Ultime dal Nord Africa: profezie di Gheddafi e "timidi" passi della Tunisia

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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 LIBIA.  «A terrible mistake» (un terribile errore) così Gheddafi  punta il dito contro la stampa internazionale, colpevole di aver gettato fango sulla sua immagine.  

Secondo il colonnello, infatti,  la realtà sarebbe diversa anni luce da quella descritta dai giornali. Alla base delle proteste del popolo non ci sarebbe il malcontento  verso il suo regime «come i media fanno credere» ma la mano di AlQaeda. Quest’ultima, secondo il dittatore libico, si servirebbe dei manifestanti  per prendere il potere. Questo ed altri punti vengono affrontati e chiariti da Gheddafi in un’intervista rilasciata al Journal du Dimanche, domenica scorsa

  

Il Mediterraneo sarà invaso


Hanno il tono di una profezia le parole  di Gheddafi  su quanto sta accadendo in Libia. «AlQaeda è il vero responsabile delle rivolte», afferma il dittatore, «tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c'erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E' successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato».

Alla domanda da dove provengano queste cellule terroristiche il dittatore risponde:«i leader vengono dall'Iraq, dall'Afghanistan o anche dall'Algeria. Questa è gente che sgozza le persone, che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».

 Proprio giorni fa, infatti, il ministro degli esteri libico, Khaled Khaim aveva avvisato l’ambasciatore dell’Unione Europea a Tripoli che AlQaeda stava instaurando un emirato islamico  a Derna, ad est della Libia, guidato da un ex prigioniero di Guantanamo, Abdul Hakeem Al Hasadi. Gheddafi tiene a chiarire che nessuno dei suoi uomini ha sparato sui manifestanti tranquilli «la gente di AlQaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono pacificamente  la Jamahiriya (il regime libico)».

 

Io sono il referente del popolo


 E conclude la sua analisi:«In Tunisia e in Egitto c'è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!». Dello stesso avviso è il figlio di Gheddafi, Saif-al-Islam al-Gaddafi, noto per le sue idee riformiste. In una conferenza stampa il 21 febbraio scorso, Saif  puntualizza gli elementi più importanti della situazione in Libia. «Per prima cosa», precisa Saif «Ci sono attivisti pacifici con cui il governo intende collaborare». Inoltre, secondo Saif,  i ragazzini che protestano nelle piazze sarebbero lo strumento privilegiato dei fondamentalisti. Questi, adescherebbero i giovani vendendo loro droga e  spingendoli a compiere atti violenti.

  «Qui in Libia  il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo». Convinto di interpretare il volere della sua gente, Gheddafi risponde così al giornalista del Journal du Dimanche.  A dar manforte al padre, ancora una volta, interviene il figlio Saif. In un’intervista ad

 

Non abbiamo ingaggiato soldati  dal Chad


Aljazeera, il giovane Gheddafi dice «Portate le vostre telecamere tra la gente, intervistate le persone per strada e solo così capirete che concetto hanno di mio padre». 

All’osservazione della cronista sul perché  ci fossero così tante proteste vista la “popolarità” di suo padre, Saif dichiara  «Quelli che protestano sono assoldati da AlQaeda. I manifestanti pacifici, sono loro gli interlocutori con cui dobbiamo confrontarci»

 «Mi vede? Io sono nero, i militari libici sono neri, la gente libica è nera. Come si fa a dire quindi che i  nostri soldati   sono mercenari che  vengono dal  Chad?». Con questa domanda Saif Gheddafi risponde alla giornalista di Aljazeera che gli chiede chiarimenti sui “presunti mercenari”ingaggiati da suo padre per edare le rivolte. Aldilà o meno della veridicità delle sue parole, ciò che è certo è che in questo momento gli  africani residenti  in Libia sono nel mirino dei manifestanti. “ Gli africani  in Libia sono vengono aggrediti dalla popolazione locale  perchè sospettati di essere i mercenari ingaggiati dal governo contro le rivolte” è quanto riporta l’OCHA  (l’ufficio per il

 

Sfido chiunque a dimostrare che possiedo un solo dinaro


coordianamento degli affari umanitari)  in un comunicato.

Si legge ancora nel  documento «Ci sono centinaia di migliaia di Africani in Libia  che hanno paura. Riceviamo tantissime telefonate al giorno di gente disperata. La situazione di queste comunità africane  è davvero allarmante»

 Gheddafi risponde così alla domanda sulla sorte delle  ricchezze  all’estero, le stesse oggetto di misure di congelamento da parte di Usa e UE . «Quali beni? Sfido chiunque a dimostrare che io possegga un solo dinaro!», afferma il dittatore, negando di possedere proprietà intestate a suo nome.

 «Questo blocco dei beni è un atto di pirateria, fra l'altro imposto sul denaro dello Stato libico. Vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro della Guida! Anche in questo caso, che ci sia un'inchiesta, affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi. Quanto a me, sono tranquillo. Posseggo solo questa tenda».

 

La replica: il dittatore Gheddafi è astuto


 Al J’accuse di Gheddafi sul coinvolgimento di AlQuaeda nelle vicende in Libia risponde Abdul Hakeem Al Hasadi. L’uomo, accusato dal ministro degli esteri libico di essere a capo di un emirato terroristico a Derna, si difende così: «la mia unica sfortuna è di avere la fedina penale sporca in quanto sono un ex detenuto di Guantanamo e quindi facilmente incolpabile di reati anche non commessi». Al Hasadi aggiunge « il dittatore Gheddafi è astuto. Ha messo in piedi una macchina di propaganda basata sulle bugie. Perché credete che incolpi AlQaeda della situazione in Libia? Semplice: perché sa bene che le potenze occidentali sono terrorizzate dalla minaccia terroristica e sarebbero quindi più propense ad aiutarlo contro il mostro AlQaeda» Al Hasadi, inoltre, spiega il perché Gheddafi getti fango sulla città di Derna « Derna   ha sofferto molto sotto Gheddafi e non ha mai conosciuto lo sviluppo. Il governo non si è mai preoccupato di lei, a differenza di altre città come Benhazi o Bayda».

 

 Tunisia.Qualcosa si muove


Atmosfera  ancora rovente ma cominciano a vedersi i primi cambiamenti. E’ quanto sta accadendo in Tunisia dove il governo provvisorio ha rimosso i servizi segreti di polizia. Il motivo alla base di questa decisione sarebbero le violazioni dei diritti umani da parte della forze dell’ordine, sotto il governo Ben Alì.

Il primo ministro ad interim Caid Essebsi ha inoltre annunciato le future elezioni che si terranno il 24 luglio prossimo. «La nuova amministrazione  manterrà molti dei ministri  del governo provvisorio come esteri, difesa, giustizia», afferma Essebsi, «ma altri come il ministro Mohammed Gannouchi rassegnerà le dimissioni».

 

Egitto.Di nuovo scontri in piazza Tahrir


Un impegno, questo, che sembra interpretare le richieste del popolo in attesa di veri cambiamenti.

 Le proteste continuano in Egitto dove domenica scorsa i manifestanti hanno preso d’assalto piazza Tahrir. La gente si è riversata nel quartier generale della polizia di stato. Gli agenti, nella ressa,  hanno distrutto carte e documenti che avrebbero potuto inchiodarli, visto che molti di loro come Habib el-Adly ex capo delministero degli interni, risultano sotto processo.

 

Yemen. Il braccio di ferro di Saleh


Dopo giorni di silenzio , il presidente dello Yemen Ali Abdulah Saleh ha ufficialmente annunciato che non si dimetterà  ma resterà al potere fino al termine del suo mandato nel 2013 . «Il passaggio ad un regime democratico non può avvenire in questo caos ma attraverso il volere del popolo espresso attraverso libere elezioni» afferma il presidente in un  comunicato stampa rilasciato sabato. Intanto, i membri del partito d’opposizione yemenita JMP hanno sottoscritto un programma di 5 punti contenente le linee guida del passaggio alla democrazia. Il programma prevede: il diritto del popolo a protestare liberamente, una commissione d’inchiesta che indaghi sulla violenza della polizia contro i manifestanti, un risarcimento per le famiglie che hanno perso i propri cari vittime delle manifestazioni e  le modalità di passaggio ad un potere democratico. Nonostante  la proposta del JMP, Saleh resta ancora fermo sulle sue posizioni, come dimostra il suo commento sul programma a 5 punti, riportato dalla Saba news agency  «E’un piano vago, confuso ed impreciso».

Marirosa Barbieri 09/03/2011 8.51