Diritto d’autore ed indagini: il caso di Natascha Kampusch e della foto rivendicata

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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BRUXELLES. La sua foto è servita per le indagini ma la fotografa chiede un risarcimento danni per sfruttamento indebito del diritto d’autore.

La signora Eva Maria Painer, fotografa professionista e Natascha Kampusch, la ragazza austriaca rapita all'età di 10 anni e sfuggita dalle grinfie del suo carceriere nel 2006 sono legate da una foto. Quella che la Painer aveva scattato proprio nell’asilo frequentato da Natascha immortalando la piccola, presa e segregata in una scantinato per oltre otto anni da un maniaco sessuale Wolfgang Priklopil.

Lo scatto diramato dagli inquirenti e pubblicato dalla stampa ai fini della ricerca è diventata, oggi, oggetto di un contenzioso legale. La fotografa, infatti, ha ritenuto che la pubblicazione della sua foto da parte di editori che non le hanno chiesto il permesso né pagato i diritti le abbia creato un danno  e così ha trascinato in tribunale  case editrici e giornali  colpevoli di  aver  riprodotto  e diffuso la fotografia  in assenza del suo consenso e del suo nome.

La richiesta? Una cospicua somma di danaro come risarcimento.

Cinque  case editrici  (quattro tedesche ed una austriaca) avevano pubblicato  la foto senza indicare il nome dell’autore o riportandone uno diverso da quello della signora Painer. L’immagine però è servita anche a ricavare un identikit, realizzato con un programma informatico che riproduceva le presunte sembianze attuali della ragazza.

«Il diritto d’autore sulle immagini fotografiche», dichiara la Corte di Giustizia europea investita del caso, «va tutelato  ma deve piegarsi davanti a motivi di pubblica sicurezza (ad esempio per trovare una persona scomparsa). E poi l’indicazione del nome dell’autore non era necessaria, l’importante era indicare la fonte della foto, ma non necessariamente anche il nome del fotografo».

Anche una casa editrice, quindi,  può contribuire in singoli casi a conseguire un obiettivo di pubblica sicurezza, pubblicando, per esempio, la fotografia di una persona ricercata purchè  agisca  in accordo e coordinamento con le forze dell’ordine.

 Dovrà tornarsene a mani vuote quindi la fotografa austriaca e accontentarsi del fatto che la sua foto, almeno, non sarà mai dimenticata.

m.b. 01/12/2011 12:07