Dopo Tunisia, Egitto e Sudan ecco le date delle prossime sommosse

Alessandro Biancardi

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LE RIVOLUZIONI VISTE DAL WEB. Yemen 3 febbraio, Siria 4 febbraio, Algeria 12 febbraio, Libia 17 febbraio.

Queste le date delle proteste previste in Nord Africa nei prossimi giorni in un tweet che in queste ore sta circolando in rete riportando l’elenco dei nuovi focolai di rivolta.

Dal 17 dicembre 2010,  data della protesta in Tunisia, sono già due gli altri stati  Egitto e Sudan falcidiati da tumulti. La trama è sempre la stessa: malcontento per disoccupazione, corruzione e povertà. Il filo conduttore anche: il web che attraverso i social networks, consente di diffondere in tempo reale video, immagini e posts che documentano i tafferugli. E’ proprio Facebook il canale privilegiato dei manifestanti che, in questi giorni, stanno organizzando proteste e raccogliendo consensi. E’ il caso del gruppo the Syrian revolution”, oppure dei movimenti di rivolta in Algeria.

YEMEN. “Il giorno della rabbia yemenita” così una pagina facebook inneggiante alla liberazione dello Yemen ribattezza il giorno della protesta, fissata il 3 febbraio. Sulla pagina in calce si legge  un post: “ Precious Yemen to us!! ...We must liberate on Thursday, February 3, 2011 Day of Yemen Angry !!Revolution until victory!!” (Lo Yemen a noi, dobbiamo liberarlo giovedì 3 febbraio 2011, il giorno della rabbia yemenita!! Rivoluzione fino alla vittoria!!). Già dal 27 gennaio 2011 un cablogramma  diffuso da Wikileaks documentava il malcontento della popolazione che chiedeva al presidente Saleh di rassegnare subito le dimissioni. Lo stesso giorno Al Jazeera riportava le immagini di manifestanti a Sanaa, capitale dello Yemen, mentre urlavano "Ali, dimettiti, dimettiti".

La povertà potrebbe essere una delle ragioni scatenanti i focolai diprotesta.

«Quasi la metà della popolazione in Yemen vive con quasi 2 dollari al giorno. C’è scarso accesso ai servizi sanitari essenziali, meno di un decimo delle strade sono pavimentate e decine di migliaia di civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei conflitti. Il governo è considerato molto corrotto», si legge nel cablogramma. Uno degli attivisti, Tawakel Karman, che è a capo del gruppo Giornaliste donne senza catene, nonchè membro del partito di opposizione al-Islah è stata arrestata per aver organizzato una manifestazione di protesta contro il governo Alì cui hanno partecipato 2500 manifestanti. Sarebbe stata la stessa Karman, inoltre, a ribattezzare il 3 febbraio come il giorno della rabbia in Yemen.

 



 

SIRIA. Anche in  Siria è previsto “il giorno della collera”. Le manifestazioni di protesta  organizzate il 4-5 febbraio da un gruppo Facebook siriano contano già oltre 2000 sostenitori. Anche il gruppo dissidente Anonymous  fa sentire la sua voce  unendosi alle iniziative web. Un cable reso noto da Wikileaks  parla proprio di questa manifestazione. Si legge nel dispaccio: «su  Facebook  si sta organizzando  un giorno  di protesta in Siria, per il 5 febbraio. Lo scopo è  la richiesta di miglioramento degli standards di vita, il rispetto dei diritti umani, la libertà di parola e nuove  possibilità per i giovani siriani. Come l’Egitto e la Tunisia» continua il cablogramma «anche la Siria soffre di povertà, disoccupazione e corruzione. Il presidente siriano Bashar al-Assadal al potere dal 2000 non ha mai concesso libertà politiche ed ha incarcerato i dissidenti».

In un’intervista rilasciata al Wall street journal  il presidente Assad dice che la Siria è immune dai tumulti avvenuti in Egitto e Tunisia, in quanto la situazione è completamente differente.

«Abbiamo iniziato il processo di riforme  da quando sono diventato presidente», dice al quotidiano, «Il nostro modo di guardare alle riforme è differente dal modo in cui le guardate voi. Per noi non si può mettere il carro davanti ai buoi. Se si vuole  cominciare con il rinnovamento in Siria, occorre partire da 1,2,3,4..non si può cominciare da 6 e poi tornare indietro». Infine, per spiegare meglio la peculiarità del caso siriano rispetto agli altri paesi arabi, Assad dice al sito web filogovernativo  Suria al-Ghad «Ciò che è accaduto in Egitto e Tunisia era una rivendicazione  di sovranità, una questione di orgoglio nazionale. In Siria, invece, nonostante i numerosi problemi, il Paese ha sempre mantenuto la sua sovranità ed il popolo è  sempre stato orgoglioso della propria nazionalità».

ALGERIA. Un video algerino, diffuso sul web, esorta  ad una rivolta di massa il 12 febbraio. Lo stesso documento ribattezza l’appuntamento previsto Algeria’s day of destiny ( Il giorno del destino dell’Algeria).

Anche qui le manifestazioni di protesta sono rivolte contro il governo del  presidente Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, colpevole di non aver risollevato il Paese dalla povertà in cui versa. I tassi di disoccupazione in Algeria sono molto elevati. Quasi la metà della popolazione algerina sotto i 25 anni è  disoccupata. Inoltre, la corruzione del governo e gli standards carenti dei servizi pubblici sono alla base di insoddisfazione e malcontento popolare.

«Il corrotto ministro degli interni algerino ha confermato un blocco alle manifestazioni nella capitale Algeri», dichiara l’attivista blogger Scotfella nel suo blog e continua «Il ministro degli interni Dahou Ould Kablia dice che le manifestazioni di protesta sono bandite per questioni di pubblica sicurezza ma questa è l’ennesima bugia per fermare la libertà di espressione e di  parola del popolo algerino».


LIBIA.«I vicini della Libia sono in fermento. Ad Ovest c’è la Tunisia. Ad Est c’è l’Egitto», riporta il blog americano  the daily beast ed aggiunge «ma  non ci sono stati scontri o manifestazioni recenti così forti da far temere che anche  il presidente Gheddafi possa finire nell’occhio del ciclone come i suoi vicini in Tunisia ed Egitto».

 Almeno per il momento l’unico elemento che grava sulla Libia è un cablogramma rilasciato dall’ambasciata USA in Libia e pubblicato da Wikileaks. Il documento definisce la famiglia Gheddafi come «una dinastia decadente ed assetata di soldi e potere che potrebbe trovarsi nel mirino della prossima rivoluzione araba».

 Il dispaccio contiene anche un messaggio segreto da parte dell’ambasciatore USA Gene A. Cretz indirizzato a  Washington lo scorso febbraio. Si legge che «La famiglia Gheddafi avrebbe fatto così tante porcherie da poterci scrivere una soap opera. Le porcherie includerebbero anche una serie di feste di capodanno con fiumi di alcol, organizzate da uno dei figli di Gheddafi a St. Bart. Ad uno di questi party avrebbe partecipato anche la cantante  Beyoncè per la cui performance sarebbe stato sborsato un milione di dollari. Uno dei figli del colonnello sarebbe stato, inoltre, accusato di aver picchiato sua moglie in una suite d’hotel a Londra mandandola in ospedale con il naso rotto». 

DAL MONDO. «Non sarei affatto sorpreso di assistere ad un’insurrezione a favore della democrazia anche in Yemen, Sudan, Giordania, Algeria e Marocco». E’ quanto afferma Stephen Zunes, professore degli studi del Medioriente alla Università di San Francisco, nell’intervista rilasciata al giornale  Msnbc.com sulla crisi in Egitto. Alla domanda «Quali stati nella regione presentano le stesse condizioni economiche, politiche, demografiche e sociali della Tunisia e l’Egitto?» il professor Zunes risponde: «La maggior parte dei Paesi arabi. Anche se alcuni sono più a rischio di rivolte rispetto ad altri. Ad esempio in Siria la società civile è più debole e la polizia segreta più forte» e continua «La democratizzazione dei Paesi arabi è uno strumento favorevole agli interessi economici ed alla sicurezza degli Stati Uniti: quando le persone possono manifestare liberamente e godere di processi politici democratici e trasparenti sono meno propense ad abbracciare ideologie estremiste e terrorismo».

Il blogger Dibussi Tande cerca di rispondere al quesito di migliaia di visitatori: «dopo l’ondata di proteste in Tunisia ed Egitto, l’Algeria sarà la prossima?», il blogger risponde: «La crisi strutturale algerina è molto più radicata e profonda di quella tunisina. Perciò ci si aspetta che il focolaio algerino possa essere molto più acceso in un momento in cui la violenza giovanile e la resistenza pubblica sono fuori controllo». Le ondate di protesta del nord-Africa sono viste come «uno splendido sviluppo politico» da un esponente del mondo arabo, Mazen Kamalmaz editore del the Arabic anarchist blog.

Kamalmaz in un intervista rilasciata ad un altro sito definisce l’elemento comune alle rivolte degli stati arabi: una profonda, nascosta e silenziosa rabbia.

«C’è un elemento interessante in queste rivolte: nessuno se le aspettava». commenta Kamalmaz ed aggiunge «pochi giorni prima dei disordini in Tunisia, il segretario di stato Clinton ha dichiarato che l’Egitto era stabile e non c’era nulla da temere». Alla domanda quali sono gli stati che presto insorgeranno, l’editore siriano risponde:«forse  l’Algeria, lo Yemen, la Giordania» e conclude definendo gli eventi recenti in nord africa come «le basi di un nuovo sviluppo politico, l’inizio di una nuova era. Le masse insorgono, i tiranni sono spodestati. Si tratta di sicuro dell’inizio di un nuovo mondo».

Marirosa Barbieri  03/02/2011 17.52