Siti web pro anoressia: trappole virtuali per adolescenti

Alessandro Biancardi

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INTERNET. Si chiamano “pro ana” e “pro mia” i siti web che attirano migliaia di adolescenti alla ricerca della magrezza assoluta. “Magre da morire” questo lo slogan che appare, in home page, insieme ad immagini di modelle anoressiche il cui imperativo è Stop eating (smettere di mangiare).

Falsi miti che si trasformano in vere e proprie religioni. «Credo in Ana mia unica filosofia e speranza» si legge sui blog così come altre frasi inquietanti: «Essere magri è molto più importanti che essere sani».

Poche e non pubblicizzate le iniziative messe in atto per contrastare il fenomeno: “Vogue Italia” è scesa in campo contro i siti “pro anoressia” il 18 marzo 2011, lanciando una raccolta firme per la chiusura di blog e forum. E la politica? Sembra ferma dinanzi ad una realtà preoccupante. Le leggi non passano ed i motori di ricerca su internet: Google, Bing, Yahoo Search fanno spallucce. A

d oggi,infatti, cliccando la voce pro ana o pro mia sono milioni i risultati che rimandano a siti che celebrano l’anoressia come valore supremo.

 L'ORIGINE DEL FENOMENO

Nascono negli States, negli anni 1998/1999 i siti pro ana e pro mia, espandendosi poi al continente europeo. I primi ad essere investiti dal fenomeno sono Inghilterra, Francia e Spagna. In Italia, la mania impazza solo negli anni 2002/2003. Veri e propri spazi virtuali in cui ragazze e ragazzi si scambiano consigli e regole su come dimagrire il più possibile con diete e digiuni e su come sfuggire ai controlli di genitori preoccupati.

«I miei mi stanno addosso», si legge in una chat. «Davanti a loro mangia poi chiuditi in bagno e vomita», arriva il consiglio di un utente. Oppure «come faccio a non sentire i morsi della fame?» e la risposta arriva in soccorso «Mangia finocchi e bevi tanta acqua. Il gonfiore attenuerà il senso di appetito».

Alcuni ragazzi hanno anche creato dei forum di discussione, protetti da password, dove pubblicano le loro foto ed inseriscono gli e-ticker per seguire i progressi del loro dimagrimento. I modelli cui ispirarsi sono i loro beniamini televisivi o le star del cinema, una più magra dell’altre: Marie-Kate e Ashley Olsen, Kate Moss, Nicole Richie, Kate Bosworth, Keira Knightley.

«Ciò che preoccupa di più è che questi spazi non si riescono a monitorare per quanto numerosi sono e la velocità con cui si creano e si dissolvono per non lasciare tracce» spiega il dottor Agostino Giovannini del centro di salute mentale e dipendenze patologiche di Reggio Emilia.

«Oggi il fenomeno emergente sul web è la sexy anoressia, l´anoressia erotica, l´orgoglio anoressico» dice Tonino Cantelmi, psichiatra, docente di Psicologia dello sviluppo alla Lumsa di Roma e continua: «Non più setta di adepti ma una sorta di militanza con un attività di proselitismo: l´anoressia come valore, da proporre agli altri. Oggi l’anoressia si autopropone come modello: non solo non va censurata ma è eroticamente e sessualmente valida, le ossa sono un richiamo sessuale. In effetti una sorta di perversione».

LA DEA ANA E I DIECI COMANDAMENTI.

«Ana è colei che ci accompagna ogni giorno, che ci odia e ci ama, che odiamo e amiamo. Ana siamo noi». Con queste parole un gruppo di ragazze pro anoressia celebrano Ana, la loro musa ispiratrice. Oltre ad essere l’acronimo di anoressia, Ana è il nome di una modella brasiliana morta a soli 21 anni per eccessiva magrezza. Le seguaci abbracciano un vero e proprio stile di vita, una filosofia che si oppone alla visione di anoressia e bulimia come malattie.

Il loro, infatti, è un modo di vivere basato sulla completa liberazione dalla schiavitù del cibo, visto come una debolezza. La religione che abbracciano ruota attorno a tre capisaldi: controllo, bilancia e perfezione.

«Credo nella bilancia come unico indicatore di successi e fallimenti» si legge nei loro blog. Se non si è abbastanza forti da resistere ai morsi della fame? Niente paura, la dea Ana mette a disposizione linee guida e precetti utili per ritemprare il seguace scoraggiato: i cosiddetti 10 comandamenti.

Particolarmente inquietante appare il secondo comandamento : «Non essere magri vuol dire non essere attraenti» cui segue «devi assumere lassativi, morire di fame, qualsiasi cosa pur di sembrare più magro o ancora non devi mangiare senza autopunirti dopo».

QUANDO LA RETE UCCIDE: 180 SITI PRO ANA E PRO MIA

Il 91% dei siti sono consultabili da chiunque, il 79% prevede programmi interattivi, l´84% offre contenuti pro anoressia, il 64% pro bulimia .

Questi sono i dati riportati dall’ American Journal of Public Health in seguito ad un’ analisi sui web "pro" disturbi alimentari condotta dalla John Hopkins Bloomberg School of Public Health.

«Nell´85% dei siti che incitano al magro (Thinspiration) ci sono immagini, comprese fotografie di celebrità e modelle estremamente magre», si legge sul giornale e «l´83% prevede consigli sui comportamenti, esercizi estremi, purghe dopo il cibo e modalità per nascondere rapide perdite di peso ad amici e familiari. Solo il 39% fornisce informazioni di cura e ricovero; il 42% prevede la possibilità di realizzare post di poesia e arte varia».

Uno scenario, questo, molto scoraggiante se si considera il proliferare di social network e l’allargarsi del bacino di utenza internet.

FACILI ESCHE

Basta digitare “pro ana” sul motore di ricerca e, con un clic, il gioco è fatto: milioni i risultati che rimandano a siti pro anoressia. Questa la realtà emersa in seguito ad un esperimento realizzato da Primadanoi.it che ha verificato la facilità con cui i ragazzi possono avvicinarsi a siti pro ana. Abbiamo scelto i server più utilizzati: Google, Yahoo search, Bing e, dopo aver inserito parole chiavi quali pro ana, pro ana blog, abbiamo esaminato le voci delle prime tre pagine. Risultato?

u Google le prime 10 voci sono siti pro anoressia. Situazione simile per il motore di ricerca Bing dove si registrano, alla voce pro ana, 15 risultati che rimandano a blog e forum a favore dell’anoressia. Stessa cosa per Yahoo search dove le prime 16 voci riguardano chat e community dello stesso genere.

Insomma, i motori di ricerca non effettuano nessun tipo di controllo sui contenuti ed ragazzini diventano sempre più facili esche di questi siti.

Dalla nostra ricerca è emerso un altro dato interessante: sembra che Splinder e Blgspot siano i servizi blog con il più alto numero di siti pro ana, non sottoposti a nessun genere di controllo o rimozione. Di tutt’altro avviso sono Facebook e youtube. Il primo,infatti, oltre ad aver cancellato intere pagine dai contenuti inquietanti, pullula di gruppi contro l’anoressia.

Anche youtube fa la sua parte segnalando ai propri utenti i contenuti poco appropriati.

LE LUNGAGGINI DELLA POLITICA

Tempi morti nella politica italiana dove, la proposta di legge 1965 presentata dalla deputata del Pdl Beatrice Lorenzin, contro l’istigazione all’anoressia, non ha avuto alcun seguito. L’iniziativa, titolata “Introduzione dell’articolo 580-bis del codice penale”, fu presentata per la prima volta il 28 novembre 2011 ed al 18 marzo 2009 risultava non ancora esaminata dalla Camera. Di recente, l’onorevole Palagiano ha preso in mano la situazione riproponendo il disegno di legge, il 6 settembre 2010. Ed ora a che punto siamo?

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di oscurare i 300.000 siti colpevoli di diffondere messaggi pro anoressia e buimia, sanzionando pesantemente i responsabili con la reclusione ad un anno e fino a due se la vittima è minore di anni quattordici . È stata realizzata, tuttavia, dal Ministero della Salute di concerto con il Ministro per la Gioventù, una mappatura dei centri pubblici e privati che offrono cure per i pazienti affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare, al fine di garantire sostegno psicologico a malati e familiari. I centri, dotati di siti web sono visibili all'indirizzo www.disturbialimentarionline.it

Qualche passetto in avanti è stato fatto dalla Francia dove il 15 aprile 2008 l’Assemblea Nazionale ha approvato una proposta di legge presentata il 3 aprile 2008 dalla deputata dell’UMP Valérie Boyer. Il progetto prevede una multa di a 45 mila euro e fino a tre anni di reclusione per coloro che, utilizzando qualunque mezzo, istighino al dimagrimento estremo. Anche se approvata dall’assemblea in tempi record, la proposta si è fermata in Senato dove aspetta ancora di essere valutata . Speranze vane negli Usa dove il primo emendamento che tutela la libertà di espressione rende legali e quindi inattaccabili i siti che incoraggiano la magrezza.

LA MODA SCENDE IN CAMPO

E’ stata Vogue a battersi per prima a favore della chiusura dei siti pro ana. La rivista di moda ha deciso di utilizzare la sua autorità e il suo bacino di utenza web, per battersi contro l’anoressia. E’ da Vogue Italia che il 18 marzo scorso è stata lanciata una raccolta firme e raccogliere per far chiudere questi siti. 

«Leggendo che oggi si incolpa Facebook come causa principale dell’anoressia e non ritenendo possibile che un social network da solo possa prendersi carico della diffusione di questo fenomeno– ha spiegato la direttrice Vogue Italia Franca Sozzani -ho trovato che ci sono migliaia di siti e blog pro-anoressia che non solo supportano questo male, ma spingono i giovani alla competizione sulla loro forma fisica».

C’è chi invece la pensa diversamente e ritiene che le campagne contro l’anoressia possano essere controproducenti e sortire l’effetto contrario a quello sperato. A parlare è la psicanalista francese Virginie Megglé: «Queste ragazze sono già rifiutate dalla società o si sentono già abbastanza escluse; ritengo che non occorra stigmatizzarle ancora di più», afferma l’esperta. «Tanto più che se si vieta questa modalità espressiva, si sa bene che questo fenomeno comparirà nuovamente, magari in una forma ancor più nefasta». «La preoccupazione maggiore», sottolinea infine la dottoressa, «è che i i siti "anti-ana", con il pretesto di denunciare la magrezza, pubblichino online regimi alimentari per anoressiche, regole della magrezza o foto, ottenendo l'effetto inverso a quello perseguito. Infatti rischiano di elogiare la magrezza loro malgrado».

Aldilà di pareri contrastanti tutti però (esperti politici ed opinionisti) sembrano concordare su un aspetto: l’importanza di informare giovani, educatori e genitori sull’esistenza di un fenomeno che, all’ombra della rete, uccide centinaia di ragazzi.

Marirosa Barbieri  24/03/2011 9.01