Rivolta in Egitto: per Wikileaks un piano Usa per rovesciare Mubarak?

Alessandro Biancardi

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WIKILEAKS. «Alla base della rivolta in Egitto ci sarebbe un piano USA per rovesciare il governo Mubarak».

Questo è quanto riporta il Daily Telegraph, sulla base del dispaccio rilasciato dall’ambasciata USA a Il Cairo il 30-12-2008 e pubblicato da Wikileaks il 31-01-2011.

Il cablogramma, reso noto dal giornale inglese, contiene le rivelazioni di un giovane dissidente egiziano appartenente al movimento de “Il 6 aprile” ed invitato a partecipare, nel 2008, al summit della “Alliance of Youth Movements” negli Stati Uniti. Il giovane, ritornato a Il Cairo, avrebbe dichiarato ai diplomatici USA i contenuti dell’incontro. Da quanto riportato nel dispaccio, sarebbe stata costituita un'alleanza fra gruppi di opposizione per rovesciare il governo Mubarak al fine di installare un governo democratico in Egitto entro il 2011 prima delle elezioni presidenziali previste a settembre di quest’anno. Intanto la protesta in Egitto, contro il governo Mubarak, continua ad impazzare sul web, in particolare su You Tube come testimoniano video e foto.

RAPPORTO USA-EGITTO

«Pur appoggiando il governo alleato del presidente Mubarak, gli Usa sostengono dal 2008 un cambio di regime in senso democratico». Il cablogramma dell’ambasciata USA a Il Cairo rivelerebbe proprio questo intento. A dispetto di tale documento, l’amministrazione Obama ha dimostrato la volontà di una stretta collaborazione con il presidente Hosni Mubarak. In una nota del maggio 2009, infatti, il governo USA dichiara «se Mubarak sarà ancora vivo nel 2011, correrà di nuovo ed inevitabilmente vincerà le elezioni».

Un altro cablogramma, marzo 2009, mostra l’intesa militare tra gli Stati Uniti e l’ Egitto. Washington fornisce a Il Cairo 1.3 miliardi di dollari annuali nel settore militare estero per consentire all’Egitto l’acquisto di armi ed equipaggiamento militare USA. «Il presidente Mubarak ed i leaders politici vedono il programma di assistenza militare da parte degli Stati Uniti come la pietra miliare della collaborazione e considerano gli 1.3 miliardi di dollari nel settore militare estero come un “compenso legittimo e dovuto” per il mantenimento della pace in Israele» si legge nel dispaccio.

In poche parole l’accordo militare USA-Egitto si baserebbe su uno scambio: L’Egitto assicura la pace con Israele e l’esercito americano beneficia di un accesso privilegiato al canale di Suez ed allo spazio aereo egiziano.

IL CABLOGRAMMA

Il cablogramma, rilasciato dall’ambasciata USA a Il Cairo, il 30-12-2008 rivela l’accordo raggiunto dalle "diverse forze di opposizione" egiziane, durante il summit Alliance of Youth Movements tenutosi dal 3 al 5 Dicembre 2008 a New York.

Il contenuto del documento non lascia spazio a dubbi: il dissidente egiziano del movimento de “Il 6 Aprile” parla «di un piano non scritto per appoggiare in Egitto una transizione verso una democrazia parlamentare, con meno poteri al presidente della Repubblica e più funzioni al primo ministro e al parlamento. Il tutto da portare a compimento prima delle elezioni presidenziali in programma nel 2011». Il documento rivela anche che il piano è «così delicato da non poter essere messo per iscritto».

«I movimenti Wafd, Nasserite, Karama Tagammu, i Fratelli Musulmani, Kifaya ed i Rivoluzionari Socialisti sono favorevoli a sostenere un piano non scritto per un passaggio ad una democrazia parlamentare che rafforzi il potere del primo ministro e del parlamento e riduca quello del presidente» è quanto riporta il dispaccio.

Alcuni degli estratti del documento mettono in luce l’incapacità del governo Mubarak di determinare una svolta democratica.

«Mubarak non accetterà mai una riforma democratica» sostiene il dissidente egiziano ed accusa il governo USA di legittimare il potere del presidente dell’Egitto, avallandone i suoi crimini. Nel cablogramma non viene risparmiata neppure la critica all’operato delle ONG, accusate di vivere «nel mondo dei sogni».

«Infatti, esse agiscono senza considerare il potere ed il ruolo di Mubarak che è 'la testa del serpente'». Il documento continua «senza l’autorizzazione di Mubarak ogni sforzo risulta vano»

IL RUOLO DI BLOGGERS E SOCIAL NETWORKS

Immediata la censura da parte delle istituzioni egiziane che, subito dopo lo scoppio della rivolta, hanno bloccato l’accesso a Facebook e a Twitter per impedire il dilagare delle proteste sul web.

Ciò non ha scoraggiato attivisti e bloggers che hanno continuato a diffondere filmati e documenti su You Tube.

Dure anche le misure adottate dal governo nei confronti degli intellettuali dissidenti. Un cablogramma (09CAIRO1447) riporta le azioni di repressione nei confronti di tre bloggers. Gli attivisti in questione, affiliati al movimento dei Fratelli Musulmani (MB) sarebbero stati arrestati con l’accusa di aver denunciato i processi a carico di membri del MB nei tribunali militari. Un vero e proprio vademecum della rivolta, inoltre, ha attraverso il web raggiungendo le redazioni del The Guardian e di Atlantic. Il documento in questione, redatto da bloggers egiziani, contiene le linee guida su come comportarsi durante la protesta ed i fini da perseguire attraverso le manifestazioni.

«Uno scudo e uno spray di vernice come equipaggiamento. La divisa del rivoluzionario è così composta: giubbotto e cappuccio, scarpe con cui muoversi velocemente, scudo, occhiali protettivi, fazzoletto per proteggersi dai gas lacrimogeni. E poi, una rosa per mostrare le proprie intenzioni pacifiche. Gli obiettivi sono molto chiari: prendere il controllo di significativi edifici governativi. Convincere elementi della polizia e dell'esercito a stare dalla parte del popolo. Proteggere i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fase della rivoluzione», si legge nel vademecum.

Il manuale della rivoluzione in Egitto non prevede armi ma determinazione, accortezza ed "intelligenza".

Non si indica come effettuare un colpo di Stato, ma come agire strategicamente secondo i dettami della "disobbedienza civile" per ottenere «la caduta di Hosni Mubarak e dei suoi ministri» e la formazione di «un nuovo governo non militare che abbia a cuore gli interessi degli egiziani».

Esso prevede, inoltre, «il raduno di amici e vicini in strade lontane dal punto in cui sono concentrate le forze di sicurezza, e l'incoraggiamento ai passanti affinchè si uniscano al corteo».

m.b.  01/02/2011 12.07