Inchiesta Ecoemme: Cordoma, Sospiri &Co all'udienza preliminare

Alessandro Biancardi

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FOCUS. PESCARA. Approderà all'udienza preliminare martedì prossimo, 11 ottobre ore 15.30, l'inchiesta sulla corruzione nella società pubblica dei rifiuti Ecoemme spa.

Il giudice per le indagini preliminari, Luca De Ninis, dovrà stabilire soltanto se vi siano sufficienti elementi emersi durante le indagini svolte dalla Squadra mobile di Pescara, coordinate dal pubblico ministero Anna Rita Mantini. Gli indagati devono rispondere di vari reati tra cui associazione a delinquere, corruzione e truffa.

Il fascicolo 11.772 del 2008 è l’indagine dalla quale poi è scaturita l'altra inchiesta sui rifiuti (Re Mida) che ha portato all'arresto dell'ex assessore alla sanità Lanfranco Venturoni e l'imprenditore monopolista dei rifiuti, Rodolfo Valentino Di Zio. In questo filone risultano indagati il sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, il consigliere regionale Pdl, Lorenzo Sospiri, Ferdinando Ettore Di Zio, Ettore Paolo Di Zio, Giordano De Luca (Ecologica srl), Antonello De Vico, sindaco di Farindola e all’epoca assessore provinciale, Fabio Savini presidente della Comunità Montana Vestina, Massimo Sfamurri di Ambiente spa, Paolo Cucculelli, tecnico della comunità montana. Vengono mosse contestazioni dirette anche sulla responsabilità delle società Deco spa ed Ecologica Srl che in caso di condanna potrebbero essere chiamate a risarcire i danni. L'inchiesta è stata chiusa alcuni mesi fa ed il processo -come detto- è ancora lontano; il quadro che emerge attraverso il lavoro degli inquirenti è molto importante perchè aiuta a capire il perchè di certe scelte, il perchè di alcuni costi, il perchè di alcuni ritardi...

La società mista pubblica Ecoemme (partecipata a maggioranza dal Comune di Montesilvano, dalla Comunità montana Vestina e per il 47,83% dalla Deco) viene descritta come «completamente asservita ai voleri del privato». Il mondo in cui si muove la società è quello dei rifiuti ed il privato è ancora una volta la Deco dei Di Zio, la quale attraverso amministratori pubblici compiacenti per un arco di tempo molto ampio è riuscita a «consolidare e mantenere il sistema di potere, di relazioni personali, clientelari e strumentali all'illecito profittamento di pubbliche risorse economiche”.

La Ecoemme era stata costituita il 7 agosto del 1998 con lo scopo di occuparsi di una serie di servizi di nettezza urbana come la raccolta e trasporto dei rifiuti ma anche di avviare la raccolta differenziata. Gli inquirenti ritengono tuttavia che la società «risultava gestita in palese illegalità» con una serie di violazioni a leggi e norme comunitarie che obbligavano gli amministratori all'evidenza pubblica, ad espletare insomma appalti per cercare il socio privato o per affidare all'esterno servizi. Invece, il socio privato (la Deco) era stato scelto direttamente senza alcuna gara. Bastò invece una deliberazione del consiglio comunale di Montesilvano del 30 gennaio 1998, la numero 10. Con una seconda delibera si decise poi sempre in via diretta di affidare allo stesso socio privato il servizio di igiene oltre agli altri servizi aggiuntivi complementari.

Un meccanismo già emerso altre volta che si ripete: un'amministrazione pubblica decide di creare una società specifica affinché si possa occupare di un determinato servizio pubblico, poi la si rende mista scegliendo un socio privato (molto meglio senza gara), dopodichè ci si rende conto che la società creata è una scatola vuota e non è in grado di gestire alcun servizio, per cui si decide di affidare materialmente i servizi al privato (meglio senza gara). Così facendo non si fa altro che affidare direttamente un appalto facendo un giro un po' più lungo. Il risultato però è lo stesso: arricchire il privato (che è sempre lo stesso).

«7 MILIONI DI EURO IN 10 ANNI»

Di quanto? La procura ha calcolato che il profitto generato in questo caso dalle illegalità (quelle ovviamente scoperte e che si ritengono provate) ammonterebbe a non meno di 7 milioni di euro calcolato nell'arco del decennio 1999-2009. Un guadagno ottenuto secondo la procura illecitamente e grazie ad un ricarico economico dei costi di produzione ben superiori al parametro contrattuale che prevedeva il 12% mentre a Montesilvano si è raggiunti anche il 30%.

La procura dice chiaramente, e a più riprese, che alcuni amministratori avevano l'obiettivo primario di “avvantaggiare il privato” poiché a questi erano legati a doppio filo attraverso un presunto scambio corruttivo di utilità, a volte soldi e contributi, altre volte posti di lavoro per i clientes.

Questo gruppo di amministratori faceva dunque fronte comune per poter spalleggiare e assecondare gli interessi dei Di Zio che così hanno potuto prevalere a scapito della corretta e redditizia gestione della società pubblica.

IL RUOLO DEGLI INDAGATI

Gli amministratori di riferimento accusati di associazione a delinquere e corruzione oltre Cordoma e Sospiri, sono l'ex presidente della Comunità Montana Vestina, Fabio Savini, l’ex assessore alla provincia e sindaco di Farindola, Anrtonio De Vico.

Savini avrebbe commesso i reati contestati in qualità di legale rappresentante della comunità montana Vestina che operava in Ecoemme, De Vico viene descritto come «dominus del bacino elettorale dell'area Vestina» che avrebbe appoggiato Savini «quale referente in quota pubblica del socio Comunità Montana con l'esclusivo fine di tutelare e difendere gli interessi del gruppo Deco», assicurando di volta in volta la maggioranza all'interno del consiglio di amministrazione della Ecoemme «e dunque l'assoluto indiscusso controllo gestionale delle scelte della società e ciò al fine di impedire che venisse dichiarata decaduta la convenzione in essere per la gestione dei servizi».

Così il 24 giugno 2008 Savini determinava con il suo voto a favore della parte privata Deco, la mancata convocazione dell'assemblea dei soci che avrebbe dovuto discutere e decidere sui rilievi denunciati dal collegio sindacale sulla regolarità e la prosecuzione della convenzione. Insomma prorogare o meno l’appalto a Di Zio.

De Vico, invece, avrebbe istigato Savini affinché venisse ostacolata la dismissione della quota di partecipazione in Ecoemme della comunità montana per favorire Di Zio.

L'influenza della Deco sarebbe stata così forte che lo stesso Savini venne nominato consigliere di amministrazione in seno alla Ecoemme come esponente della Comunità Montana eppure nello statuto della società non veniva previsto alcun rappresentante per quell’ente pubblico in quota minoritaria. Nessuno se ne accorse e una volta diventato addirittura presidente del Cda (subito dopo le dimissioni del precedente presidente Di Carlo) poté avere mano libera e qualche ostacolo di meno.

I DISSIDENTI DEFENESTRATI

L'indagine scoppia in seguito ad una serie di esposti che denunciavano l'illegittima gestione della Ecoemme, siamo intorno alla metà del 2008. E’ l'anno fatidico poiché scade la convenzione che affida i servizi di smaltimento rifiuti della Ecoemme alla Deco. Di Zio ha tutto l'interesse che la convenzione venga prorogata mentre una piccola frangia di amministratori pubblici sostiene che la legge preveda l'espletamento di una gara pubblica. Lo dice chiaramente nella sua relazione depositata il 3 giugno 2008 il presidente di Ecoemme di allora, Domenico Di Carlo, lo conferma il direttore generale del Comune di Montesilvano e lo supporta anche un parere legale chiesto per l’occasione.

Gli scontri di quei giorni furono aspri ma alla fine il gruppo vicino a Di Zio ebbe la meglio riuscendo ad esautorare Di Carlo, inducendolo alle dimissioni così come avvenne anche per un altro membro del collegio dei sindaci, Maria Cuoccio («che più degli altri membri del collegio di controllo aveva segnalato l'esistenza di gravi irregolarità amministrative e contabili della società mista), entrambi ripetutamente impegnati a presentare al consiglio di amministrazione di Ecoemme le numerose violazioni di norme interne e statuatrie dell'ente» contestando apertamente che la società pubblica fosse in mano al gruppo Deco-Di Zio.

In più di un'occasione avevano anche denunciato -ma senza successo- una serie di affidamenti della Ecoemme senza gara in favore di altre società appartenenti sempre allo stesso gruppo imprenditoriale come la Ecologica srl e la San Giovanni srl.

IL CORRISPETTIVO: «LA CORRUZIONE»

Secondo le indagini per favorire il privato si sarebbero assunti una serie di atti contrari alla legge Savini, De Vico ma anche Cordoma e Sospiri avrebbero chiesto e ottenuto dagli amministratori della Deco spa «plurime utilità economiche di varia natura».

A Savini, per esempio, la procura imputa «l'assunzione clientelare di personale reperito inizialmente con contratti a tempo determinato che veniva successivamente stabilizzato con contratti a tempo indeterminato (si segnalano le posizioni dei lavoratori Mirco Salzetta inserito nella società Ecologica srl e per la seconda categoria si evidenziano le assunzioni di Sandro Lanesi, Giacomo Cacciatore e Giancarlo Di Vincenzo inseriti nella Ecoemme)».

A Cordoma e Sospiri, invece, la procura contesta di aver ricevuto su indicazione del senatore Fabrizio di Stefano la somma di denaro pari a € 10.000 dalla Deco, finanziamento per le elezioni regionali del dicembre del 2008 «e comunque la disponibilità al versamento, all'occorrenza, di ulteriori risorse finanziarie utili e necessarie per il predetto schieramento politico (Pdl) che sarebbero state loro assicurate dal gruppo Di Zi anche in futuro».

Tra le utilità che l'attuale sindaco di Montesilvano e il consigliere comunale regionale Sospiri avrebbero ottenuto ci sarebbe anche l'affidamento di consulenze a vantaggio di professionisti “amici” e comunque vicino all’area politica dei due amministratori.

A versare le utilità sarebbero stati i due Di Zio, Ettore Paolo e Ferdinando Ettore, ma anche Giordano De Luca nella qualità di amministratore delegato della società Ecologica srl che avrebbe avallato le assunzioni clientelari.

Tra gli indagati figura anche il presidente della società pubblica Ambiente spa, Massimo Sfamurri, Paolo Cucculelli, tecnico della comunità montana, questi insieme a Savini e De Vico sono accusati di aver deciso di far acquistare alla Comunità montana un pacchetto di 1000 azioni dalla società Ambiente spa “al solo fine di ottenere l’affidamento diretto del servizio di raccolta dei differenziati alla Ecologica srl (controllata di Ambiente spa) e inizialmente espletato solo nel comune di Penne ed affidato alla Ecoemme”.

In questo modo Ecologica si sarebbe occupata della raccolta in tutti gli altri comuni che facevano parte della Comunità montana al prezzo annuo di € 95.000 per un canone mensile di quasi € 8000 che però non comprendeva i costi della suddivisione dei rifiuti e dello stoccaggio che rimanevano dunque a carico dei comuni.

Anche in questo caso un affidamento diretto di fatto, mascherato male ed altamente vantaggioso con un danno che la procura stima almeno pari a 24mila euro all’anno per gli enti pubblici.

I RICAVI DEI RIFIUTI ALLA SOCIETA’ PRIVATA

Gli inquirenti hanno poi scoperto -studiando la vasta mole di documenti sequestrati e nello specifico i bilanci delle società e dei comuni- che per alcuni anni i ricavi derivanti dal recupero dei rifiuti differenziati venivano introitati direttamente dalla società Ecologica srl “che in tal modo si assicurava un introito non dovuto e frutto di artificio ( quest’ultimo attuato da Cucculelli, tecnico della comunità montana e uomo di fiducia di Antonio De Vico, che a sua volta ne aveva agevolato la collocazione presso tale ente)”.

Di truffa è accusato Ferdinando Ettore Di Zio nella sua veste di dominus della Ecoemme spa allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto patrimoniale mediante artifici e raggiri.

La procura, infatti, contesta di aver occultato che l’attività di conferimento dei rifiuti differenziati carta e cartone nella piattaforma ecologica fosse un’attività completamente gratuita che vi era un accordo con i consorzi Conai e Comieco abbattevano i costi, anzi da questo conferimento vi sarebbero state anche delle utilità che sono state incamerate dalla società mista Ecoemme spa mentre secondo la procura i rifiuti sono un “bene” del Comune che lo conferisce per cui l’eventuale utile da questi derivante è di proprietà dell’ente pubblico.

Una sottigliezza che è stata scoperta anche grazie al fatto che tale somma è finita realmente nel bilancio del Comune di Montesilvano per una sola volta nel 2001 quando i ricavi derivanti dal recupero dei rifiuti produssero un utile di quasi € 95.000. Dal 2001 al 2005, invece, la rendicontazione sarebbe stata alterata confondendo i ricavi totali che ammontano ad oltre € 572.000 nella voce generica “ricavi” del bilancio di Ecoemme . Qualche altra volta venivano gonfiati i costi al fine di compensare l’eventuale cifra dovuta al Comune ma in realtà rappresentava un utile per la società mista grazie all’artificio. In questo modo sarebbero stati ingannati anche i controllori del Comune di Montesilvano che non hanno potuto così richiedere la somma che spettava all’ente è che la procura certifica in almeno 1.160.000 euro che è pari al danno subito.

LE RESPONSABILITA DELLE SOCIETA’ DECO ED ECOLOGICA

Come detto vengono chiamati in giudizio direttamente anche le due società coinvolte negli illeciti penali. La procura dice chiaramente che “attraverso i raggiri, gli illeciti e la corruzione la Deco riesce a mantenere una posizione di monopolio nella gestione dei rifiuti in Abruzzo; ovvero si assicurava le condizioni affinché tale monopolio potesse perpetuarsi anche in futuro ed evitava che si avviasse il processo per l’affidamento del servizio di raccolta smaltimento nel Comune di Montesilvano mediante l’avvio di una gara pubblica”.

Indebiti vantaggi anche per la Ecologica srl per le stesse ragioni.

Alessandro Biancardi   08/10/2011 8.58