Professore con una telecamera in testa, «violazione della privacy per gli studenti»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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NEW YORK. “Il terzo occhio” questo il nome dell’esperimento di Waffa Bilal, professore di arte alla New York University.

Il progetto commissionatogli dal museo di arte moderna del Quatar ha suscitato polemiche. Una telecamera impiantata chirurgicamente dietro la testa di Bilal avrebbe ripreso dal vivo, per un anno, immagini di vita quotidiana inviandole in tempo reale al museo.

Il dispositivo avrebbe permesso anche di individuare la posizione del professore via Gps. Il progetto ha aperto un dibattito alla New York University ed il consiglio di facoltà ha chiesto al professore di coprire la telecamera, mentre è nel campus, in rispetto della privacy degli studenti.



Tre supporti sotto pelle ed un disco di titanio su cui è posizionata una telecamera.

Questo il congegno impiantato dietro la testa del professor Bilal. Se il suo corpo non avesse rigettato parti dell’ impianto, il professore avrebbe continuato a portarlo. Continui disturbi dal giorno dell’intervento, il 2 dicembre 2010, hanno costretto Bilal a rimuovere una parte dell’apparato. «La telecamera è stata momentaneamente rimossa» afferma il professore «ma sono in attesa che venga reinstallata non appena possible» assicura.

«VOGLIO RENDERE VISIBILE L’INVISIBILE».

«L’ idea mi è venuta nel 1991 quando ho lasciato il mio paese di origine, l’Iraq. La mia città era sotto i bombardamenti di Sadddam durante l’ insurrezione shiita del 1991» spiega Bilal in un’intervista al giornale “On the media” .

«Guardando dietro le mie spalle il fumo che proveniva dalla città ho desiderato in quel preciso istante avere una camera per catturare ciò che avrei lasciato ».

Il progetto “il terzo occhio” riprende immagini quotidiane della vita di tutti i giorni.

«Ho voluto portare l’attenzione sulla vita di tutti i giorni» continua Bilal «perchè noi non ci soffermiamo sui nostri gesti quotidiani. I nostri gesti vengono ripetuti centinaia di volte al giorno ma restano sempre invisibili. Io voglio rendere visibile l’invisibile attraverso una telecamera impiantata sulla mia testa».

Alla domanda sul perché avesse preferito farsela installare chirurgicamente e non indossarla semplicemente, Bilal risponde «Ci sono due facce nella nostra vita, quella del facile e quella del difficile. Io preferisco la seconda perché sono un artista e ciò che è difficile rappresenta una sfida contro il sistema»

 

 

«NESSUNO HA REALMENTE PRIVACY».

Per placare le preoccupazioni sulla privacy, il consiglio universitario ha chiesto a Bilal di coprire la telecamera mentre è nel campus. A questa decisione il professore risponde: «Nessuno gode realmente di privacy in questo mondo. Se tu hai un cellulare sei facilmente rintracciabile ovunque ti trovi. Tuttavia comprendo benissimo la decisione dell’ Università di New York. Si tratta di un’istituzione privata che ha il dovere di proteggere la privacy dei propri studenti. L’università sostiene la mia ricerca ma anche la ricerca dei suoi studenti. Perciò deve mantenere l’equilibrio e tutelare gli interessi di tutti».

E alla domanda smaliziata dell’intervistatore «Quando hai incontri ravvicinati con la tua fidanzata la telecamera li riprende?», Bilan risponde «Si può cambiare discorso?»

m.b.  14/02/2011 8.44