Dati personali nei quotidiani on line: il Garante:«se corretti possono rimanere»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Dati personali nei quotidiani on line: il Garante:«se corretti possono rimanere»
ABRUZZO. Le notizie contenute negli archivi dei quotidiani on-line possono, a distanza di tempo, creare qualche problema a chi magari è rimasto coinvolto in fatti di cronaca ormai datati.


Capita sempre più spesso a questo quotidiano di ricevere sempre maggiori sollecitazioni a cancellare notizie e dati personali contenuti nei nostri articoli, alcune volte con vere e proprie reiterate molestie nei nostri confronti o richieste fuori luogo.
Su un caso in particolare il garante della Privacy, attivato con un ricorso presentato lo scorso novembre da parte di due coniugi che nel 2006 erano stati arrestati, fa chiarezza su come e che cosa possa essere pubblicato.
Nel caso di specie i ricorrenti chiedevano la cancellazione dell’articolo o dei loro nomi perchè si ritenevano lesi per il fatto che digitando i loro nomi sui motori di ricerca appariva ancora il nostro vecchio articolo.
La pretesa nasceva dal fatto che, dopo tre anni, il procedimento giudiziario era approdato ad una archiviazione per cui, secondo i ricorrenti, non sussisteva più la ragione di mantenere on line nell’archivio del giornale l’articolo che parlava del loro arresto.
Questo quotidiano nel rifiutare la cancellazione dell’articolo aveva, però, già in passato, provveduto ad aggiornare la notizia, prima con la scarcerazione e poi con la venuta assoluzione dei coniugi.
In definitiva chi approdava ancora a quel vecchio articolo poteva disporre dell’intera vicenda giudiziaria: rimaneva insomma il fatto completo nella sua interezza.
Il Garante, aperta l’istruttoria ed esaminati i documenti, l’istanza dei coniugi e la memoria di PrimaDaNoi.it, ha stabilito che «il trattamento dei dati personali è stato effettuato nel rispetto della disciplina di settore per le finalità giornalistiche. Nel caso di specie il quotidiano on line correda la notizia in questione di due aggiornamenti nei quali si dà conto dell’intervenuta archiviazione del procedimento penale a carico della coppia e della probabile presentazione da parte della stessa di una richiesta di equa riparazione per l’illegittima detenzione patita. Pertanto, si rileva che il trattamento appare compatibile con gli scopi per i quali i dati sono stati in precedenza raccolti».
La legge, infatti, impone esimenti al trattamento di alcuni dati personali nel caso dello svolgimento della professione giornalistica in virtù del diritto di cronaca ma l’informazione deve avere carattere di 'essenzialità' e completezza riguardo a fatti di interesse pubblico.
La decisione del Garante risulta importante soprattutto in mancanza di una legge specifica che dia indicazioni concrete ai quotidiani su come gestire le informazioni contenute negli archivi.
Molti degli istanti si appellano su un diritto creato dalla giurisprudenza ma non sempre accettato: il diritto all’oblio (che potrebbe giustificare la cancellazione di notizie).
Ma autorizzando la cancellazione di un articolo da un archivio giornalistico si cancellerebbe il fatto storico dalla memoria collettiva, comprimendo il diritto di cronaca solo a causa del passar del tempo.
Non ci sono al momento nè disposizioni nè sentenze passate in giudicato che hanno autorizzato la cancellazione.
Anche quelle vicende giudiziarie che si vorrebbero far sparire finite con l’archiviazione sono fatti che si sono verificati ed hanno avuto ed hanno un interesse pubblico: cancellarli significherebbe equipararli a fatti mai avvenuti.
Invece (come insegnano vicende esemplari -per esempio il caso Tortora) tali vicende possono avere un interesse pubblico anche dopo molteplici anni potendo raccontare eventualmente di errori giudiziari e della innocenza delle persone.

L’INDICIZZAZIONE NEI MOTORI DI RICERCA

Tra le varie contestazioni che di tanto in tanto dobbiamo chiarire c’è anche quella che gli articoli con i dati personali compaiono nei motori di ricerca e dunque non interessa tanto che siano nell’archivio del quotidiano che magari consultano in pochi.
Contestare il fatto che un articolo si trovi nei motori di ricerca però potrebbe essere un falso problema.
Il diritto a conoscere un fatto di interesse pubblico o c'è o non c'è.
Se c'è la notizia si poteva pubblicare allora e, necessariamente, quello stesso interesse pubblico persiste ancora oggi.
Se non c'è interesse pubblico l'articolo non poteva essere pubblicato allora e, dunque, nemmeno ora.
Dire che un articolo può essere raggiungibile solo se si trova in un archivio di un giornale e non nei motori di ricerca significa legittimare un diritto costituzionale (alla informazione) ad intermittenza: chi cerca nell'archivio del giornale ha un diritto pieno, chi cerca in Google no.
C’è poi l’aspetto tecnologico che potrebbe apparire discriminatorio.
Perchè penalizzare un quotidiano on line che ha l’unica “colpa” di avere l’archivio facilmente consultabile rispetto ad un quotidiano cartaceo che ha magari un archivio più inaccessibile?
Nessuno si sognerebbe di chiedere la cancellazione di una notizia da un giornale cartaceo e nemmeno di richiedere al giudice la distruzione di tutte le copie in circolazione.
Perchè allora regole diverse dovrebbero vigere per mezzi tecnologicamente diversi?
Sono tutti problemi lasciati aperti da norme che non sono riuscite ad aggiornarsi e stare al passo con i tempi e che lasciano spesso adito ad avvocati spregiudicati di arrischiarsi in richieste quanto meno inappropriate.
22/07/2009 17.36