IL PERSONAGGIO

L'onorevole Razzi, l’abruzzese che salvò Berlusconi: «penso ai cazzi miei»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Antonio Razzi
I VIDEO. ROMA. Antonio Razzi «ha pensato ai c**** suoi». Parole sue; e ci ha pensato proprio bene quando il 14 dicembre 2010 ha fatto il salto della quaglia emigrando dalle fila dell’Idv a quelle del Pdl.


Il suo voto  insieme a quello di Domenico Scilipoti ex Idv folgorato da Berlusconi, Massimo Calearo (Api)  e Bruno Cesario (Api), è stato decisivo per salvare il governo Pdl-Lega dalla mozione di sfiducia delle opposizioni. Con il  suo sostegno alla maggioranza come lui stesso dice in un video rubato dalle telecamere de “Gli intoccabili” la trasmissione di Gianluigi Nuzzi di La7, ha messo in salvo la sua bella pensioncina da deputato «perchè io», confessa, «non ha mai lavorato. Ho 63 anni giustamente dove vado a lavorare in Italia?»


«TI INCULANO SENZA VASELINA»

La trasmissione andata in onda un paio di giorni fa in seconda serata su La7 sembra non aver avuto il clamore che forse meritava se non altro per i documenti che è riuscita a pubblicare. Ora però ci sta pensando il Web a replicare all’infinito quello che moltissimi italiani non hanno ancora visto. Ed il quadro che emerge dei parlamentari è infimo e sembra si confermino le voci di compravendita dei parlamentari addirittura con veri e propri tariffari… In chiusura Antonio Di Pietro ospite di Nuzzi ha sollecitato la procura che da un anno indaga proprio sulla presunta compravendita dei deputati per il voto del 14 dicembre. 

 

Non usa mezzi termini il deputato abruzzese Antonio Razzi  né modera il linguaggio (anche perché la telecamera per buona parte è nascosta) quando descrive “la dura legge di sopravvivenza in Parlamento”. «Questi (si riferisce ai colleghi “onorevoli”) sono tutti malviventi e pensano ai cazzi loro a te non ti pensa nessuno. Questi se ti possono inculare ti inculano senza vaselina. Tu non hai capito un cazzo», si rivolge al suo interlocutore, «per il vitalizio 10 giorni mi mancavano e per 10 giorni mi inculavano. Se si fosse  votato  il 28 di marzo come era in programma io per 10 giorni non pigliavo la pensione. Io penso anche per i cazzi miei perché Di Pietro pensa pure ai cazzi suoi mica pensa a me».

Dove è finito il fervente spirito da Dipietrista che lo animava poco tempo prima? E la sua dignità inossidabile da operaio che non si lascia comprare da nessuno?


«Io sono un operaio», dichiarava a telecamere accese, «anche se ho un mutuo da pagare non voglio accettare nulla e me ne vanto non si comprano così  gli operai» e diceva di non essere minimamente interessato alla sua pensione da deputato.

QUELL’ACCORDO CON FRATTINI

Poi la trasmissione confeziona un ritratto dell’onorevole Razzi.

Come tutti gli emigranti anche Antonio Razzi trova l’America in Svizzera dove si trasferisce nel 1965. La sua fortuna comincia nel 2008 quando viene eletto con 3.500 voti procuratigli  all’estero dal cacciatore di voti Gaetano Longo. E’ lui a parlare dell’indole mercenaria di Razzi che gli confesserà nel 2009 «di abboccamenti  vari con politici di ogni tipo (da Miccichè a  Lorenzin)». Ma il 25 novembre 2010  a Zurigo l’onorevole prepara il terreno dello scambio: darà il suo sostegno alla maggioranza per il voto di fiducia se otterrà per uno dei suoi il posto di console onorario a Lucerna (Svizzera).  Detto fatto. I dettagli vengono discussi a tavola, in un  ristorante di Zurigo come riferisce il cronista del Sonntags Blick Johannes Von Dohnayi.

«Durante la cena Razzi», dice, «ha parlato con qualcuno dell’entourage di Frattini e concorda lo scambio».

La Farnesina che dovrebbe in teoria scegliere i consoli da nominare su proposta dell’ambasciata e non di certo di un parlamentare, nomina console Alberto Grilli grande amico di Razzi con cui  faceva parte del Comites di Lucerna. Si sblocca  quindi in men che non si dica l’apertura del consolato onorario a Lucerna, progetto che dormiva nei cassetti da anni. Per la legge una fattispecie del genere è configurabile come reato di corruzione, come spiega Giuseppe Cascini sostituto procuratore repubblica di Roma. «Chiunque favorisca se stesso o terzi (raccomandi)», dice il giurista non entrando nel merito della vicenda Razzi, «commette reato di corruzione».

Cosa risponderebbe a questo punto il diretto interessato Antonio Razzi?

«Fatti nu poco li c**** tua e non rompere i co****».

Marirosa Barbieri  09/12/2011 18:37