Disordini in Tunisia e l’arma del Web: la prima rivoluzione di Wikileaks?

Alessandro Biancardi

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TUNISIA. «La prima rivoluzione di Wikileaks», così il Daily Mail definisce i tumulti ed i disordini che si abbattono da Dicembre  in Tunisia  causando la morte di civili e la fuga  il Presidente Ben Alì.

Ad innescare la bomba della crisi istituzionale, sarebbero stati  i cablogrammi  dell’ambasciata Usa    contenenti  informazioni  sul sistema di corruzione ed eccessi compiuti  dalla famiglia presidenziale. Ancora una volta  c’è di mezzo  Wikileaks  che, rendendo noti  i files in questione, ha scatenato  un fenomeno ad effetto domino. Infatti, alla pubblicazione dei cablogrammi,  è seguita un’ondata di manifestazioni di protesta  contro il governo, diffuse su blogs e social networks.

FATTI. Risale a Dicembre 2010 la pubblicazione dei cablogrammi dell’ambasciata Usa a Tunisi,  rilasciati dall’ambasciatore  Robert Godec,  il 27 Luglio 2009. Secondo quanto emerge dai documenti, il Presidente Ben Alì e la sua famiglia, sarebbero  coinvolti in attività illecite. La famiglia del presidente, viene infatti definita «un’elite mafiosa che gestisce l’economia tunisina». Inoltre, lo stesso Godec, denuncia «La corruzione interna sta crescendo» ed  aggiunge «i cablogrammi sollevano il velo sulla corruzione dell’elite del Paese e malgrado vi sia stata a lungo una opposizione al regime corrotto di Ben Ali, le proteste sono cresciute di intensità quando i cablogrammi dell’ambasciata statunitense sono stati pubblicati da Wikileaks».

I CABLOGRAMMI. «Corruzione, disoccupazione, ingiustizie sociali, grande ricchezza ed eccessi». Con questi  termini l’ambasciatore Usa a Tunisi  Robert Godec  sintetizza il governo di  Ben Alì. Le istituzioni tunisine  hanno  censurato il sito del giornale libanese al-Akhbar,  reo di  aver pubblicato le dichiarazioni dell’ambasciatore che descrive il governo come «un regime sclerotico e corrotto».

«Il problema è chiaro», dice Robert Godec in un dispaccio  datato luglio 2009 pubblicato sul giornale al-Akhbar «La Tunisia è stata governata per 22 anni dallo stesso presidente che non ha successori.  Ha perso affidabilità e non tollera ingerenze né negli affari interni , né in  quelli internazionali. Anzi,  per conservare il suo potere, il presidente fa affidamento su un forte apparato poliziesco».

«La Corruzione è crescente», incalza Godec, «i tunisini ne sono perfettamente consapevoli ed odiano la first lady  Leila Trabelsi. In privato, esponenti dell’opposizione la deridono e persino le persone a lei vicine esprimono sdegno per il suo comportamento. Come se non bastasse, il malcontento popolare cresce a causa della disoccupazione e delle ingiustizie sociali. I dati parlano chiaro», continua l’ambasciatore,«l’ erogazione di servizi copre solo il 5% della crescita economica, mancano i  diritti per le donne.  La tolleranza religiosa e la  libertà di associazione sono  assenti. Perciò gli USA non possono abbandonare la Tunisia, devono sostenerla soprattutto contro la minaccia di Al-Quaeda».

Altri cablogrammi resi noti da Wikileaks, contengono le dichiarazioni dell’ambasciatore Godec, datate  27 Luglio 2009, dopo una cena avvenuta 10 giorni prima nella residenza privata del genero del presidente Ben Alì,   Mohamed Sakher El Materi.  In quell’occasione, l’ambasciatore riporta «il grande sfarzo ed eccessi» cui assiste. I discorsi vertono su vari argomenti: i rapporti tesi tra Washington e l’American cooperative school of Tunis, la cui chiusura incrinerebbe i rapporti USA-Tunisia. Tengono il banco altri temi: le perplessità da parte del governo Ben Alì sulla politica estera di Obama, l’ interesse tunisino verso un maggiore liberismo economico dimostrato dall’apertura di Tunisi alla catena  McDonald's. A scatenare il polverone sono, però,  le descrizioni  di Godec  sullo  stile di vita di El Materi.

«La residenza di El Materi è  enorme e si trova accanto alla spiaggia di  Hammamet . E’ stata ristrutturata di recente ed ha un’infinità di piscine ed un terrazzo di 50 metri».

La cena forse comprendeva 12 portate a base di pesce, carne, tacchino, couscous e molto di più. La quantità era per un numero molto maggiore di ospiti. I pasti erano accompagnati da bevande di ogni genere: tre succhi diversi incluso il succo di kiwi che non si trova quì. Dopo cena, sono stati serviti torta al cioccolato, gelato e frozen  yogurt, quest’ultimo  portato da Saint-Tropez. El Materi and Nesrine, sua moglie, sono appena tornati da Saint-Tropez sul loro jet privato dopo una vacanza di due settimane. El Materi ha una tigre di nome Pasha che vive in una gabbia e mangia quattro polli al giorno»

Godec conclude:«l’opulenza  in cui vive la famiglia Ben Alì, rende chiaro  perchè sia malvista ed odiata dai tunisini»

REAZIONI.  Le reazioni successive alla pubblicazione dei cablogrammi, non tardano a farsi sentire. Il 17 dicembre scorso, a  Sidi Bouzid un giovane venditore ambulante, vedendosi sequestrata tutta la sua merce dalla polizia, si  dato fuoco per poi morire il 5 gennaio. Da quel gesto prendono le mosse proteste  sempre più forti contro la disoccupazione ed il caro-vita, fino ad arrivare ai primi scontri con la polizia.  La reazione dittatoriale del regime tunisino ha rinfocolato il malcontento, non lasciando scelta al  presidente Ben Ali che  ha abbandonato  il suo paese cercando asilo in Arabia Saudita.

I BLOGGER E LA CENSURA. Gli altri attori delle vicende in Tunisia sono bloggers ed hackers che hanno dato il loro contributo  diffondendo  immagini, notizie, posts, foto e video attraverso i  social network . Ciò ha scatenato un’immediata reazione da parte delle istituzioni che, temendo l’aggravarsi dei disordini, hanno attuato un piano di censura. Il sistema Ammar, questo il nome in codice  dato all’operazione del ministero degli interni,  ha impedito di scaricare foto o video e di  pubblicarli e condividerli sulle piattaforme internet. Tale provvedimento non sembra  aver intimorito gli attivisti del Web.  Il blog collettivo dissidente nawaat.org,  ha infatti messo online un video  intitolato “morti e feriti all`ospedale di Thala” e un audio in cui si ascolterebbe il momento dell`arresto del blogger  Hamadi Kaloutcha, prelevato dalla sua abitazione, da poliziotti in borghese. Nella stessa direzione si muove “Anonymous”, un gruppo di attivisti digitali “hacktivist` diffuso in molti paesi del mondo. Esso ha lanciato, attraverso un video su youtube, l’ operazione Tunisia  contro la censura ed in favore del libero accesso alle informazioni.  

m.b.  26/01/2011 10.17