
Il mondo si sta youtubizzando? Forse sì.
Molte agenzie stampa o emittenti hanno sviluppato i propri canali sulla piattaforma. Delocalizzando dunque le notizie sul Web. Come la Associated Press che ha creato uno spazio tutto suo nel 2006 ed ora ha più di 250. 000 followers e più di un miliardo di visite. Stessa cosa l’ha fatta il New York Times con più di 78.000 followers e Russia Today con più di 280.000 seguaci. Altri invece, più tradizionalisti come la Abc News, hanno postato solo alcune notizie.
Ma Youtube come ogni altra piattaforma via Web fa paura. Ai governi, democratici ed autoritari. A marzo del 2009, le autorità del Bangladesh hanno bloccato l’accesso al sito dopo che era stato caricato un video che ritraeva il primo ministro mentre parlava con ufficiali dell’esercito. Proprio due giorni dopo che una rivolta finita nel sangue e repressa dall’arma ha provocato la morte di 70 persone.
Così come la Cina, la Libia, il Pakistan e l’Iran hanno tentato di bloccare alcuni contenuti scomodi.
E non bisogna andare poi così lontano. La nostra polizia di Stato, sotto l’ultimo governo Berlusconi ha chiesto a Google di rimuovere da Youtube un video che criticava il primo ministro simulando un suo assassinio con un fucile.


Marirosa Barbieri