Anonymous arriva in Italia: attacco al sito del governo, prove tecniche di rivolta virtuale

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Anonymous arriva in Italia: attacco  al sito del governo, prove tecniche di rivolta virtuale

ITALIA. «La rete si è mossa per riempire il vuoto lasciato dai media tradizionali, fornendo ai cittadini le informazioni necessarie per spingere i loro governi a rendergli atto».

 

Anonymous è fare informazione, è far valere i propri diritti, è contro la censura e l’autoritarismo


E’ quanto annuncia un comunicato di Anonymous Italia, diffuso il 30 gennaio 2011 dalla rete annonews. Secondo quanto emerge dal documento gli attivisti del gruppo Anonymous Italia avrebbero pianificato un attacco contro il  sito web del governo (www.governo.it) in data  6 febbraio anche se, quel giorno, il  server del governo è  rimasto quasi sempre accessibile, a parte qualche rallentamento.

Nel comunicato  gli attivisti spiegano i motivi dell’operazione, tutti riconducibili agli «sporchi affari  del governo».

«Il Governo italiano ha tra le sue priorità», si legge ancora, «quelle di censurare il web, di rendere la giustizia uno strumento iniquo, di favorire la prostituzione (anche minorile), di praticare oscuri rapporti con la mafia, di corrompere e manipolare l'informazione per fini personali».

 Da questa presa di coscienza  nasce l’appello di Anonymous: «Ora è tempo di reagire e Anonymous sarà sempre presente in quei luoghi in cui queste libertà vengono meno.»

 

«Odiare e danneggiare un mascalzone è cosa nobile»


 «Come disse qualcuno, odiare  e danneggiare un mascalzone è cosa nobile. E creare disagi a volte è quasi inevitabile quando vuoi esprimere un disagio». Queste le parole di un membro di Anonymous Italia durante un’intervista. Parole simili si ritrovano in un altro comunicato di un anno fa.

«Noi siamo i protettori umili e innumerevoli della libertà di parola», si legge, «noi siamo la massa critica. Siamo amici dei cittadini  perchè siamo cittadini. Noi siamo lo strumento della coscienza collettiva globale che si sta risvegliando».

Anonymous è il gruppo di attivisti informatici noti alla cronaca per l’operation Payback in cui hanno difeso Wikileaks contro il tentativo di  Mastercard, Visa e Paypal di impedire ai propri utenti donazioni al sito di Assange. L’operato del gruppo non si  limita a questo. La loro è una mobilitazione globale: hanno attaccato le pagine web del vecchio governo tunisino, il sito del senato e del partito popolare spagnolo ed ora hanno in mente altri obiettivi tra cui «prima o poi l’Italia» promettono gli attivisti italiani.

 

Gli italiani non vogliono scomodarsi troppo


Anche se per il momento la prospettiva di un’operazione italiana  resta  lontana, non è da escludersi in futuro.  E’ proprio quanto conferma  uno degli attivisti di Anonymous italiani:«a breve termine non ci sono operazioni prettamente italiane in programma, anche perché ora siamo concentrati sulla Tunisia ed è in programma  un’operazione Venezuela, quindi non sarebbe opportuno disperdere tutti i cittadini in varie operazioni».

«Purtroppo», continua l’attivista, «anche volendo organizzare qualcosa di italiano resta esageratamente  difficile reclutare e sensibilizzare  la gente, spronandola ad attivarsi per interessi comuni e sani. Quindi ora con questi numeri alla mano un’operazione italiana è quasi impossibile. Il fatto che in Italia sia difficile organizzare qualcosa di questo tipo su internet è colpa dell’analfabetizzazione informatica (e di informazioni) dilagante, oltre alla solita abitudine di non volersi scomodare troppo, lamentandosi, ma senza cercare di cambiare le cose».

Alla domanda se si possa tracciare un profilo  degli anonymous italiani, l’attivista risponde:«considerando l’età media si può pensare a ragazzi che studiano e che lavorano. Non siamo poi molto diversi dai manifestanti che vanno in piazza ad urlare contro un governo autoritario o contro una legge fuori dal mondo, anzi forse siamo proprio le stesse persone...» e precisa «comunque è opportuno dire che Anonymous non equivale ad attacchi DDoS a siti. Anonymous è fare informazione, è cercare di far valere i propri diritti ed essere sempre e comunque contro la censura ed ogni forma di autoritarismo (palese e non…), e questo non si esprime sempre e solo con attacchi a siti web».

Nel manifesto di Anonymous c’è scritto:«Noi non amiamo la violenza, noi non vogliamo la guerra, noi non cerchiamo di creare disordini. Noi siamo i protettori umili e innumerevoli della libertà di parola, noi siamo la massa critica. Noi, Anonymous, la massa critica, non siamo terroristi, siamo amici dei cittadini, perchè siamo cittadini. Noi siamo lo strumento della coscienza collettiva globale che si sta risvegliando».

 

Bucano i siti internet


DDOS: Distributed  Denial of Service. Questa la sigla che racchiude il  modo di operare degli attivisti anonymous. I loro attacchi informatici mediante DDOS consistono in una sorta di invio impazzito di traffico ad un certo server che in questo modo crolla, diventando inaccessibile. «Usiamo internet solo come mezzo», sostengono gli attivisti italiani che  utilizzano  i social networks come canali di  informazione privilegiata. Numerose sono le pagine facebook gestite da anonymous: Anonymous Italy, Operation Payback e Operation Payback IT.

«Una nuova proposta di legge che permette la censura internet in Italia, così come  i recenti scandali del governo», queste sarebbero le ragioni  di Anonymous, alla base della  #OpItaly, Operazione Italia che prevedeva un attacco al server del governo italiano al fine di bloccarlo. Il comunicato di  #OpItaly elenca le motivazioni dell’azione. La censura su internet sarebbe in cima alla lista. Un cablogramma recentemente rilasciato da Wikileaks riporterebbe il contenuto della proposta di legge su internet che prevede un sistema di controllo e sorveglianza da parte dell’Agcom, autorità di garanzia per le comunicazioni, di documenti e files  prima che vengano caricati sui siti come Blogspot e Youtube.

«Alcuni», si legge nel cablogramma, «hanno interpretato la proposta di legge come uno  strumento di controllo  da parte del governo delle notizie circolanti in rete visto che prima che il materiale venga caricato su internet deve ricevere il permesso dell’autorità competente».

Tra le altre cause alla base  dell’operazione Italia, non  mancano quelle di natura politica ed economica:«il governo non  è interessato al bene del Paese ma a curare i propri interessi,  la recessione è forte, c’è una  disoccupazione specialmente giovanile. Altre  piaghe in Italia sono il sistema  dell’istruzione privata verso cui si orientano sempre più le sovvenzioni statali a scapito di quella pubblica, così come il problema dei rifiuti e l’inefficienza dei trasporti pubblici».

Sembra esserci un’altra consapevolezza sul web ma forse non basta.

Marirosa Barbieri  08/02/2011 8.31