Gli hackers investono sui satelliti. In orbita contro la censura

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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HACKERLAND. Sognano satelliti da controllare per un’informazione libera da censura. Un gruppo di hackers ha presentato il progetto “Hackerspace Global Grid”  al Chaos Communication Congress di Berlino.

«Come si possono avere le chiavi delle informazioni in rete senza il timore che vengano filtrate, censurate, oscurate?», si sono chiesti Nick Farr ed Armin Bauer. La soluzione è sviluppare una rete di stazioni terrestri che comunicano con satelliti in orbita. Da qui sarà possibile controllare il satellite ed ottenere tutte le informazioni desiderate sfuggendo a controlli e censure. Un’operazione complessa, ambiziosa e difficile da realizzare. Ma loro ci provano e soprattutto ci credono.

L’ idea di creare un sistema anticensura comincia a farsi strada nella mente dell’ hacker attivista Nick Farr. «I controlli via internet», confessa, «mi hanno fatto pensare di creare qualcosa che sfuggisse ai controlli sull’informazione. Il progetto però doveva essere per forza extra terrestre altrimenti sarebbe stato comunque fermato».  Per capire come funzionerebbe il sistema degli hackers bisogna partire dal sistema di comunicazione via satellite normalmente utilizzato.

Il sistema di collegamento terrestre-satellitare per lo scambio di informazioni avviene così: ci sono una stazione trasmittente (sulla Terra), un satellite, una stazione ricevente. Grazie a questi tre elementi, quando un internauta effettua una ricerca su Internet, la stazione trasmittente “invia” una richiesta al satellite che, a sua volta, controlla se l’informazione è presente o meno. A questo punto, se l’informazione richiesta è presente e non è censurata, il satellite la spedisce alla stazione ricevente (un normale pc). In questo modo è il satellite (master) che decide se l’internauta (slave) può ricevere o no l’informazione richiesta.

Il sistema progettato dagli hackers funziona diversamente. Dopo aver creato una rete di stazioni terrestri, gli hackers riescono ad assumere il controllo del satellite e così a garantire che le informazioni non siano filtrate. In poche parole si controlla direttamente la fonte. In questo modo l’internauta che fa ricerche sul web chiede l’informazione ed il satellite verifica se l’informazione richiesta è presente e stavolta, anche se censurata, la inoltra al richiedente. «E 'una specie di GPS inverso», sostengono le menti del progetto.

Realizzare il sistema terrestre-satellitare, assicurano gli hackers, non è molto costoso. Per raggiungere l’obiettivo che gli attivisti si sono prefissi entro i prossimi 23 anni, invece, ci vorranno molti più soldi.

«Per adesso ci “accontentiamo” di questo sistema», dice Armin Bauer, 26 anni che sta lavorando al progetto, «quando le risorse economiche ce lo permetteranno lanceremo un hacker sulla luna. Per ora proviamo qualcosa di più piccolo».

Non tutti però sono d’accordo sulla fattibilità del progetto. C’è chi come il professor Alan Woodward del dipartimento informatico dell'Università del Surrey, parla di limiti tecnici.

«Il progetto si può realizzare ma con difficoltà», dice, «ad esempio la comunicazione stazione terreste-satellite è possibile solo per 90 minuti a causa del movimento relativo terra-satellite. Poi, il segnale si perde e bisogna localizzare un nuovo satellite».

La soluzione a questo inconveniente si chiama satellite in orbita geostazionaria. Una volta localizzato questo tipo di satellite (più lontano dalla terra ma che si muove alla sua stessa velocità così da sembrare fermo), è quasi impossibile perdere il segnale. Tuttavia, vista la distanza terra-satellite ci potrebbero essere ritardi nella comunicazione e conflitti con alcune applicazioni internet. Il satellite in orbita geostazionaria si trova poi, in un’area non sottoposta alle leggi di nessun Paese. Se da un lato questo favorisce la libertà, d’altro canto nessuno diventa sanzionabile. Una vera e propria arma a doppio taglio.

Marirosa Barbieri  05/01/2012 15:44