L'INCHIESTA

Gli Ato abruzzesi fanno acqua da tutte le parti: anche di più con il commissario unico

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

50389

Gli Ato abruzzesi fanno acqua da tutte le parti: anche di più con il commissario unico

ABRUZZO. In un momento in cui si torna a parlare di risparmio, taglio di ospedali ed enti e dei costi della politica ecco come si amministrano gli Ato del servizio idrico integrato.

La giunta Chiodi vuole accorparli in uno solo «per eliminare gli sprechi»… e che sprechi. Ma forse basterebbe solo eliminare le scelte antieconomiche e gli amministratori incapaci. Perchè analizzando la situazione saltano fuori scelte inspiegabili, scellerate, clientelari. In una parola assurde. Il quadro emerge da un pregevole studio della associazione Codici svolto tra mille difficoltà e con i consueti bastoni tra le ruote. Difficoltà legate alla mancata trasparenza nell’era di Chiodi che purtroppo non è molto differente da quella del suo predecessore. Non solo carenza strutturale e violazione di norme che obbligano la pubblicazione di atti sul web ma nemmeno dopo formale sollecitazione sono giunte risposte.

Anche per questo lo studio finirà in procura e si spera possa fare ulteriore chiarezza sulla gestione pubblica, politicizzata e clientelare del servizio idrico integrato. Reati? Forse, ipotizza l'associazione. Responsabilità politiche e amministrative a palate. Responsabili? Zero. Di recente tra l’altro il ministro Raffaele Fitto ha impugnato la Legge Regionale 9 del 2011 avente per oggetto la riforma del Servizio idrico integrato, ma è solo un particolare. L’associazione Codici parla di «un arcipelago di inefficienze, omissioni, sperperi e favoritismi che geneticamente connotano la gestione degli Ato abruzzesi».

Non è questo uno studio datato che parla di gestioni passate, come le numerose e recenti inchieste giudiziarie su Ato e Aca ma della gestione commissariale affidata al già dirigente regionale Pierluigi Caputi, recentemente riconfermato dalla Regione Abruzzo. La gestione di Caputi, secondo Codici, proprio non va e sarebbe connotata da numerosi «ozi» tanto da «riuscire nell’arduo compito di rendere ancor più acute le criticità endemiche legate al business dell’acqua».

«In questa breve ricerca, l’associazione», ha detto il segretario provinciale Domenico Pettinari, «dopo aver denunciato alle autorità competenti il comportamento omissivo e la presunta culpa in vigilando del commissario, nonché una lunga serie di irregolarità amministrative e di inadempienze, vuole fare il punto sugli sperperi di denaro pubblico in materia di personale da parte degli Ato regionali».

ATO TERAMANO: 3 DIRIGENTI PER DUE IMPIEGATI

All’Ato Teramano a fronte dell’allontanamento di due precari dall’Ufficio tecnico, risultano operativi una Responsabile del Servizio finanziario (funzionario D3), un Segretario generale con una retribuzione annua lorda di 21.600,00 euro e due impiegati (uno addetto al centralino/segreteria e l’altro al protocollo). Al vertice della struttura vi è un Dirigente tecnico con mansioni di Direttore generale (figura non prevista dallo statuto dell’Ente), l’ingegnere Pasquale Calvarese che alla cifra di 66.228,68 euro lordi l’anno (18.521,52 di retribuzione tabellare, 12.444,84 di retribuzione di posizione, 12.000,00 di indennità ad personam, 15.262,32 di indennità di direzione e 8.000,00 di retribuzione di risultato autoattribuita) dirige una struttura che non c’è, in quanto l’Ufficio tecnico è stato smantellato con l’allontanamento dei precari. E’ insomma un ente in cui operano ben 3 dirigenti apicali, Commissario straordinario incluso, un funzionario e due soli impiegati.

ATO PESCARESE: 6MILA EURO DI AUMENTO PER LAVORARE MENO

L’Ato Pescarese presenta un situazione «ancora più paradossale». Dopo l’allontanamento di un precario e il licenziamento di 8 dipendenti assunti a tempo indeterminato (dopo l’inchiesta della procura di Pescara che ha coinvolto anche Giorgio D’Ambrosio), di dipendenti ne sono rimasti 5 (tutti amministrativi e di cui uno funzionario direttivo D3 con un supplemento retributivo di 3.000,00 euro annui di ad personam) a fronte di un Dirigente amministrativo (retribuzione di 30.000,00 euro annui lordi), di un Dirigente tecnico (l’ingegnere Alessandro Antonacci, con una retribuzione annua di 30.000,00 euro lordi erogati per dirigere un ufficio inesistente in quanto tutti i tecnici sono stati licenziati) e di un Segretario generale (il dottor Fabrizio Bernardini). Va sottolineato che rispetto alla passata gestione D’Ambrosio tutti i dirigenti dell’Ato Pescarese hanno goduto di un aumento retributivo di 6.000,00 euro annui ma hanno goduto di un minor numero di ore lavorative. Misteri della gestione commissariale.

ATO CHIETINO: UNICO DIPENDENTE E’ UN USCIERE (FORSE)

Ancora più misteriosa è la logica commissariale sull’Ato Chietino. Se a Pescara i 4 impiegati possono contare sull’ausilio di un funzionario e di 4 dirigenti (incluso il Commissario straordinario), l’unico dipendente che sembrerebbe operare presso l’Ato Chietino (il condizionale è d’obbligo in quanto il sito istituzionale dell’Ente è aggiornato al 2007), è un usciere. Senza dubbio un usciere di lusso se puo’ contare sul supporto di ben 4 figure dirigenziali: quella del Commissario straordinario, del Dirigente tecnico (un ufficio inesistente con a capo lo stesso Antonacci dell’Ato Pescarese con una retribuzione aggiuntiva di 21.600,00 euro annui) e di un Dirigente amministrativo con mansioni di Segretario generale (lo stesso Bernardini ).

ATO AQUILANO: TOP SECRET

Sull’Ato Aquilano regna una cappa impenetrabile, la stessa che aleggia sui restanti Ato in via di soppressione. «I siti istituzionali sono inattivi, l’Albo pretorio on-line e il sito dell’Ato unico non riportano informazioni», ha spiegato Giovanni D’Andrea, responsabile regionale di Codici, «mentre ad alcune precise domande in materia di assunzioni e di precari non abbiamo avuto risposte. Da una fonte anonima abbiamo appreso che a fronte di almeno 4 contratti di precari non rinnovati, è rimasto un solo dipendente attivo, inoltre l’Ato Aquilano conta su di un Segretario generale e, cosa decisamente anomala, su di un Dirigente amministrativo (o Direttore generale) assunto a tempo indeterminato. L’anomalia sarebbe nel fatto che nello statuto degli Ato regionali all’articolo 19 comma 2 viene espressamente vietata l’assunzione a tempo indeterminato di personale dirigenziale».

IL COMMISSARIO CAPUTI: SEGRETI IMPENETRABILI LE SUE RETRIBUZIONI (200MILA EURO?)

Infine il Commissario Pierluigi Caputi. Né tramite i siti istituzionali né tramite espresse richieste alla Regione Abruzzo e ai differenti Ato Codici è riuscita a sapere l’esatto ammontare dei suoi emolumenti.

Da una delibera dell’assessorato ai Lavori pubblici risulta che lo stipendio base del Commissario straordinario viene conteggiato al 50% degli emolumenti del sindaco del comune più grande dell’ambito di riferimento (quindi dalla somma degli emolumenti mensili dei sindaci delle quattro città capoluogo decurtati del 50% e moltiplicati per 12 mensilità) più una lunga serie di bonus integrativi. Da calcoli approssimativi fatti dall'associazione Codici risulta che lo stipendio commissariale dovrebbe aggirarsi sui 200.000 euro annui lordi.

«IL CONSULENTE LEGALE NON E’ UN AVVOCATO»

Naturalmente il commissario Caputi, nell’esercizio delle sue funzioni, ha ritenuto necessario dotarsi, nonostante il supporto gratuito dell’avvocatura regionale e il numero strabordante di dirigenti operanti presso gli Ato, di un apposito consulente legale in materia di acque, la dottoressa Sebastiana Parlavecchio («la quale da un controllo sui siti degli ordini degli avvocati non risulta», dice Codici), alla modica cifra di 36.000 euro lordi l’anno. Nel contratto di consulenza professionale la stessa Parlavecchio viene identificata come ''dottoressa laureata''. Non si fa cenno ad alcuna iscrizione all'albo a differenza di quanto emerge dal sito della Regione dove è segnalata con la qualifica ''avvocato''.  «Una consulenza di dubbia efficacia», commenta Pettinari, «alla luce delle innumerevoli controversie legali degli Ato regionali affidate dal commissario Caputi ad avvocati di sua stretta fiducia. Alla luce di questi dati e del disastroso impatto sociale causato dall’inefficienza, inefficacia e dispendiosità delle politiche regionali e commissariali in materia di acque – conclude Prttinari – chiediamo, a tutela degli interessi collettivi dei consumatori ed utenti al fine di ripristinare una erogazione del servizio pubblico secondo standard di qualità ed efficienza cosi come previsto dall’art. 2 del Codice del Consumo, le dimissioni del Commissario Caputi e dei Dirigenti che non hanno uffici e personale da coordinare anche perché la legge prevede che ogni dirigente deve avere almeno 3 dipendenti sotto di sè».

30/06/2011 12.21