Sanitopoli, le motivazioni della prima sentenza che condanna il consulente Anello

Alessandro Biancardi

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   Sanitopoli, le motivazioni della prima sentenza che condanna il consulente Anello

APPROFONDIMENTO. PESCARA. La “sentenza Anello”, giunta dopo tre anni dagli arresti del 14 luglio 2008 con il rito abbreviato, è importante perchè cristallizza per la prima volta alcune verità (processuali).

Così il gup Angelo Zaccagnini, basandosi sulle sole prove raccolte nelle indagini preliminari e sull’incidente probatorio (le verità di Angelini), ha per esempio avvalorato le esternazioni dell’ex patron di Villa Pini prendendole per buone e ritenendolo credibile. Ha dato per buona anche l’associazione a delinquere creatasi durante la prima giunta regionale di centrodestra (con Giovanni Pace al vertice che però lo stesso giudice ha assolto pienamente) dando a Masciarelli, Conga, Domenici, Aracu il ruolo di attori protagonisti. Ma queste sono le motivazioni della condanna dell’avvocato romano Pietro Anello, ex consulente di banche abruzzesi, poi della Fira di Masciarelli ed infine della Regione. Sul suo parere legale si poggia la prima operazione di ingegneria finanziaria della prima cartolarizzazione, un parere che attesta «falsamente» il vantaggio per l’ente pubblico.

Il titolare dello studio romano ''Anello & partners'' era accusato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa aggravata e continuata e corruzione. Per quest’ultimo capo il professionista è stato tuttavia assolto «esclusivamente per motivi giuridici» poiché, secondo il giudice, il suo ruolo non era quello di pubblico ufficiale (il solo che può essere corrotto commettendo reato). I fatti si riferiscono alle richieste di denaro (250mila euro) ad Anegelini per certificare i crediti di Villa Pini ed inserirli nella cartolarizzazione. Il giudice ritiene ampiamente provata la dazione che, tuttavia, non considera corruzione.

Il gup Zaccagnini lo scorso 13 giugno ha condannato Anello a 4 anni (per l’indulto 3 anni sono stati condonati), all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, ed è stato dichiarato «incapace di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno». Inoltre dovrà versare 1.250.000 in favore delle 5 parti civili (Regione, e le quattro Asl), cifra che sarebbe soltanto l’anticipo del danno che, invece, sarà eventualmente liquidato in sede di rito normale e all’atto della sentenza di primo grado per il processo di Sanitopoli. Altri 100mila euro sono inoltre la condanna alle spese di giudizio e onorari per le parti civili.

LE MOTIVAZIONI

L'impianto accusatorio prevedeva che «Aracu, Domenici e Masciarelli», scrive il gup nella sentenza di primo grado, «promossero nell'ottobre 2003 e costituirono assieme a Anello, Pace, Trozzi (gli ultimi due assolti da tutte le imputazioni loro ascritte in separato e contestuale giudizio abbreviato), una associazione per delinquere diretta dagli stessi Aracu, Domenici e Masciarelli, alla quale partecipavano anche gli altri imputati, operante in Pescara sino almeno al mese di maggio 2005. Scopo dell'associazione era quello di deviare e condizionare illegalmente l'attività amministrativa e negoziale della Regione Abruzzo in materia di sanità e delle ASL; commettere reati di abuso d'ufficio, falso e truffa ai danni della Regione, nonché reati di corruzione e concussione per un importo accertato di illecite dazioni di denaro pari a €.8.080.000,00».

Il giudice ricostruisce quegli anni e parla di «completo accentramento di poteri» nelle mani di Aracu, Masciarelli e Domenici che riuscirono a gestire l’intero settore della sanità. Lo strapotere si concretizzò con la prima operazione di ingegneria finanziaria ideata da Masciarelli: la prima cartolarizzazione denominata Cartesio nella quale si inserirono a carico della Regione un monte di crediti vantati dalle cliniche private, e soprattutto Villa Pini, crediti gonfiati, non esigibili, autocertificati che recarono al gruppo di Vincenzo Angelini un vantaggio di «21.971.050,40 di euro».

«Dopo l’attività preparatoria, preliminare ed istruttoria espletata dall'assessore Domenici e da Masciarelli, con la collaborazione di soggetti a loro facenti capo, ed in particolare del vicepresidente della Fi.R.A. Trozzi — genero del presidente della giunta regionale Pace -», scrive il gup, «in violazione di legge ed all'insaputa dei responsabili e degli uffici tecnici e di controllo del Settore sanità della Regione e delle ASL, senza alcun parere ne' informazioni richieste agli uffici legali ed all'avvocatura Regionale, (...) a seguito di falsa autocertificazione da parte della casa di Cura Villa Pini srl di crediti inesistenti e per i quali neppure esistevano le relative fatture», venne affidata una perizia allo studio Anello & Partners.

Sulla base di una perizia-parere presentata il 6.12.2004, si disse che le pretese creditorie delle Case di cura che vantavano crediti dalle Asl erano fondate e che c’era il fondato pericolo che instaurassero una serie di giudizi che avrebbero visto soccombere le stesse Aziende sanitarie locali. Il parere tuttavia viene «formulato sulla base di arbitrarie valutazioni di natura "probabilistica"».

Giancarlo Masciarelli dal canto suo, «negli atti di cessione di crediti ripassati nei giorni tra il 7 ed il 10 dicembre 2004 quale amministratore delegato e legale rappresentante della Fi.R.A. s.p.a. con i legali rappresentanti delle case di cura private, predisponeva e stipulava clausole difformi in modo da favorire il gruppo Villa Pini». Di fatto si consentì da una parte ad Angelini di proseguire le sue cause contro la Asl per crediti non corrisposti e dall’altra vennero inseriti gli stessi crediti nella cartolarizzazione. Così quei crediti vennero di fatto pagati due volte dalla Regione.

LA GRANDE ABBUFFATA INIZIA CON LA DELIBERA 1281 DEL 2004

«Non par dubbio che, per dare conto della decisione di condanna dell'Anello, inserito organicamente nel sistema — come si vedrà - occorre muovere proprio dall'esame della detta delibera 1281/04 in quanto essa costituisce il documento che rende palpabile e che incorpora in sé la prova evidente dell'arbitrarietà di cui si è sopra detto. Infatti», scrive Zaccagnini, «(...) si rileva con immediatezza che la Regione Abruzzo, per la mancanza di una corretta amministrazione della spesa sanitaria aveva accumulato disavanzi passivi (i cui debiti giuridicamente facevano capo alla singole Asl)».

Il giudice smonta pezzo pezzo la difesa dell’imputato Anello che si basa sulla regolarità dei numeri ma non sulla realtà dei fatti e parla di chiari vantaggi privati conseguiti dai componenti dell’assocazione a delinquere.

CREDITI INESISTENTI

Poi il punto centrale è: la cartolarizzazione Cartesio è stata una operazioine vantaggiosa?

Il giudice argomenta così: «seppure ci si volesse fermare all'aspetto puramente economico, per ritenere vantaggiosa la cartolarizzazione sarebbe necessario innanzitutto dimostrare che era vera, reale ed esigibile la massa dei crediti oggetto dell'operazione di "rimodulazione". Riconoscere un debito che non esiste è sempre un danno per il soggetto amministrato, specie se si tratta di soggetto pubblico.Certo è, infatti, che con l'operazione di cartolarizzazione le cliniche hanno ricevuto il pagamento dei propri pretesi crediti, così come da esse stesse elencati ed autocertificati (transattivamenteridotti al 65% di quanto apoditticamente preteso, il che è pur sempre una regalia pari a € 80.765.058,78, ovvero il 65% di € 124.253.936,58), e le casse delle ASL e della Regione si sono trovate comunque gravate da oneri finanziari che non avrebbero avuto ragione di essere annoverati tra le poste passive del bilancio dei detti enti in difetto della prova della esistenza di ciascuno di quei crediti».

VERIFICHE INESISTENTI

«Nessun problema di deficit di bilancio (anche se solo in parte) si sarebbe potuto neppure ventilare se le opportune e necessarie verifiche (quelle degne di questo nome) fossero state condotte secondo ordinari criteri civilistici e di usuale verifica contabile-amministrativa», si legge sempre nella sentenza. Invece «è statao fatto passare sotto silenzio l’aspetto della verifica dei crediti, mai effettuata». «Si vedrà», scrive il gup, «come lo stesso Anello, incaricato, come si legge nel suo parere, della "ricognizione delle posizioni debitorie" delle ASL, afferma che nessuna verifica della verità dei crediti è stata effettuata. Ciò nonostante l'esperto professionista, dopo aver premesso la mancanza di tale indefettibile presupposto di valutazione, in aperto ed insanabile contrasto con tale premessa, conclude nell'affermare la convenienza per i soggetti pubblici».

«La realtà che emerge dai dati obiettivi disponibili è che l'operato dei protagonisti della vicenda (principalmente Domenici, Masciarelli, Aracu, Conga, Anello) è stato inquinato dalla comune volontà di favorire prioritariamente Villa Pini ed Angelini dietro pagamento di illeciti compensi. E per raggiungere tale risultato tutti gli associati sono stati chiamati a dare il proprio contributo fattivo, senza tentennamenti, al di fuori e al di sopra di ogni regola».

ANELLO IN CONFLITTO DI INTERESSI

Il giudice inoltre considera ulteriore prova di mala fede i rapporti che Anello aveva contemporaneamente con la Regione e con il privato, Angelini: un conflitto di interessi che di per sè proverebbe il rapporto ambiguo. «La parte pubblica», scrive Zaccagnini, «era interessata - quale ente istituzionale - alla corretta definizione delle proposte transattive funzionali alla cartolarizzazione (al di là della posizione dei funzionari e dei rappresentanti infedeli). Al contrario Angelini era portatore, così come i titolari delle altre cliniche, del contrapposto interesse a vedersi riconosciuti crediti contestati perché non documentati e non esigibili per le varie ragioni ostative più volte ricordate».

LA CORRUZIONE NON C’E’

Sulla dazione che Angelini versa ad Anello le difese hanno asserito che i soldi erano il pagamento delle prestazioni e non una tangente per inserire i crediti nella cartolarizzazione. Anello viene però assolto nonostante il fatto provato della dazione di denaro perchè non è pubblico ufficiale e non può essere accusato di corruzione (la corruzione tra privati non è prevista come reato)

CONCLUSIONI: «ANELLO COLPEVOLE, PROFESIONISTA AL SERVIZIO DEI SUOI INTERESSI»

«Come risulta documentalmente acclarato su base essenzialmente documentale», scrive nelle ultime pagine della sentenza il gup, «l'imputato Anello è stato l'attore principale per poter ammantare la cartolarizzazione di una veste di convenienza per la Regione e le Asl mentre detti enti ne hanno ricevuto un ingente danno pari all'intero ammontare dei debiti non performing ( € 80.830.054,00) pagati, benché insussistenti e non esigibili. Il detto Anello, dietro pagamento di somme di denaro da parte di Angelini, ha reso possibile che a quest'ultimo fossero corrisposti € 21.971.050,40 per crediti inesistenti riconosciuti attraverso la cartolarizzazione 'non performing' approvata con Delibera G.R.A. 1281 del 14.12.200”. L'imputato, incensurato, merita le attenuanti generiche le quali vanno ritenute equivalenti all'aggravante contestata».

Si attendono ora le motivazioni della sentenza di assoluzione dell’ex governatore Giovani Pace e Vincenzo Trozzi per capire i punti deboli dell’impianto accusatorio.

Alessandro Biancardi  04/10/2011 8.56