La Carispaq nella bufera tra i silenzi della politica e le coperture istituzionali

Alessandro Biancardi

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 La Carispaq nella bufera tra i silenzi della politica e le coperture istituzionali

(Nella foto:Rinaldo Tordera)

L’AQUILA. Tre vicende, un protagonista (la Carispaq). Sullo sfondo il dramma dell’Abruzzo. La politica distratta è impegnata a guardare altrove. Nessuno sa cosa accade nelle stanze del potere.

Quando si parla di Carispaq non si possono non ricordare le vicende intricatissime che l’hanno vista per ben tre volte al centro della scena, solo nel recente passato. In un caso come protagonista assoluta (la richiesta degli interessi passivi su mutui e prestiti nel post sisma) e negli altri, nelle vesti di co-protagonista (l’affaire Consorzio Federico II e la truffa Madoff dei Parioli). Eventi che non hanno lasciato indifferenti e che, forse per coincidenza temporale, hanno poi provocato le dimissioni silenziose del suo direttore generale, Rinaldo Tordera. Ed in tutto questo c’è anche chi si interroga sull’immobilismo dei parlamentari abruzzesi che non si sono occupati delle questioni pur rilevanti per approfondire e capire cosa sia successo e che responsabilità politiche vi possano essere nelle vicende aquilane.

Solo Elio Lannutti, senatore dell’Idv eletto nella circoscrizione Veneto ma nato in provincia di Chieti e alcuni parlamentari radicali iscritti al gruppo del Pd hanno “interrogato” il Governo sul comportamento della Carispaq, senza però ottenere risposta. Degli altri abruzzesi in Parlamento, ad eccezione di Mascitelli dell’Idv che ha controfirmato qualche atto di Lannutti, nessuna iniziativa significativa.

L’INTERESSE DI RISCUOTERE GLI INTERESSI SUGLI INTERESSI

Il decreto legge del 28 aprile 2009, n. 39 (cosiddetto decreto-legge Abruzzo), convertito in legge il 24 giugno 2009 prevedeva la sospensione (congelamento) delle rate dei mutui da aprile 2009 sino a dicembre 2009. Una manovra pensata ad hoc per sgravare le vittime del terremotato da un sovraccarico economico (almeno, all’inizio, la legge fu interpretata così…).

Ma presto gli Aquilani dovettero ricredersi scoprendo che il congelamento della rateizzazione aveva dei costi, cioè interessi da pagare sugli interessi. E, infatti, secondo la legge in questione, il congelamento delle rate dei mutui avrebbe comportato «durante l’intero periodo di sospensione, interessi semplici nella misura contrattualmente prevista», si legge nel testo.

Le alternative sarebbero state due: il pagamento in un’unica soluzione delle rate sospese senza alcun onere aggiuntivo per interessi e/o mora entro il 15 gennaio 2010 (in poche parole gli aquilani per non pagare gli interessi avrebbero potuto versare 9 rate tutte insieme) o il ricorso ad un particolare finanziamento agevolato (tasso fisso 3% - durata max 72mesi) dedicato all’“emergenza terremoto” per il pagamento entro il 15 gennaio 2010 delle rate sospese. Soluzioni che non avrebbero migliorato di molto le condizioni già disastrate degli Aquilani.

Elio Lannutti

La Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila (la principale banca della città) cominciò ad esigere gli interessi sui mesi sospesi ma, secondo i comitati cittadini, lo fece «in maniera anomala e pretendendo somme aggiuntive». E’ per questo che il senatore Elio Lannutti si è fatto avanti con un’interrogazione al Governo, preoccupato, per le numerose segnalazioni di cittadini residenti nei territori abruzzesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009 (per la maggior parte artigiani e piccoli imprenditori che hanno perso la propria attività) secondo i quali «la Carispaq ignorava completamente le richieste di sospendere l'addebito degli interessi passivi».

«Questo comportamento della Carispaq è inaccettabile», faceva notare allora Lannutti,«considerando che il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e il Ministro dell'economia e delle finanze, Giulio Tremonti, avrebbero invitato le banche ad andare incontro alle imprese sostenendole, evitando un eccesso di automatismo e garantendo loro il sostegno finanziario necessario alla loro ripresa».

Così come in un’interpellanza il 16 settembre 2009 lo stesso senatore, insieme al parlamentare Mascitelli, aveva constatato che la Carispaq aveva «più volte messo in difficoltà i propri clienti pressandoli per il pagamento di interessi passivi con la revoca dei fidi e la sospensione delle carte di credito».

Ma se da, un lato, i cittadini parlavano di anomalie nel conteggio degli interessi e di procedure poco chiare praticate dalla banca, (come il rifiuto di produrre il piano di ammortamento), dall’altro Carispaq affermava proprio il contrario.

L’istituto di credito, infatti, parlava così:«abbiamo aderito al provvedimento di sospensione delle rate dei mutui e degli altri finanziamenti bancari, offrendo alla nostra clientela la possibilità di scegliere, entro il 30 novembre 2009, tra due opzioni (la sospensione con dilazione e la sospensione in senso stretto) senza alcun costo aggiuntivo, come invece molti sostengono».

L’AFFAIRE DEL CONSORZIO FEDERICO II

Il nome della Carispaq è spuntato fuori anche nell’ambito della inchiesta sugli appalti del G8 e del dopo-terremoto, l’inchiesta che partita da Firenze è approdata a L’Aquila producendo l’iscrizione nel registro degli indagati del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, l’imprenditore Riccardo Fusi, presidente della Btp, e l’imprenditore Ettore Barattelli. Il processo non è ancora iniziato, non ci sono ancora sentenze ma lo stesso pm ha chiesto e ottenuto il proscioglimento di Barattelli.

Secondo le indagini Fusi voleva entrare nel giro degli appalti per la ricostruzione dell’Aquila e interpellò Verdini che parlò con Chiodi che in una telefonata intercettata con Verdini si rese disponibile a prendere un caffè con l’imprenditore Fusi («un caffè non si nega a nessuno»).

Le indagini partite per capire gli interessi che gravitavano intorno alla protezione civile poi finirono per focalizzare l’attività del consorzio Federico II, associazione d'imprese che fu creata dopo una riunione avvenuta il 12 maggio a Palazzo Chigi, incontro presieduto da Gianni Letta al quale parteciparono anche Verdini, Fusi, Barattelli e dirigenti della Cassa di Risparmio dell’Aquila.

Dopo quel meeting il Consorzio Federico II ottenne diversi lavori in appalto, come emerge dal rapporto dei Ros che hanno condotto le indagini. Si tratta «dei lavori di rifacimento della scuola Carducci con appalto all'associazione temporanea d'imprese "Btp spa, lavori subappaltati alla "Marinelli ed Equizi srl" e alla "F.lli Ettore e Carlo Barattelli" per un importo di 6 milioni e 843 mila euro. E ancora l’ammodernamento della caserma Campomizzi con appalto alla consorziata "Marinelli ed Equizi srl" solo per offerta economicamente più vantaggiosa, lavori subappaltati alla "Barattelli" per un importo complessivo di 11 milioni e 235 mila euro e, con contratto privato dalla Cassa di Risparmio dell'Aquila i lavori di contenimento dei danni delle sedi dell'istituto di credito site in corso Vittorio Emanuele II e nel palazzo Farinosi-Branconi per un importo di 2 milioni di euro, con contributo statale del 50% per la seconda sede in quanto palazzo sottoposto a vincolo della Sovrintendenza per i beni artistici».

E’ proprio su questo «ammontare consistente di lavori appaltati» che, ancora una volta, Lannutti ha voluto vederci chiaro chiedendo al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro dell'Economia e delle finanze se e soprattutto in che modo, alla luce dei dati riportati, i dirigenti della Cassa di risparmio de L'Aquila (Carispaq) avessero partecipato agli incontri ed ottenuto vantaggi o altre utilità dal Governo.

Dubbi nati soprattutto in seguito alle dichiarazioni dell’allora vicedirettore della Carispaq, Angelo Fracassi, che aveva ammesso di essere presente all’incontro del 12 maggio a palazzo Chigi. «La scelta di andare da Letta», aveva confessato Fracassi agli inquirenti, «fu presa durante una colazione di lavoro che si svolse a L’Aquila. Oltre a me e a un altro funzionario della banca erano presenti gli imprenditori Barattelli, Vittorini, Marinelli e Fusi».

L’ INCHIESTA MADOFF DEI PARIOLI E LE DIMISSIONI DI TORDERA

L’ultimo fatto di cronaca, ancora una volta una inchiesta giudiziaria, è piombato sulla Carispaq pochi mesi fa in seguito alle notizie emerse dall'inchiesta sulla maxi-truffa da 300 milioni di euro del “Madoff dei Parioli”, Gianfranco Lande, che ha messo in ginocchio vip e alta borghesia capitolina.  Secondo quanto emerso la Carispaq (in particolare la sua filiale romana) non avrebbe vigilato e controllato i flussi di denaro ed i conti intestati a Gianfranco Lande, mente della truffa.

Pochi giorni dopo il presidente della Carispaq, Rinaldo Tordera, dopo 12 anni, ha fatto fagotto e se n’è andato lasciando il timone della presidenza. Una notizia trapelata solo alcuni giorni dopo nel silenzio assoluto della banca. Secondo alcune versioni le dimissioni sarebbero scaturite da una azione disciplinare che il Cda della Cassa di risparmio della provincia dell'Aquila avrebbe notificato al direttore generale contestandogli l'omesso controllo sui conti della filiale romana (corso Vittorio Emanuele 299), intestati a Lande. «I vertici della Carispaq non potevano non sapere che, dietro tutti quegli ingenti spostamenti di denaro, ci fosse qualcosa di losco», ha commentato Lannutti in un intervento al Governo, «avrebbero dovuto quantomeno interrogarsi secondo la normativa antiriciclaggio e segnalare quei flussi sospetti all´autorità competente. Invece nulla è stato fatto». 

E la domanda amletica che chiude l’interrogazione del senatore lascia spazio ad altri dubbi «se è vero -come è emerso dalle indagini- che, dal 1994, sono transitati decine di milioni di euro di Lande dagli sportelli della Cassa di risparmio de L'Aquila, soldi poi spariti, come è possibile che nessuno dei politici lo abbia segnalato alla Banca D’Italia visto che la Carispaq godrebbe di ampie coperture politiche con rapporti che si stenderebbero fino ai vertici di Governo?»

Marirosa Barbieri 15/07/2011 9.20