La vendetta di Anonymous: in pugno i senatori. Diffusi dati sensibili sul web

Alessandro Biancardi

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INTERNET. La chiamano la vendetta di Anonymous (Anonymous retaliates).

E’ l’operazione messa in campo dagli hackers americani contro 86 senatori Usa, colpevoli di aver firmato l’Ndaa (National Defense Authorization Act), una legge sull’antiterrorismo molto contestata.

Gli attivisti del web passano all’attacco. «Il gruppo», si legge sulla loro pagina, «ha rilasciato una serie di dati sensibili dei senatori colpevoli: dai loro contatti twitter, ai recapiti telefonici fissi e mobili, agli indirizzi, i siti web, l’elenco delle promesse fatte e non mantenute, di tutto di più».

L’obiettivo è chiaro: mettere alla berlina i politici, le loro attività e svelare gli scheletri nell’armadio. I senatori (repubblicani e democratici) dovranno fare i conti con Anonymous.

L’invito degli hackers si estende a tutti i cittadini: «se avete qualche lamentela da fare», dicono, «o dovete denunciare qualcosa, o segnalare un misfatto relativo ad un senatore fatelo pubblicamente». Per illustrare come bisogna procedere, il gruppo prende ad esempio uno dei senatori, probabilmente scelto a caso, Robert j.Portman. «Robert J. Portman », si legge, «è un senatore repubblicano dell’Ohio. E’ stato uno dei tanti a firmare l’Ndaa ed ha incassato 272.853 dollari da un gruppo che premeva per l’approvazione della legge».

«LA LEGGE DELLA DISCORDIA»

Approvata da Congresso e Senato, la National Defense Authorization Act è una legge contro il terrorismo. La norma stabilisce la detenzione senza limiti di tempo e senza processo per i sospettati terroristi (sia stranieri che americani) che si trovino sul suolo americano. Dal momento che la misura si estende anche ad i cittadini Usa, l’American Civil Liberties Union ha espresso forti perplessità. Così il testo originale è stato, per certi versi, emendato. Ad esempio, in un passaggio si dice che «la legge non vuole assolutamente sostituire o ostacolare le norme Usa o le autorità».

«Anche nella sua nuova versione», dichiarava Jameel Jaffer, responsabile legale dell’American Civil Liberties Union, «la legge era terribile prima, è terribile ora» (It was an awful bill before and it is an awful bill now).

Dello stesso avviso sono gli Anonymous. «Questa legge», dicono, «apre le porte alla violazione della libertà dei cittadini americani. Va contro i nostri diritti costituzionali, così facendo il nostro Governo potrà spiare legittimamente i suoi cittadini e controllarli oltremodo. Il presidente Obama può impedirlo con il suo veto ma dubitiamo che lo ponga». Nel frattempo perciò gli hackers combattono sul web gettando ombre su chi ha fortemente voluto la Ndaa.

E le reazioni sul web si moltiplicano. C’è chi come Joshua, definisce l’operazione di Anonymous «una trovata intelligente». «Perché gli hackers sono sempre gli unici a protestare?», si chiede, «a pubblicare dati sensibili sfidando pericoli e ritorsioni? Dovrebbe essere l’impegno di tutti, invece, sono sempre da soli». C’è chi, invece, stigmatizza il comportamento degli hackers definendolo «una mossa sbagliata che porta alla diffamazione ed al suicidio degli accusati».

m.b. 28/12/2011 12:24