18 gennaio 2012. Blackout siti internet: Anonymous dichiara guerra agli Usa

proteste contro la legge censura Sopa (Stop online piracy Act)

Redazione Pdn

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USA. Anonymous fa sul serio. Dopo le annunciate proteste contro la legge censura Sopa (Stop online piracy Act), il gruppo hackers passa all’attacco.



USA. Anonymous fa sul serio. Dopo le annunciate proteste contro la legge censura Sopa (Stop online piracy Act), il gruppo hackers passa all’attacco. Il 18 gennaio blackout di alcuni siti internet. Anche Wikileaks fa la sua parte: la creatura di Assange svela i nomi  di aziende e lobbies che hanno pagato i parlamentari Usa per far passare la legge censura.

L’invito  rivolto ai siti è chiaro ed impazza su twitter: «Web goes on strike (il web va in sciopero)», campeggia in pagina,  «il 18 gennaio i siti saranno oscurati per protestare contro la legge censura. E’ necessario», continua, «che i portali si uniscano alla petizione  aggiungendosi alla lista». L’elenco dei partecipanti  conta già numerosi iscritti si tratta di  siti come Twitter, Musicman2059  Nainteractive.com,  Naoisgaming.com,  Billsprice.com, Sisternebraska.com,  Facebook  e molti altri.
Un piano, quello di Anonymous, studiato ad arte per costringere il governo Usa ad un dietro front sulla legge prima che il 24 il Senato si riunisca per definire le battute finali dell’atto. La Sopa (Stop Online Piracy Act) è una proposta di legge presentata il 26 ottobre 2011 alla Camera dei Rappresentanti Usa dal deputato Lamar S. Smith. La norma permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti  e di procedere legalmente contro i siti web. Le sanzioni previste per chi viola il copyright vanno dal divieto ai network pubblicitari d'intrattenere rapporti d'affari con il sito accusato delle infrazioni, al blocco vero e proprio del sito web ritenuto incriminato. Anche Google, Facebook e Twitter parlavano di un blackout contro la legge, fissato per  il 23 gennaio prossimo, ma al momento nessuna conferma dai giganti del web.

C’è poi Wikileaks che, a sprezzo di ogni pericolo, pubblica la lista integrale di lobbies e compagnie che hanno finanziato i parlamentari Usa perché approvassero la Sopa. I gruppi a sostegno dell’atto, secondo i dati di Assange, avrebbero stanziato una somma(92.200,018 dollari) 13 volte maggiore rispetto a quella dei gruppi contro la legge (7.202,635).

Tra i finanziatori della legge ci sono colossi del business, grandi società di avvocati ($28,254,398) unioni di costruttori ($7,882,079), aziende farmaceutiche ($6,430,093), produttori TV ($4,476,539), industriali ($4,243,171). Non hanno fatto mancare il loro sostegno alla legge censura neppure  le piccole aziende di vino ($965,417), le piccole business associations ($516,883).

Sul fronte dei no, invece, le società di computer e servizi informatici ($1,335,585), fondazioni no-profit ($625,386) e le organizzazioni sui diritti umani ($6,800).

mb