Anche sul Wimax promesse non mantenute

Alessandro Biancardi

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ROMA. Dopo gli annunci il nulla ed il digital divide gode sempre di ottima salute.

Dopo un periodo di osservazione torna a parlare l’associazione AntiDigitalDivide, il sodalizio che da anni si occupa di monitorare le scelte del governo in merito ad uno dei problemi che diventano ogni giorno di più fondamentali per la ripresa economica. Al pari delle infrastrutture materiali come ponti, strade, reti elettriche o acquedottistiche, la rete per il collegamento ad internet ad alta velocità oggi è capace di segnare il passo per esempio tra due aziende identiche di cui una ha la adsl e l’altra no.

Così l’associazione è molto critica verso la scommessa del Wimax le cui licenze sono state vendute mesi fa ma non hanno prodotto quei benefici auspicati nei 30 mesi previsti.

«Infatti», scrive AntiDigitalDivide, «non solo le scadenze temporali sono passate ma anche una fitta coltre di nebbia si è posata su questa tecnologia e sull'accaduto. Crediamo dunque che l'autorità garante (Agcom) abbia il dovere di fare immediatamente chiarezza sulla situazione, ed eventualmente rimuovere le licenze, come definito nel contratto, a chi non avesse svolto gli obblighi imposti. Il nostro punto di vista, sicuramente più "social-oriented" che "business-oriented", è che qualche cosa non abbia funzionato, che il meccanismo di consultazione abbia tenuto conto di criteri poco rispettosi del bene collettivo. Adesso, visto il tempo perso (lo stato ha comunque fatto un'infima cassa) si può intervenire assegnando, gratis, le licenze a nuovi operatori inserendo nel contratto di servizio altri e più stringenti vincoli.

Facendo infatti una mera bilancia tra costi e benefici sappiamo ormai per certo che i ritardi li paga la cittadinanza. Non vorremmo essere verbosi sui dati di penetrazione, sull'aumento di produttività dei territori coperti e sul perché il digital divide è da annullare quanto prima, perché per anni abbiamo diffuso ampiamente informazioni su questo. Ma nonostante siano verità incontrovertibili si perdono gli investimenti promessi (800ml di € a chi l'ha visto), non si vigila sull'operato (WI-MAX), l'Europa sconfessa i conti italiani sul SU e canone e si continua quel terrorismo psicologico che indica il digital divide e l’evoluzione delle TLC come una questione di poco conto…»

Così l’associaizone contesta ancora una volta la non esclusione degli operatori di telefonia mobile sul WIMAX che non sarebbe stata «una scelta lungimirante».

L’associazione ha da sempre privilegiato una visione di interesse generale e propone vie di uscita e soluzioni che finora sono rimaste inascoltate.

«Vogliamo sottolineare che», conclude AntiDigitalDivide, «non è più tempo di accettare ricatti di tipo economico/occupazionale, di favorire i semi monopoli oppure i cartelli. Siamo in ritardo se c'è qualcuno che ci aspetta. La globalizzazione ovviamente non aspetta nessuno e l'innovazione ha bisogno di una base sulla quale svilupparsi (nonché di una economia che può anche essere trainante)»



02/11/2010 15.21