La privacy vale più del diritto di cronaca, un giudice di Ortona condanna PrimaDaNoi.it

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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   La privacy vale più del diritto di cronaca, un giudice di Ortona condanna PrimaDaNoi.it

LA SENTENZA. PESCARA. Una sentenza che potrebbe rivoluzionare la vita di decine di quotidiani on line e che anticipa una legge discussa in Parlamento ma che non è stata ancora approvata.

Il giudice Rita Carosella del Tribunale di Ortona ha condannato PrimaDaNoi.it perchè ha mantenuto on line (nel proprio archivio, nel quale ci sono al momento oltre 70 mila pezzi) un articolo inerente due persone arrestate la cui posizione è stata poi archiviata.

Nell’articolo, aggiornato più volte nel corso degli anni, era presente l'intero iter della vicenda giudiziaria tant'è che su richiesta degli interessati c'era stata la notizia del ricorso in appello e un aggiornamento per la definitiva uscita di scena e l'archiviazione delle due persone. Insomma un articolo completo che se è vero che parlava dell’arresto diceva chiaramente anche che i coniugi erano usciti totalmente di scena con l’archiviazione della loro posizione.

Motivo della condanna inflitta a PrimaDaNoi.it? «Violazione della privacy», scrive il giudice, sostenendo che il quotidiano ha tenuto per ben 5 anni, «e lo è ancora», l'articolo incriminato «sulla prima pagina del giornale».

In prima pagina, in realtà, l'articolo è rimasto solo un giorno (nel caso specifico era il 23 marzo 2006) per poi rimanere in archivio e reperibile solo tramite motore di ricerca. Essendo, infatti, un quotidiano in tempo reale, ogni giorno, PrimaDaNoi.it pubblica in home page solo le notizie del giorno e di certo non ha tenuto in apertura per anni lo stesso articolo, come tutti i lettori possono testimoniare. Lo stesso articolo sempre lì per anni non sarebbe sfuggito nemmeno al più distratto dei lettori.  

E IL GARANTE DELLA PRIVACY DISSE:«L'ARTICOLO DEVE RESTARE ON LINE»

I due coniugi protagonisti dell'articolo contestato erano stati arrestati per tentata estorsione continuata in concorso. PrimaDaNoi.it pubblicò la notizia dell'arresto. A settembre del 2007 il procedimento venne archiviato e l'articolo (non più presente in home page ma nell'archivio) venne aggiornato.

Scrivemmo chiaramente: «le ipotesi accusatorie sul caso pescarese sono cadute del tutto».

Il 19 giugno del 2008 ci fu poi un ulteriore aggiornamento dell'articolo perchè i due arrestati annunciarono che avrebbero chiesto «risarcimento per l'ingiusta detenzione». Sarebbe interessate ora sapere se anche in quel caso sono stati fortunati…

Ma la presenza di quell'articolo all'interno del sito, pur non essendo visibile, perfetto sotto il punto di vista giornalistico (nemmeno il ricorrente ne ha mai contestato il merito), non piaceva ai protagonisti che ne hanno chiesto insistentemente la rimozione per anni. Secondo il loro racconto digitando nomi e cognomi sul motore di ricerca Google saltava fuori la notizia dell'arresto (ma nella stessa pagina anche quella dell'assoluzione) e questo avrebbe creato, a loro dire, problemi di lavoro. Quei problemi evidentemente non sono da imputare eventualmente ad altri ma a PrimaDaNoi.it che ha raccontato soltanto la vicenda così come è andata.  

Le richieste di cancellazione sono state inoltrate prima al giornale (con ripetute telefonate), poi sono arrivate le raccomandate degli avvocati che intimavano la cancellazione alle quali abbiamo sempre risposto cortesemente e con la richiesta di indicarci la legge che ci obbligava a rimuovere l’articolo. Le risposte non sono mai arrivate in compenso sono fioccate le carte bollate perché i due coniugi avevano un solo obiettivo: la privacy. Sono perciò andati prima al Garante della Privacy e poi in Tribunale.

PrimaDaNoi.it non ha acconsentito alla cancellazione dell'articolo perchè corrispondente ai criteri stabiliti dalla legge per la cronaca e da numerose ricerche e consulti nessuno è mai stato in grado di trovare una norma che imponesse ad un giornale la cancellazione di un articolo corretto e non diffamatorio.

Poi il Garante della Privacy è stata chiaro: «l'articolo può restare on line» perchè «il trattamento dei dati personali è stato effettuato nel rispetto della disciplina di settore per finalità giornalistiche».

Sembrava una parola definitiva arrivata dall’organo più autorevole in materia invece i due coniugi hanno voluto tentare la difficilissima strada del Tribunale spuntando una sentenza favorevole davvero poco prevedibile.

GIUDICE: «RIMUOVERE L'ARTICOLO»

La posizione del Garante della Privacy (il cui documento era stato prodotto in giudizio) contrasta però con la decisione dal giudice Rita Carosella di Ortona (che non fa assolutamente cenno nella sentenza al parere dell'Authority che regolamenta la privacy) che ha deciso che l'articolo non può restare on line o meglio doveva essere cancellato nell'ottobre del 2008, a sei mesi dall'ultimo aggiornamento perchè secondo lei «era trascorso sufficiente tempo perchè le notizie potessero soddisfare gli interessi pubblici».

La valutazione del giudice è del tutto soggettiva e priva di ogni sostegno giuridico: non c'è infatti nessuna norma che obblighi giornali e giornalisti a cancellare articoli dopo 6 mesi. Proprio perché non c’è noi non potevamo sapere che gli articoli “scadono” dopo sei mesi ed esauriscono il loro interesse pubblico.

Ma perchè la notizia non può più stare on line? Perchè, si legge nella sentenza, se «si possono condividere i presupposti dell'esercizio di diritto di cronaca del giornalista, la verità storica e la continenza formale della notizia (ovvero l'articolo era perfetto, ndr), e l' interesse pubblico» la tutela della Privacy però ha la meglio.

E se l'Authority sosteneva che i dati erano stati trattati in maniera corretta «per finalità giornalistiche» il giudice ortonese dice il contrario.

«La riservatezza, l'onore e l'immagine della persona cui i fatti si riferiscono sono ugualmente diritti costituzionalmente garantiti» e prevalgono, vista la sentenza, anche sul diritto di cronaca.

«Se si tiene conto», scrive ancora il giudice, «che l'articolo contestato è stato pubblicato, e lo è tuttora, nella prima pagina del quotidiano (affermazione falsa, in realtà l'articolo è presente solo ed esclusivamente nel motore di ricerca ma il giudice continua a sostenere che è altrove), è facilmente accessibile e consultabile molto più dei quotidiani cartacei, si ritiene che sia trascorso sufficiente tempo perchè le notizie divulgate soddisfacessero gli interessi pubblici sottesi al diritto di cronaca giornalistico».

E siccome l’articolo si è esaurito e non è più degno di interesse pubblico scatta automaticamente la lesione del «diritto alla riservatezza, alla reputazione» l'articolo va dunque «cancellato» per intero. Il sillogismo è: siccome non si è rispettata la privacy si è leso l'onore.

Il giudice, comunque, consente la conservazione di «una copia cartacea dell'articolo nell'archivio (cartaceo?) della testata» che tuttavia non esiste.

Pdn dovrà quindi versare 5 mila euro (più spese legali) ai due coniugi per i danni subiti vista la «durata, gravità e modalità dell'illecito».

PrimaDaNoi.it, difeso dall'avvocato Mauro Talamonti, farà ricorso e sarà la Cassazione a doversi pronunciare.

 26/03/2011 8.45

LA SENTENZA INTEGRALE E IL PARERE DEL GARANTE DELLA PRIVACY

 

Sentenza: Privacy Prevale su Cronaca


LE REAZIONI. L'ORDINE DEI GIORNALISTI: «SERI PROBLEMI AL DIRITTO DI CRONACA»

 «La sentenza del giudice di Ortona, che condanna il giornale on line Primadanoi.it per violazione della privacy, solo perchè è stato conservato nell'archivio elettronico del sito una notizia riguardante la vicenda penale di due coniugi, pone seri problemi ai giornalisti nell'esercizio del diritto di cronaca».

L' afferma in una nota l'Ordine regionale dei giornalisti d'Abruzzo.

«L'articolo in questione, peraltro, secondo anche il parere del Garante per il trattamento dei dati personali - osserva l'Ordine - era stato redatto rispettando i criteri fondamentali del codice deontologico dei giornalisti (verità sostanziale dei fatti, interesse pubblico e continenza nel linguaggio). Se i giornali cartacei possono conservare nei loro archivi copie dei giornali pubblicati non si capisce perchè i giornali on line non debbano avere la stessa possibilità. Del resto, anche volendo cancellare i dati digitali di una notizia essa rimane indelebilmente presente nelle memorie cache dei motori di ricerca ( feed Rss). Il problema, allora - commenta inine l'Ordine dei Giornalisti - non è di semplice risoluzione giudiziaria ma occorrerebbe, invece, per il reale esercizio del diritto all'oblio, che il legislatore stabilisca criteri certi e condivisi e non solo a livello nazionale data la complessità della materia e la sua natura globale».  

UNCI: «PERICOLOSO PRECEDENTE»

L’Unci Abruzzo, Unione cronisti italiani, «esprime solidarietà ai colleghi della redazione del quotidiano on-line “Primadanoi.it” per la sentenza del giudice di Ortona, che condanna la testata al pagamento di 5.000 euro per avere mantenuto nell’archivio digitale una notizia della quale la redazione aveva curato costanti aggiornamenti nel corso del tempo, riportando fedelmente tutta l’evoluzione. Anche il Garante della privacy aveva respinto il ricorso presentato da una parte in causa, ritenendo corretto il comportamento dei cronisti.

La sentenza del giudice, secondo il quale “era trascorso sufficiente tempo perché le notizie potessero soddisfare interessi pubblici”, stabilisce la preminenza della privacy sul diritto dei cittadini ad essere informati, anche in vicende già note e la cui divulgazione è stata ritenuta corretta dal Garante.

La sentenza», continua l'Unci Abruzzo, «pone una grave limitazione all’esercizio del diritto di cronaca e interrogativi sulla mancanza di una normativa completa sul giornalismo on-line, determinando un pericoloso precedente».

26/03/2011 12.07

COORDINAMENTO DEI PRECARI ‘CINQUEURONETTI’: «VA COLMATO IL VUOTO NORMATIVO»

Il Coordinamento abruzzese dei giornalisti precari «Cinqueuronetti» esprime solidarietà al collega Alessandro Biancardi e a tutta la redazione di PrimaDaNoi.it, condannata dal giudice del lavoro di Ortona al pagamento di una multa per non aver rimosso dal sito una notizia, costantemente aggiornata, su un caso giudiziario. La decisone del giudice non ha minimamente tenuto conto della pronuncia del Garante della Privacy che aveva, sul fatto, già respinto il ricorso della parte, considerando corretto il lavoro della testata giornalistica.

'Cinqueuronetti', nel considerare positivamente l’intervento di solidarietà dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, del gruppo abruzzese dell’Unci e dell’Unci nazionale, sottolinea le difficoltà e le gravi incertezze normative, che rendono sempre più complesso l’esercizio della professione. Soprattutto per quei colleghi, non contrattualizzati, che ogni giorno si battono sul terreno dell’informazione libera, senza garanzie economiche che non siano quelle delle loro capacità di iniziativa. 'Cinqueronetti' si associa alle voci che chiedono al legislatore un preciso intervento normativo, che stabilisca regole certe in materia di tenuta, accessibilità e validità degli archivi digitali.

28/03/2011 14.07